Telecamere a scuola. No, meglio la denuncia dei docenti colleghi

di Elisabetta Tonni
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Esiste un’alternativa più efficace alle telecamere nelle scuole per contrastare i docenti violenti.

A suggerirla è lo psicoterapeuta dell’età evolutiva, Federico Bianchi di Castelbianco, durante un’intervista alla trasmissione Matrix.

La sua proposta, riportata dall’agenzia Dire, è fondata su una sorta di autocontrollo all’interno della scuola. E l’argomento è stato riaperto  all’indomani dell’approvazione del Ddl sulle telecamere in classe.

Le parole dell’esperto

Gli insegnanti ha detto Castelbianco – sanno se nella scuola ci sono dei colleghi violenti e devono raccontarlo. È un deterrente maggiore, rispetto alle telecamere, il pensare che se un insegnante sappia e non denunci, verrà denunciato a sua volta. Esercitare una professione di aiuto significa aiutare i bambini e non lo si fa con l’omertà, il non dire o il trovare degli escamotage“.

Infatti, il pensiero dello psicoterapeuta si basa sul concetto preliminare che “Una scuola non è una cabina chiusa, quello che accade al suo interno è visibile a chi ci lavora”. Secondo Castelbianco non sempre è facile identificare tempestivamente i docenti (per fortuna pochissimi, precisa l’esperto) che non svolgono bene il loro lavoro con i più piccini. Alcuni bambini esprimono il loro disagio magari con i disegni o con altre manifestazioni. Molti altri non esternano segnali e per i genitori è difficile capire cosa accada in aula.

Ma quando viene accertato il comportamento violento dei docenti, secondo Castelbianco “Non bisogna portare via il bambino dalla scuola, anzi deve tornare in quella classe e in quella scuola e devono essere allontanati gli insegnanti negativi. Il piccolo deve poter rivivere bene l’asilo – ha concluso – e non deve andare via dall’asilo portandosi dietro l’angoscia di dove stava“.

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