La terza rivoluzione industriale parte dalle stampanti in 3D in dotazione scuole. In Italia?

di redazione
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red – Giorno 22 ci siamo occupati di Obama e della sua campagna di formazione, in 10 anni, di 100mila docenti che puntino ad una rivoluzione degli insegnamenti nelle scuole per trasformare gli studenti da consumatori a produttori, perché siano da traino per una nuova, la terza, rivoluzione industriale.

red – Giorno 22 ci siamo occupati di Obama e della sua campagna di formazione, in 10 anni, di 100mila docenti che puntino ad una rivoluzione degli insegnamenti nelle scuole per trasformare gli studenti da consumatori a produttori, perché siano da traino per una nuova, la terza, rivoluzione industriale.

Il programma nasce sotto l’egida dello slogan "all-hands-on-deck", "tutte le mani sul ponte", e vuole trasformare le nuove generazioni in "generazioni del fare" per trascinare gli USA in una grande rivoluzione scientifica e tecnologica.

Rivoluzione che parte dalle stampanti in 3D, le quali sono state oggetto di un programma, il "MakerBot Academy", che prevede la consegna di una stampante 3D a tutte le scuole degli Stati Uniti con l’obiettivo di permetter alle nuove generazioni di conoscere e approfondire le potenzialità di questa tecnologia.

Perché la stampante 3D?

La stampa 3D permette di ottenere una riproduzione reale di un modello 3D, che emula molto da vicino l’aspetto e le funzionalità dei prototipi, realizzato con un software (ad esempio Cabri 3D).

Adesso vi starete chiedendo: che c’entra la stampante 3D con la nuova rivoluzione industriale e le scuole?

La stampa 3D consente, infatti, di rivoluzionare il processo industriale, costruendo tante macchine per produrre molteplici esemplari di un solo tipo di oggetto. Quella che è stata definita dall’Economist, la terza rivoluzione industriale. E il punto di partenza di tutto è la scuola che dovrà formare le future generazioni ad essere in grado di creare e produrre. Sarà la rivoluzione della creatività e della tecnologia spinta.

Per questo bisognerà formare i docenti, dice Obama.

Ed in Italia?

Eppur si muove, sebbene in sordina. Le nostre scuole sono ancora in lotta per avere una lavagna multimediale in ogni classe (oggetto ormai superato), in un turbinio di innovazioni che costringono ad un continuo aggiornamento e mutamento di prospettive, che già ci troviamo davanti ad un novità.

A raccogliere la sfida un progetto nato in Germania, ma che ha la testa in Italia, che ha lanciato una piattaforma per raccogliere finanziamenti per avviare  progetti didattici, preferibilmente innovativi, sulla scorta di quel "100Kin10" sponsorizzato da Obama che ha già raccolto 150 fondazioni, aziende ed altre realtà che stanno scommettendo sulla terza rivoluzione industriale.

Tra i progetti avviati, proprio la stampante in 3D nelle scuole. Ma da noi manca ancora, oltre alla cultura, anche una sponsorizzazione, magari da parte del Presidente del Consiglio o del Ministro dell’istruzione, oppure dal segretario e rottamatore Renzi, che tanta attenzione ha nei confronti dell’innovazione.

Nel frattempo, è già stato avviato un progetto, presso il Liceo Scientifico Malpighi di Bologna, si tratta del  [email protected] Anche a Ferrara si muove qualcosa, al Roiti, dove, avvertono da SchoolRaising, si sono racconti circa 400 euro e la stampante in 3D costa circa 1.500.

Se volete dare un’occhiata al sito cliccate Schoolraising.it

La stampante in 3D presentata da Piero Angela

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