Telecamere in classe, il Senato le boccia: rischio visioni distorte

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“La VII Commissione del Senato ha bocciato il disegno di legge n.2574 che era stato approvato dalla Camera, il 19 ottobre 2016, in un testo unificato. Il Ddl è stato bloccato dalla Commissione Istruzione e Beni Culturali del Senato con parere contrario, quindi niente telecamere nelle scuole per legge.”

Infatti, tale disegno di legge contiene tutte le misure atte ad impedire l’insorgere di comportamenti lesivi, abusi e maltrattamenti sia fisici che psicologici, nei confronti di bambini che frequentano asili nido e scuole dell’infanzia, tramite l’uso di telecamere installate all’interno delle scuole, aule comprese. Dopo aver vagliato il disegno di legge, la Commissione ha ritenuto che il provvedimento di installare telecamere all’interno delle scuole sia dettato dalla necessità di dare immediatamente risposte a recenti episodi di violenza sui bambini. La legge invero deve riflettere bene sui fatti, altrimenti c’è il rischio che la stessa risulti disorganica, ovvero che rechi visioni distorte dei reali problemi in quanto ispirate all’emozione e all’emergenza momentanea”.”

Come non condividere la decisione del Senato che richiama il legislatore ad agire con giudizio, e non sulla scia della fretta e dell’emotività, in un settore assai delicato che vedrebbe per giunta leso anche l’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori che impedisce il controllo a distanza dei prestatori d’opera attraverso l’uso di tecnologie? Molte sono le ragioni per cui ci siamo espressi contro l’uso di telecamere a scuola, ma oggi prenderemo in esame un caso pratico e recente che tutti possiamo analizzare con cognizione di causa.

Quella dei maltrattamenti a scuola sembra essere la storia infinita che non muta copione nemmeno dopo essere stata oggetto di plurime attenzioni da parte della TV, della carta stampata e dei siti web d’informazione. L’unica cosa certa sono i colpevoli: le maestre. Poco importa se hanno sempre più di 55 anni di età e oltre 30 anni di servizio; se il loro lavoro è finalmente riconosciuto come usurante al punto da poter fruire dell’Ape social; se diventano “cattive” nel corso della loro “carriera professionale” non essendolo sempre state per “indole perversa”. La sentenza emessa nei loro confronti è di colpevolezza prima ancora di leggere l’articolo di cronaca e di visionare il filmato che la procura mette gentilmente a disposizione del circo mediatico prima ancora di trasmetterlo alle indagate. Perciò nessuno scandalo se il trafiletto riporta violenze e nefandezze che non si trovano nel “trailer” assemblato dagli inquirenti. Ciò che importa è la caccia alle streghe, mentre età, anzianità di servizio, appartenenza a scuola pubblica o privata delle maestre non vengono nemmeno più considerate. Il tribunale popolare infine emette la condanna senza appello nei talk-show televisivi di turno dando sfogo al solito giustizialismo forcaiolo che prevede il rogo per le “fattucchiere” di turno. Ma tutto questo potrebbe sembrare frutto dell’immaginazione di chi scrive, se non venisse dimostrato. Prenderemo pertanto in esame l’ultimo episodio avvenuto a Crotone il 14 dicembre u.s. leggendo il relativo articolo e valutando il video abbinato per poi interrogarci sui fatti (http://www.repubblica.it/cronaca/2017/12/14/news/cosenza_violenza_su_bambini_maestre_allontanate_scuola-184117146/).

Cominciamo con l’elencare quello che di negativo si vede nel filmato poiché il sonoro non è disponibile: una maestra che tiene in mano un righello col quale mima pacche simboliche sulle terga dei bambini; tirate d’orecchie per indurre i bimbi a sedersi; strattonamenti energici. L’articolo parla invece di botte col righello, brutali strattoni, pizzicotti (dove?) riferendo inoltre un particolare accanimento – tutto da dimostrare – nei confronti di bimbi figli di migranti e rifugiati. Stando a quando riportato nel trafiletto, che è peraltro assai povero di indicazioni fondamentali come l’età e l’anzianità di servizio delle maestre, si dice che il trailer messo a punto è il frutto di “soli” 15 giorni di videoregistrazioni nascoste. Tuttavia, secondo i giudici, gli episodi registrati sono sufficienti a far decretare al giudice di turno una sospensione (6 mesi) fino al termine dell’anno scolastico in corso. I fotogrammi invero durano pochi secondi e sono certamente frutto di un’accurata selezione delle immagini più “crude”, se tali si possono definire. Verrebbe proprio da dire che non abbiamo visto lo stesso film dell’autore dell’articolo.

Appaiono inoltre del tutto evidenti le esagerazioni del giornalista poiché non si vedono botte di sorta nei filmati ed il pericoloso righello non è certamente utilizzato come una mannaia come ci vuol far credere questo autore di gialli in erba, bensì come “prolunga” del braccio della maestra che, a causa dell’età e della sua condizione fisica di evidente sovrappeso, farebbe fatica a chinarsi ed esortare il bambino con un buffetto sul sedere. Si tralasciano invece le note positive, pur evidenti, come le carezze, i baci e gli incoraggiamenti ai bambini.

C’è ora da chiedersi se per “misfatti” di questa portata c’è davvero il bisogno di ricorrere alle costose indagini dell’Autorità Giudiziaria (che vedremmo meglio impegnata in altri ambiti come la criminalità organizzata o altro) o se non sarebbe potuto bastare un semplice intervento del dirigente scolastico. Conviene davvero alimentare il circo massmediatico inventando di sana pianta o esasperando notizie di cronaca? Cui prodest? Sicuramente non ci guadagna la categoria professionale delle maestre, né coloro che finiscono nel tritacarne di una giustizia notoriamente lenta, farraginosa e costosa che nulla sa di scuola, né di insegnamento o di educazione. Ma nemmeno giova alle famiglie o ai bambini che si vedono costretti a cambiare maestre per fatti inesistenti o banali quando, magari, in casa vivono ben altri traumi.

Dobbiamo davvero stilare per le maestre una lista nera ed una bianca specificando tutto ciò che si può, o meno, fare per educare i bambini, ben sapendo che il rapporto coi più piccoli deve essere, almeno in parte, necessariamente fisico? Un rapporto che non può mai essere di uno a uno e soprattutto che si presterebbe a interpretazioni soggettive per giunta di poliziotti o carabinieri che nulla sanno di educazione, insegnamento o sostegno. Non è forse preferibile affidarci con fiducia a maestre che, meglio di tutte, sanno come regolarsi con schiere di bambini di diverse educazione (e maleducazione), etnie, estrazione sociale e salute? Non dovremmo piuttosto affidarci a un dirigente scolastico che finalmente eserciti la sua funzione di supervisore come responsabile dell’incolumità dell’utenza? Non è tutto questo assai meglio che affidarsi a telecamere nascoste con le quali consentire all’Autorità Giudiziaria la “pesca a strascico”, consegnandoci a giudici e inquirenti che nulla sanno di scuola ed educazione e spesso sono in disaccordo tra di loro? Non è davvero meglio che credere alle denunce dei 2-3 soliti genitori, magari organizzati nel solito gruppo Whatsapp e schiacciati da sensi di colpa (perché a lavoro o separati), che stentando a educare il loro figlio spesso unico, viziato e prepotente gettano la colpa sul docente? Conviene affidarsi ad avvocati senza scrupoli in cerca di clienti creduloni cui prospettano risarcimenti improbabili e da capogiro?

Potremmo anche ribaltare il discorso e chiederci chi sono quelle pie donne che per 1.500 euro al mese si “spupazzano” in splendida autonomia 25 dei nostri bambini per otto ore al giorno, sei giorni alla settimana, 11 mesi all’anno, quando noi facciamo una fatica indicibile a seguirne uno o due a casa per pochi minuti, con risultati sui quali è spesso assai meglio sorvolare. Ma il discorso richiederebbe troppo spazio. A noi basti riconoscere che dovremmo ringraziare le maestre dei nostri figli, manifestare loro riconoscenza e tenercele ben strette.

Per una volta, diciamocelo, il Senato ci ha fatto un bel regalo di Natale al quale non mi resta che unire i miei auguri.

PS Non trovate anche voi assordante il silenzio di istituzioni e sindacati sull’argomento?

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