Tempo di lockdown nel mondo scuola. Lettera

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Inviata da Antonia Tordella – Ho riflettuto in questo periodo di reclusione forzata e non desiderata sull’opportunità e la modalita’ di organizzare una didattica a distanza per una scuola efficace e presente.

Prima di tutto è chiaro che ogni segmento scolastico deve avere una specifica caratteristica di “approccio formativo” a distanza, poi, i docenti di quale competenza sono in possesso?  E’ vero che in questi ultimi anni si è parlato molto del Piano Nazionale della Scuola Digitale (PNSD), ma a che punto siamo? Sono in ruolo molti docenti che hanno sostenuto la prova di informatica negli ultimi concorsi, riservati o meno, concorsi che hanno promosso l’inserimento di docenti preparati anche per la sfida della Scuola digitale.

Nei  luoghi scolastici (es. le aule) però non sono sempre presenti strumenti digitali adeguati reti prestanti oppure non ve ne sono proprio.  L’uso delle Tic non è diffuso in maniera omogenea e parecchie realtà scolastiche, pur essendo dotate di Lim, pc, tablet non praticano una didattica all’avanguardia, come ci richiede questo momento storico- sociale, anche in questo si rivelala denuncia dello scollamento della scuola con la realtà.
Non pensiamo poi alle difficoltà della scuola di base e soprattutto quelle relative alla scuola dell’infanzia! Come si organizza tale scuola per assolvere agli obiettivi nell’anno scolastico interrotto nella presenza.  Le maestre hanno disponibilità di strumenti con cui proporre i loro interventi didattico e formativi?

E le famiglie li possiedono? La realtà sociale Italiana è ricca di squilibri reddituali che non rendono omogenea la tipologia di possesso della strumentazione tecnologica, così come è disomogenea la presenza di una linea internet veloce e stabile.
Allora come superare questo periodo emotivamente, socialmente personalmente ed economicamente?
I docenti disorientati sono stati spinti dai Dirigenti a seguire e improvvisare interventi didattici a distanza non sempre facili, nè improvvisabili dall’oggi al domani, perché, magari, mai sperimentati ed utilizzati nella pratica didattica. Solo i più giovani, coloro che per diversi motivi hanno sviluppato conoscenze e competenze per passione, curiosità o necessità, si sono sprovati da subito in produzione di videolezioni, lunghe ed estenuanti, sia per i docenti che per gli alunni.  Talvolta il caricamento del video prodotto in modalità asincrona, richiede più tempo che l’averlo realizzato! E poi? dispense, sintesi, mappe… sono state riversate su piattaforme preesistenti, gestite a livello personale, ossia del singolo docente.

Ma non tutti i docenti sono così scaltri e pronti per provare questa modalità nuova, innovativa, è più giusto dire, del fare scuola.
Non è facile riconvertire una didattica “faccia a faccia” in una didattica digitale a distanza.  La diffidenza con i nuovi mezzi tecnologici, la novità di realizzare video con lezioni non interattive, ma digitali, personalizzanti, non riescono a dare la percezione vivida come la lezione in aula, non riescono a dare quell’emozione, quella tendenza naturale alla relazione, all’empatia e quella dimensione del confronto che rende unica la situazione / fenomeno dell’insegnamento-apprendimento.

La relazione è fondamentale nel circuito dell’istruzione e educazione, anche se è necessaria un’altra dimensione che è propria dello studiare, perché l’incontro con lo studio richiede concentrazione e riflessione individuale, per ottenere un buon livello di
comprensione e rielaborazione personale. In questo tempo orientato alla velocità di tutte le azioni, di tutti i comportamenti umani, la riflessione, il tempo lento è qualcosa di incomprensibile, è quasi impraticabile e ci infastidisce…
Eppure ci siamo fermati.

Ora è decisivo recuperare il senso dell’uomo che è dentro di noi. Essere vigili, rispettare le norme indicate per una corretta procedura sanitaria destinata alla distanza fra noi, per sconfiggere un nemico invisibile e decisamente nocivo per l’uomo.
Stiamo sperimentando un periodo mai vissuto in precedenza, né dai giovani né dai meno giovani. Occorre recuperare il senso delle cose. Questo periodo ci offre l’opportunità di comprendere. Comprendere il senso. Comprendere il significato. Comprendere che siamo umani vulnerabili. Comprendere la vita e il suo valore. Comprendere le cose essenziali. Comprendere e praticare l’empatia anche se a distanza. Riconquistare i valori delle cose. Riscoprire il valore della solidarietà.

E la scuola cosa può fare?
La scuola ci ha provato ed ha reagito. In 24 ore ha iniziato ad organizzarsi per non lasciare nessuno solo. Ha sfruttato tutti i canali e le possibilità per continuare il proprio ruolo di accompagnamento e sostegno agli alunni, dall’Infanzia all’Università. Con consapevolezza e senso del dovere. Con etica professionale. Perché “La scuola è vita” come dice da tempo Dewey. Vita significa sperimentare, fare esperienza. La scuola come vespaio di relazioni, di preparazione e tirocinio alla vita futura.
Usare gli strumenti, i contenuti, i saperi disciplinari di millenni di conoscenza per dare senso all’oggi… ma da remoto!
Pensiamo alla letteratura, alla scienza, alla filosofia, alla storia non come un tema da svolgere, un’interrogazione da sostenere, un test da produrre, ma come un tesoro, un forziere a cui attingere, come l’immenso patrimonio di possibilità e di senso, utile per la comprensione dell’oggi.
Ci siamo fermati.
Ma siamo vivi.
Il docente deve consentire e guidare gli allievi a seguire l’obiettivo di “senso”, Il significato della conoscenza, è qui il valore del suo essere formatore ed educatore.

In questo periodo è emerso fortemente questo aspetto della funzione docente che ha dato risalto al suo ruolo sociale e mostrato quanto esso sia essenziale per le future generazioni.
Non sembra azzardato dire che si è verificato un riscatto sociale della sua funzione, anche da parte delle famiglie più scettiche.
La complessità del momento si è riversata anche sull’impegno lavorativo del docente, che è più complicato e richiede responsabilità, non più connotato dal tempo orario stabilito dall’istituto o contrattualmente.
La  selezione dei materiali, il dare senso e significato ai contenuti, la produzione di video lezioni ed altri materiali, parallelamente alla formazione personale sull’uso di piattaforme o sistemi digitali per poter dialogare con le varie classi, la solitudine di fronte alla tecnologia, il fare rete tra colleghi per gestire la rete… tutto questo è stato attuato per consentire ai giovani di oggi di orientarsi, di confrontarsi e proiettarsi verso la vita futura come cittadino consapevole… dare loro l’opportunità di realizzarsi.

Occorre ora fare una didattica a distanza, ma che sia una distanza proiettata alla costruzione di una futura vicinanza di cittadini e di esseri umani  capaci di diffondere valori positivi e utili, direi essenziali, abbandonando la confusione veicolata da falsi valori e inutili cianfrusaglie dovuti allo stimolo corruttivo del consumo.

Questa esperienza ci permette di riscoprire come è bello essere presenti a scuola, con la noia, la paura, il timore del compito, dell’interrogazione, con i confronti vivaci tra ragazzi, le loro richieste di fare o non fare certe cose… Il rapporto tra pari, la relazione tra persone, questo è il valore della formazione, la guida, la fiducia nel fare routinariamente certe cose.

La circolarità di un orario… la ripetitività che dà sicurezza, il senso compiuto alle nostre azioni e ai comportamenti.
Quanto mancano queste cose! I ragazzi lo ripetono continuamente.
Tutto sospeso.

Il docente  alle prese con strumenti talvolta ostili o sconosciuti, alunni reclusi a casa, annoiati, impauriti, incerti…  le famiglie preoccupate da notizie o in preda a pensieri di vario genere, chiusi nell’attesa di ricevere notizie positive e riprendere una vita normale.
Un’atmosfera che crea un senso di disorientamento molto complesso, che ognuno vive nella propria intimità, nel proprio spazio vitale.

Cercheremo tutti insieme di superare l’incertezza, la precarietà di questi tempi sottoposti a comportamenti inusuali e fuori dal comune per i tempi complessi e contemporanei. Questo stop deve servire a farci recuperare il senso di noi e a farci recuperare la vera essenza dell’essere uomo nel 2020, la nostra umanità.

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