Telecamere in classe, Chimienti (M5S): inutili

di Elisabetta Tonni
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“Anche volendole installare, le telecamere a circuito chiuso ovunque (in ogni aula, mensa, bagno, corridoio di ogni asilo d’Italia) non potrebbero in nessun caso essere una sorta di “grande fratello” per i genitori e le immagini potrebbero essere acquisite solo a seguito di denuncia e solo dalle forze dell’ordine (esattamente come già avviene oggi), non da comuni cittadini e non per “spiare” cosa fanno le maestre durante il giorno”.

Così Silvia Chimienti, esponente pentastellata, risponde via Facebook, a stretto giro, alla proposta alla proposta del vice presidente del Consiglio, Matteo Salvini, che vuole fare di tutto “perché sia approvato il progetto di legge per avere telecamere negli asili, nelle scuole e nelle case di riposo”.

Con un post lungo e articolato, pubblicato sul suo profilo social, Chimienti ricorda che “Nella scorsa legislatura abbiamo contrastato con determinazione il ddl della deputata di Forza Italia Gabriella Giammanco volto a inserire le telecamere negli asili.

Oltre a costare miliardi di euro per installazione e manutenzione – miliardi che potrebbero essere destinati a misure molto più urgenti e sensate come la diminuzione del numero di alunni per classe – e a essere lesivo della privacy – come ha più volte sottolineato il Garante – è una misura totalmente inutile che non diminuirebbe assolutamente l’incidenza di casi di violenza o abusi sui minori“.

Secondo Chimenti ci sono luoghi come quelli scolastici, soprattutto gli asili, che si basano proprio su un rapporto di fiducia fra famiglie e operatori, mentre l’installazione di questi dispositivi funzionali al controllo rappresenta già una sorta di diffidenza.

La proposta di legge di Chimienti

“Le nostre soluzioni, riassunte in una proposta di legge a mia prima firma – si legge ancora nel suo post – vanno invece nella direzione della prevenzione degli abusi e non nella sanzione a fatto compiuto o in una prevenzione che si realizza tramite strumenti di minaccia e di ricatto.

1) Équipe di specialisti (psicologi, educatori, esperti di prima infanzia) nelle scuole, a supporto del lavoro quotidiano di educatrici e maestre, in grado di individuare precocemente segnali di disagio

2) pensionamento anticipato, riconoscimento della professione come lavoro usurante e ricollocazione professionale dei lavoratori inidonei in mansioni meno stressanti

3) verifica periodica – annuale o biennale – dei requisiti psico-attitudinali e selezione rigorosa in ingresso (a seguito di formazione e verifiche incentrate su aspetti relazionali e pedagogici) di tutto il personale che lavora con minori o con soggetti deboli”.

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