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Test in classe: quali scegliere e perchè

Un test è una prova – scritta od orale – il cui scopo è attestare la presenza di un certo livello di conoscenze o competenze, ma anche di attitudini.Esso nasce in psicologia, dove viene utilizzato per analizzare (obiettivamente e con metodi standard) le differenze di reazioni psichiche in un gruppo di più individui, detto “campione di riferimento”. In tale ambito si parla di test reattivo, poiché mira a suscitare delle reazioni nelle persone osservate, di fronte a un certo stimolo.

I test scolastici

A scuola, invece, spesso si utilizzano test volti ad accertare le conoscenze teoriche dei discenti, con quiz a crocette. Le domande aperte, rare e che sostituiscono a volte l’interrogazione, sono invece indicate per attestare le competenze dell’alunno (es. rielaborazione testi e/o concetti). E tuttavia, c’è un’ampia gamma di test che spesso non vengono utilizzati: vediamone alcuni.

Requisiti

Innanzitutto, è bene ricordare che il test si basa sull’inferenza, ovvero su ragionamento e analisi che – partendo da risposte note – permettono di ricostruire dei processi da verificare.

Perché tale inferenza sia valida, tuttavia, il test deve soddisfare tre requisiti fondamentali:

– attendibilità: coerenza, nel senso che lo stesso test somministrato con le medesime modalità deve poter dare lo stesso risultato;

– sensibilità: deve però anche tener conto delle differenze individuali, e quindi non deve svantaggiare chi, tra gli alunni, non ha la caratteristica studiata;

– validità: ovvero il suo grado di accuratezza e la sua natura inequivocabile.

Il primo e l’ultimo costituiscono la validazione del test, ovvero il suo grado di efficacia.

Test di prestazione tipica e di prestazione massima

Al di fuori del contesto scolastico, ci sono diversi test atti a misurare diversi livelli di competenza/conoscenza/attitudine.

Parlando di attitudine, infatti, si può pensare ai test psico-attitudinali, che vengono pure utilizzati a scuola, ma in una fase di conoscenza iniziale degli alunni – o di orientamento finale alla professione: sono dei test di prestazione tipica, che valutano aspetti personologici e/o di atteggiamento).

I test cognitivi, invece (detti anche d’intelligenza generale), sono test di prestazione massima o di livello, poiché valutano il livello di competenze (di tipi cognitivo o esecutivo), e non le attitudini. Questi ultimi nascono in Francia, nel 1904 (ad opera di Alfred Binet)per individuare i bambini per cui era necessario attivare un percorso di educazione differenziale: valutano quindi il quoziente di intelligenza, utile anche per la creazione di classi con livelli cognitivi omogenei.

Quali test in classe?

I test si dividono in ulteriori tipologie, a seconda dell’obiettivo che si vuole raggiungere.I più comuni, a scuola, sono i test di profitto, che misurano il rendimento dell’alunno. È vero però che, in alcune situazioni (ad esempio per verificare cosa sia rimasto a un alunno al termine di un project work o di un progetto PCTO), si possono scegliere altri tipi di test. Tra questi, quelli criteriali: a differenza dei test di profitto, essi valutano le prestazioni di una persona mettendole a confronto con un dato livello di abilità o competenza stabilito a priori. Sono molto utilizzati anche per le certificazioni linguistiche, e quindi consigliati per alcune materie come, appunto, la lingua straniera. Sono invece meno appropriati per materie come l’educazione civica o l’IRC, poiché non permetterebbero al discente di elaborare dei concetti in maniera personale.

Un’altra sfera molto importante da testare, in classe, è quella del gioco di attrazioni o repulsioni spontanee che nascono tra gli alunni: per far ciò, e dunque accertare la struttura psico-sociale dei gruppi, si usano i test sociometrici.

Test proiettivi

Degni di nota, infine, sono dei tipi particolari di test che vengono utilizzati soprattutto in ambito clinico-psicologico, ma di cui si potrebbe avere un maggior utilizzo nella scuola -soprattutto dell’infanzia – perché permettono di capire il vissuto interiore del bambino, di modo che il docente possa adottare, di conseguenza, un atteggiamento consono con quest’ultimo.Si tratta dei test proiettivi, ovvero test reattivi psicologici di prestazione tipica: i più famosi sono quelli di Rorschach, che consistono nel sottoporre agli individui analizzati una serie di stimoli visivi volutamente ambigui (macchie di colore o d’inchiostro simmetriche) di modo che stimolino delle risposte diverse in ogni persona: risposte che sono sintomatiche delle loro paure, desideri, bisogni latenti.

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