Test accesso Medicina e Odontoiatria, identikit candidati e costi

di redazione
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Domani 3 settembre si svolgerà il test di accesso ai corsi di laurea di Medicina e Odontoiatria.

Skuola.net ha effettuato un’indagine,  alla vigilia del test, intervistando 1600 aspiranti matricole che si cimenteranno con l’accesso programmato, secondo cui circa la metà (51%) tenterà proprio di frequentare il corso di laurea magistrale in Medicina o in Odontoiatria (il test è comune).

Identikit candidati

Dall’indagine è venuto fuori l’identikit degli interessati.

Stando a quanto sostengono i diretti interessati, infatti, la molla che spinge quasi tutti a tentare una selezione così’ competitiva – passerà solo 1 candidato su 6 – è un’altra: per tre quarti di loro (75%) è la passione. Quasi irrilevanti le prospettive occupazionali (prioritarie per il 12%) e di guadagno (determinanti per l’8%). Su questo aspetto lo scarto con altre facoltà a numero chiuso è evidente: prendendo in considerazione l’intero campione – che comprende anche chi si cimenterà con le altre prove d’accesso nazionali – il peso della passione si ferma al 66%, rimontata dalla dimensione lavorativa (15%).

Il test, ricorda Skuola.net, presenta un ulteriore spauracchio (oltre alle basse possibilità di farcela): la nuova struttura del quiz. Il Miur, infatti, ha deciso di mettere mano alle domande contenute nel questionario: meno quesiti di logica e più domande di cultura generale. Una circostanza che spaventa non poco gli studenti. Per il 64% degli iscritti, infatti, la prova si preannuncia più complicata rispetto al passato; per il 19% non cambierà granché, sarà comunque difficile; solo il 17% accoglie la novità favorevolmente. Nel recente passato, infatti, il ruolo della cultura generale era “simbolico”, solo 2 quesiti su 60. Il che permetteva di tralasciare o quasi lo studio nozionistico e sterminato di questa disciplina a favore di quelle caratterizzanti come matematica, fisica, chimica, biologia e logica. Materia, quest’ultima – temuta perché di fatto non codificata in un insegnamento scolastico come le altre – che comunque va studiata, non essendo stata eliminata del tutto.

Ma gli aspiranti medici (o odontoiatri) sono tipi determinati, difficilmente si lasciano scoraggiare: l’importante è arrivare all’obiettivo. Per questo la maggior parte di loro ha iniziato a prepararsi per il grande giorno con largo anticipo: il 30% da almeno due mesi, il 14% da oltre quattro mesi, il 31% già all’inizio del 2019 aveva messo nel mirino i quiz. In che modo si sono preparati? Soprattutto con libri specifici (43%). In alternativa, ci si è affidati alle simulazioni online (16%) o ai corsi di preparazione (12%). In tanti però – circa 1 su 5 – per non lasciare nulla al caso e tentare di aumentare le chance di successo, hanno usato tutti gli strumenti appena elencati. Meglio abbondare.

Costi

Un impegno che, per loro, è stato mentale. Ma che per loro famiglie si è tradotto in un notevole sacrificio economico: in oltre 1 caso su 4 si è sfondata quota 500 euro, l’11% ha contenuto la spesa tra i 300 e i 500 euro, il 28% è riuscita a stare nell’arco dei 100-300 euro, il 33% ce l’ha fatta a non andare oltre i 100 euro. Anche per questo, se non dovessero farcela, i ragazzi venderanno cara la pelle: più di 8 su 10 si dicono pronti a fare ricorso qualora riscontrassero irregolarità nello svolgimento delle prove (il 42% si attiverebbe al minimo sospetto). Pure qui, unendo ai futuri medici (o aspiranti tali) il resto della truppa che parteciperà alle prove d’accesso nazionali, le cifre cambiano e si sgonfiano: in media, il 42% è rimasto entro i 100 euro e solamente il 20% ha oltrepassato i 500 euro.

Quanto ai corsi di preparazione:  Gran parte degli atenei – come Milano, Padova, Parma – hanno effettivamente offerto corsi frontali gratuiti. Altre, però, hanno previsto il pagamento di una somma più o meno ingente: a Salerno, ad esempio, la richiesta era di 200 euro per 120 ore di lezione; alla Federico II di Napoli di 130 euro per 100 ore di lezione; a Siena 79 ore di corso erano quotate 400 euro. Meno comunque di quanto avvenuto nella piemontese “Avogadro”, dove per 76 ore di lezione l’esborso ha toccato la cifra di 900 euro. Non abbiamo modo di sapere se le università ci abbiamo guadagnato o rimesso, ma di certo anche qui non è semplice spiegare allo studente medio la differenza di trattamento.

Ai costi per la preparazione bisogna aggiungere quelli relativi all’iscrizione al test:

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