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Temi sensibili: come affrontarli quando si hanno in classe alunni con storie di adozione? In allegato un progetto interculturale

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Alcuni degli argomenti e delle attività che si svolgono usualmente a scuola richiedono di essere affrontati con particolare cautela e sensibilità quando si hanno in classe alunni e alunne con una storia di adozione (nazionale o internazionale). Quelle che seguono sono alcune indicazioni di massima, da adattare alle realtà delle classi.

L’approccio alla storia personale: l’accoglienza, i progetti, le identità

Accogliere un bambino adottato – così recita, infatti, con ogni ottima intuizione il documento allegato alle “Linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio delle alunne e degli alunni che sono stati adottati – 2023” (prot.AOOGABMI n.5 del 28.03.2023) documento al quale, più volte, stiamo facendo riferimento, per non dimenticarci dell’importanza di una conoscenza adeguata non solo delle norme ma anche dei numerosi suggerimenti operativi che le stesse forniscono – significa fondamentalmente accogliere la sua storia: dare spazio per narrarla, acquisire strumenti per ascoltarla, trovare e costruire dispositivi idonei a darle voce e significato. È quindi molto importante, nei diversi gradi di scuola, non sottovalutare tutti quei momenti che hanno a che fare direttamente con un pensiero storico su di sé (progetti sulla nascita, sulla storia personale e famigliare, sulla raccolta dei dati che permettono una storicizzazione).

Le proposte didattiche

Le proposte didattiche veicolate dai libri di testo non considerano le tante diversità presenti nelle classi, proponendo attività pensate solo per gli alunni che sono cresciuti con la famiglia biologica. I progetti in questione vanno pertanto adattati per far sì che tutti se ne possano avvalere, mentre sono da evitare proposte che portino a una differenziazione degli alunni (per la classe uno strumento e per gli alunni che sono stati adottati un altro). Prima di attivare questi progetti è opportuno parlarne con la famiglia. Ogni bambino può essere portatore di storie o esigenze diverse, solo l’ascolto dei bambini, delle bambine e delle loro famiglie può chiarire come meglio comportarsi e quale può essere il momento migliore per proporre queste attività, ben sapendo che possono mancare ai bambini dati sulla propria storia pregressa, motivazioni per la scelta di un nome, fotografie di un passato che può anche essere doloroso.

Famiglie di oggi con storie differenti: la dimensione affettiva prioritariamente

Quando a scuola si parla di famiglia si tende a riferirsi ad una coppia con uno o più figli biologici, anche se la realtà attuale è mutata e nelle classi sono presenti molti alunni e alunne che vivono in famiglie con storie differenti. L’integrazione e il benessere di tutti questi alunni saranno facilitati se la scuola saprà promuovere un’educazione ai rapporti familiari fondata sulla dimensione affettiva e progettuale, creando occasioni per parlare in classe della famiglia di oggi e della sua funzione, intesa come capacità di saper vicendevolmente assolvere ai bisogni fondamentali delle persone (fisiologici, di sicurezza, di appartenenza e di amore, di stima e di autorealizzazione).

Progetti di intercultura

“Un’educazione alla valorizzazione delle differenze culturali e alla pluralità di appartenenze che connota ciascuno è fondamentale per ogni alunno e certamente lo è per gli alunni che sono stati adottati. Va tuttavia ricordato – si legge nel documento allegato alle “Linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio delle alunne e degli alunni che sono stati adottati – 2023” (prot.AOOGABMI n.5 del 28.03.2023) – che, quando si affronta in classe questo tema, bisogna fare attenzione a non innescare, proprio negli alunni con una storia di adozione, percezioni di estraneità riportando la loro appartenenza, se adottati internazionalmente o nati all’estero, ad una cultura che forse non gli appartiene realmente, o che non gli appartiene come ci si aspetterebbe.

I ricordi pre-adozione: i progetti interculturali

Chi ha storie di lunga istituzionalizzazione ha un’esperienza del proprio Paese di origine molto particolare, come anche chi è stato adottato in giovanissima età può non avere ricordi coscienti di dove è nato e vissuto solo pochi mesi. Certamente bisogna non assimilare le necessità degli alunni adottati internazionalmente a quelle degli alunni con vissuti migratori. È dunque opportuno, in progetti interculturali attuati in classe, non
porre l’alunno/l’alunna al centro dell’attenzione con domande dirette, ma piuttosto creare condizioni facilitanti affinché egli/ella si senta libero/a di esporsi in prima persona se e quando lo desidera.
Bisogna tener presente che chi è stato adottato ed è nato all’estero può avere un’accentuata ambivalenza nei confronti del Paese d’origine e della propria storia preadottiva, con alternanza di fasi di identificazione e di rifiuto che vanno rispettate. Per le stesse ragioni è necessario procedere con cautela nel proporre interventi riferiti al Paese d’origine dell’alunno adottato consultando, soprattutto nella primaria, preventivamente i genitori e chiedendo eventualmente la loro collaborazione. I bambini e le bambine con una storia di adozione e con origini etniche diverse da quelle dei genitori, infatti, sono inseriti non solo in una classe, ma anche in una famiglia multiculturale, che può trattare in modo diverso il loro precoce patrimonio esperienziale. Del Paese di nascita dell’alunno sarà opportuno, naturalmente, sottolineare le caratteristiche che costituiscono un arricchimento per la cultura dell’umanità, facendo attenzione ad aspetti che potrebbero veicolarne un’immagine negativa e stereotipata.

Libri di testo

Ricerche sui libri di testo più usati nella primaria e sulle antologie di scuola secondaria di primo grado rivelano che l’adozione non vi è quasi mai citata, e anche altre differenze presenti nella nostra società non trovano ancora adeguate rappresentazioni nei testi o nelle immagini. La famiglia di cui si parla è quasi esclusivamente quella biologica, senza riferimento alla possibilità di adozioni. le illustrazioni raffigurano figli e genitori con gli stessi tratti somatici, i bambini somaticamente differenti sono assai meno presenti nei libri che nelle classi, e spesso con sottolineature che non corrispondono alla realtà. Nelle pagine dei testi della primaria che trattano la storia personale compaiono ancora domande a cui i bambini che sono stati adottati non possono rispondere (“quanto pesavi alla nascita?”) o richieste che non possono soddisfare (“porta una foto o un oggetto di quand’eri neonato”). Si suggerisce pertanto, in occasione della scelta dei libri di testo, di prestare attenzione anche a questi contenuti. Il libro di testo è rivolto a tutti i bambini e le bambine e per entrare in comunicazione con loro deve trattare argomenti che appartengano alla loro esperienza. Sono pertanto da preferire testi in cui possano tutti e tutte rispecchiarsi, in cui anche la famiglia adottiva sia visibile come una delle tante realtà del mondo in cui i bambini vivono.

Il Progetto Intercultura

Il Progetto Intercultura dell’Istituto Comprensivo Giuseppe Lombardo Radice di Siracusa, ad esempio, nasce per gestire la presenza di alunni stranieri e dare delle risposte operative concrete per la messa in atto di percorsi che conducano alla loro integrazione, al successo scolastico e formativo. L’obiettivo di questo progetto è quello di creare un clima positivo e sereno in una scuola che accolga tutti e che aiuti i propri alunni a sviluppare conoscenze, atteggiamenti e abilità importanti per vivere in una società multietnica e multiculturale. Il progetto – dell’IC G: Lombardo Radice diretto brillantemente dal DS Alessandra Servito – si articola sui due assi, dell’intercultura e dell’integrazione (accoglienza e italiano L2). I destinatari delle attività di italiano L2 sono gli studenti non italofoni, i destinatari dei percorsi di intercultura sono tutti gli studenti dell’istituto, quindi non solo gli stranieri e non solo gli studenti italiani che hanno compagni di classe stranieri.

Progetto intercultura

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