Telecamere nelle scuole, UIL e ANP: sì, ma garantire diritto alla riservatezza e privilegiare prevenzione

di Nino Sabella
ipsef

Nella giornata di ieri, 07/07/2016, si è svolta un'audizione alla Camera, che ha visto riunite le Commissioni I (Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni ) e XI (Lavoro pubblico e privato).  

Nella giornata di ieri, 07/07/2016, si è svolta un'audizione alla Camera, che ha visto riunite le Commissioni I (Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni ) e XI (Lavoro pubblico e privato).  

All'audizione hanno preso parte i sindacati CGIL, CISL, UIL, UGL e ANP, chiamati ad esprimere osservazioni e suggerimenti sulle proposte legislative in materia di videosorveglianza negli asili nido e nelle scuole dell'infanzia nonché presso le strutture socio-assistenziali per anziani, disabili e minori in situazione di disagio. 

Dette proposte sono scaturite dai recenti episodi di cronaca, che hanno visto coinvolti, almeno per quanto riguarda la scuola, bambini frequentanti gli asili nido, le scuole dell'infanzia e primarie, oggetto di maltrattamenti, violenze e vessazioni ad opera delle maestre.

La risposta del Parlamento è consistita, come succitato, nella proposta di installare delle telecamere nei luoghi frequentati dai suddetti soggetti, al fine di controllare l'operato di maestre e operatori del settore socio-assistenziale, come avevamo anticipato in Telecamere nelle scuole, Parlamento: criptate e visibili solo alle forze dell'ordine. Sei d'accordo?.

La UIL e l'ANP, al termine della seduta, hanno depositato delle memorie, in cui hanno analizzato il fenomeno e le proposte avanzate nelle commissioni e hanno poi fornito suggerimenti volti ad affrontare la problematica e le soluzioni prospettate nel rispetto dei diversi vincoli giuridici e non.

La UIL ha evidenziato che la violenza esercitata contro bambini, disabili e anziani non la si combatte certo con l'uso massivo di sistemi di video sorveglianza, ma piuttosto puntando alla prevenzione, che passa innanzittuto dalla formazione, selezione e valorizzazione del personale, e dall’intensificazione dei controlli e delle verifiche della qualità dei servizi erogati. L'uso dei sistemi suddetti deve tener conto di fattori quali il rispetto della privacy, la fiducia nei confronti degli operatori, la tutela dei minori e della libertà d'insegnamento.

La UIL evidenzia, inoltre, che spesso il personale, soprattutto quello operante presso le strutture socio-assistenziali per anziani, disabili e minori in situazione di disagio, è assunto sulla base di criteri volti al solo risparmio economico, senza guardare la professionalità di chi viene assunto. A ciò si aggiunga il fatto che anche il personale altamente qualificato viene sottopagato o assunto con tipologie di contratto favorevoli al solo datore di lavoro, cosa questa che incide sulla qualità delle prestazioni.

Vengono poi riportati quelli che sono i limiti giuridici all'utilizzo dei sistemi di video sorveglianza, in primis quanto sostenuto in merito dal Garante della Privacy, secondo cui i detti sistemi vanno utilizzati con estrema cautela perché, oltre a incidere sulla libertà di insegnamento, possono ingenerare nel minore, fin dai primi anni di vita, la percezione che sia normale essere continuamente sorvegliati, come pure condizionare la spontaneità del rapporto con gli insegnanti. A ciò si aggiunga il divieto posto dalla legge n. 300/70 riguardo all'istallazione di telecamere.

Per contrastare la violenza e i maltrattamenti dei soggetti deboli menzioni all'inizio è necessario, secondo la UIL:  "reclutare il personale attraverso procedure selettive, alle quali deve seguire una specifica formazione in ingresso; verificare periodicamente la qualità dei servizi erogati; ampliare le dotazioni organiche per garantire un rapporto operatori-utenti equilibrato; determinare dei livelli essenziali delle prestazioni in grado di garantire standard qualitativi adeguati; verificare eventuali situazioni di disagio sociale o di fenomeni di burn-out, utilizzando anche il supporto di  psicologi ed altre professionalità specializzate; determinare dei requisiti d’ingresso con titoli professionali in linea con il resto d’Europa; riconoscere la specificità professionale degli operatori nell’ambito dei rinnovi contrattuali; valorizzare la professionalità degli operatori attraverso un inquadramento contrattuale certo; rendere obbligatoria la formazione continua degli operatori; abbreviare la vita lavorativa attiva con opportunità di mobilità e sviluppo professionale in considerazione delle attività ad alto impatto emotivo e fisico usuranti, svolto dagli operatori e dai docenti". 

Anche l'ANP, come suddetto, ha depositato una memoria con le proprie osservazioni al riguardo.

L'ANP ha affermato di condividere la proposta di verifica, iniziale e periodica, del possesso,  da parte di maestre e operatori delle strutture socio-assistenziali, dell’idoneità psico-attitudinale all’attività da svolgere. Tale proposta legislativa è ritenuta più efficace di qualsiasi sistema di video sorveglianza, in quanto quest'ultimo serve solo ad accertare i fatti già accaduti. Non per questo, prosegue l'ANP, i detti sistemi non debbano essere utilizzati, anche a costo di limitare il diritto alla riservatezza, qualora ne ricorrano le condizioni e sia necessario farlo, come previsto dall’articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151 e dal “Provvedimento in materia di videosorveglianza” adottato dal Garante per la
protezione dei dati personali in data 8 aprile 2010.

L'ANP, infine, entrando nel merito della gestione, visione  e custodia delle registrazioni sostiene che: "i sistemi di video sorveglianza dovrebbe essere sottoposti a controlli periodici che ne verifichino la funzionalità; le riprese non dovrebbero essere accessibili al personale della struttura sorvegliata; i dati dovrebbero essere raccolti in forma crittata; l’accesso alle registrazioni dovrebbe avvenire solo su disposizione della competente autorità giudiziaria o disciplinare; le credenziali di accesso del sistema dovrebbero essere in possesso del solo dirigente responsabile della struttura pubblica o del gestore della struttura privata; l’installazione dei sistemi, dovrebbe essere finanziata con un apposito fondo istituito presso il Ministero dell’interno; gli  impianti dovrebbero essere installati dalle strutture pubbliche, facendo esclusivo ricorso allo strumento di acquisto costituito dal Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione (MePA)".

L'ANP conclude suggerendo di fissare le caratteristiche di dettaglio della nuova  normativa tramite un DPCM.

 L'ANP e la UIL preferiscono, dunque, affrontare e risolvere la problematica privilegiando un'azione di prevenzione, consistente in un'attenta selezione del personale, in una continua verifica dei servizi erogati, nella formazione continua del medesimo personale, pur non escludendo l'uso di sistemi di video sorveglianza con tutti i limiti sopra riportati.

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