Tempi difficili per la scuola ma il processo formativo continua: imparare divertendosi

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Nei giorni scorsi, è stato pubblicato on line, dall’INAIL, il dossier sulla scuola 2020 con delle iniziative molto interessanti che spaziano dai temi sulla salute a quelli sulla sicurezza a scuola, attraverso progetti formativi per studenti e docenti realizzati dalle strutture regionali e centrali dell’Inail.

L’irruenza del Covid 19 ha forse un solo merito, quello di aver portato a galla la scuola che era stata sepolta negli abissi dell’oceano e che oggi è diventata oggetto di interesse di tutti, al punto che a parlarne si destreggiano anche coloro che molto probabilmente la scuola non l’hanno mai vissuta.

Una scuola che da tempo presentava tutti i sintomi di un malessere generale e che paradossalmente il “nemico invisibile” ha fatto esplodere.

Scuola sì scuola no

La tempesta che si sta abbattendo sulla scuola sembra non volersi placare, il rapido diffondersi dei contagi da coronavirus ha indotto la sospensione delle lezioni in presenza in molte regioni anche per gli ordini inferiori.

La spaccatura che si è creata fra gli esperti chiamati in causa, vede scendere in campo chi grida e condanna la chiusura delle scuole considerandola come una tragedia nefasta per gli studenti e sull’altro fronte, chi ritiene che sia giusto tenere le scuole chiuse per tutelare la salute di studenti, docenti e personale scolastico.

La didattica in presenza è stata sostituita dalla DID Didattica Digitale Integrata che mentre lo scorso anno era inneggiata, ora da qualcuno sembra essere quasi bannata.

Difficile affermare che la didattica a distanza piaccia ai docenti e agli studenti ma in un simile contesto rappresenta l’alternativa, del resto gli stessi processi di inclusione e socializzazione sono stati minati dai vincoli imposti dal Covid, e in quella classe dove la didattica si svolgeva tra scambi di sorrisi, abbracci, disappunti, confidenze, suggerimenti, oggi, quella stessa classe, è stata sostituita da un insieme quasi anonimo, bardato e compito.

Avviene così che nelle aule virtuali si ripristino certe libertà mancate, la socializzazione avviene in web e ai sorrisi ritrovati si mescola un nuovo modo di far didattica, un mondo digitale che paradossalmente avvicina ancor più docenti e studenti.

Imparare divertendosi

Tra i progetti presenti nel dossier sulla scuola dall’Inail, vi è quello presentato dalla Direzione regionale Inail Puglia “Gli scacciarischi e le olimpiadi della prevenzione, che già lo scorso anno raccolse l’adesione di molti studenti.

Si tratta di un videogioco, destinato agli studenti di ogni ordine e grado e ai docenti, disponibile per pc, smartphone e tablet, alterna livelli di gioco a quiz legati ai contenuti della prevenzione, che, l’enciclopedia della sicurezza (disponibile sul sito www.scacciarischi.it), e contiene un percorso formativo e informativo sui rischi presenti a casa, a scuola e negli ambienti di lavoro (cantieri edili).

Gli studenti, una volta registrati con la loro scuola sul portale dedicato, possono allenarsi nel gioco e acquisire nuove conoscenze, per partecipare, a fine anno scolastico, alle Olimpiadi della prevenzione, nelle quali gareggiare contro altri studenti e vincere un premio in denaro da destinare al miglioramento delle condizioni di sicurezza degli edifici scolastici. Gli obiettivi prefissati sono quelli di promuovere la cultura della salute e della sicurezza nelle scuole, informando e sensibilizzando gli studenti attraverso un mezzo di comunicazione ludico e di intrattenimento.

Indubbiamente la tecnica di “imparare divertendosi” risulta essere un metodo infallibile e prende piede sempre più il digital game based learning, l’uso cioè di giochi o videogiochi con fini educativi.

Ci sono ad esempio videogiochi che affrontano tematiche che sovente alimentano i dibattiti nelle scuole, come ad esempio il bullismo, i concetti di integrazione, inclusione, ed altri invece che sono oggetti di studio di discipline come la matematica, le lingue straniere, la storia, la grammatica. Un modo quindi per rendere gli studenti interpreti e protagonisti essi stessi del processo di apprendimento, attraverso la full immersion in scenari che difficilmente potrebbero riprodursi nella realtà.

Tutto ciò avviene proprio in un momento in cui gli studenti stanno prendendo parte alle classi virtuali e studiano in Dad. Alla stessa va riconosciuto il merito nonostante le sue defaillances, di aver avviato una trasformazione sul modo di far didattica ed avvicinato ancor più la vecchia generazione di docenti (scevra di competenze informatiche e in qualche modo ancora ancorata al metodo tradizionale e accademico di far lezione) al mondo dei “nativi digitali”.

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