Tecnologie, nelle scuole in cui si adottano gli apprendimenti peggiorano. Longagnani: tornare “all’allenamento all’uso della mano”

di Vincenzo Brancatisano
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Addio ai libri in una scuola media emiliana. Alla scuola statale Mattarella di Modena dal prossimo settembre i libri di testo cartacei cederanno il posto quasi integralmente al discusso tablet.

Un cambiamento che, come riferisce la Gazzetta di Modena, è stato voluto dal dirigente Daniele Barca, che vede nell’iniziativa anche una fonte di risparmio economico: “Questo non significa che abbandoneremo del tutto i libri – precisa Barca – ma li utilizzeremo dove necessario”. Peraltro, precisa il dirigente “non è tanto abbandonare i libri, ma continuare ad utilizzare la testa. Il digitale non deve essere visto come un mostro, ma come una opportunità da sfruttare. Certo, con giudizio, ma sfruttando tutte le possibilità che ci può dare”. Quanto al contenimento delle spese, “abbiamo stimato – conclude Barca – un risparmio attorno al 50 per cento, da 300 euro di media a 150 euro di titoli acquistati. Abbiamo lavorato per inserire il tablet di ogni singolo ragazzo all’interno dell’assicurazione della scuola: se si rompe durante l’attività didattica, c’è una copertura. Inoltre si navigherà in sicurezza e solo quando lo vorrà l’insegnante, attraverso l’utilizzo del registro elettronico.

Ma la rivoluzione digitale della scuola emiliana non ha convinto tutti, anzi ha suscitato molte reazioni tra gli insegnanti. Alcuni, addirittura, vi vedono dei seri rischi. Gli stessi di quelli rilanciati dal contenuto preoccupante del libro “Demenza digitale”, redatto dal del neuroscienziato tedesco Manfred Spitzer. Stefano Longagnani, ingegnere, è docente di matematica e fisica all’Istituto “Fermo Corni”, sezioni Liceo e Tecnico. Assieme alla moglie Daniela Righi, pedagogista e insegnante alla scuola primaria e nel carcere modenese di S. Anna per il Cpia, entrambi studiosi di problemi educativi, hanno espresso le proprie perplessità in merito a questa esperienza di innovazione tecnologica: “Un termine – osservano loro – quanto mai appropriato per una moda, diciamocelo, che ha da alcuni anni conquistato il MIUR”.

Certo non si può restare indietro.

“Il Piano Nazionale Scuola Digitale è stato ben finanziato, e molti dei pochi fondi che la scuola italiana ha avuto a disposizione in questi anni di austerità sono stati indirizzati verso la digitalizzazione a tappe forzate della scuola italiana. Per non restare indietro, per l’innovazione didattica, viene spiegato. E tutto sembra parecchio sensato. Anche perché è oggettivo che la penetrazione delle tecnologie digitali nella scuola italiana non è avanzata come è invece accaduto in altri paesi”.

E allora di che cosa preoccuparsi?

“Senza voler demonizzare le tecnologie digitali, che fanno ormai parte del nostro mondo e che in molti casi hanno apportato rilevanti benefici in termini di qualità della vita, sarebbe per una volta importante guardare all’esperienza degli altri paesi, e valutare l’uso delle tecnologie digitali nella didattica alla luce degli ormai numerosi studi svolti. Scopriremmo, con una certa sorpresa – per chi non è del mestiere – che il mondo accademico è unanime nel rilevare che ‘alla domanda se esista un rapporto positivo tra tecnologie e apprendimento la risposta è negativa: sui grandi numeri si riscontra che l’impiego delle nuove tecnologie nella scuola non risulta efficace; […] Già in passato numerose indagini su ampia scala hanno sottolineato che l’uso delle tecnologie non comporta alcuna differenza statisticamente significativa per l’apprendimento (“No significant difference”). E ancora: ‘Avere troppe attività a finalità aperta – apprendimento per scoperta, ricerche su Internet, preparare presentazioni Power Point – può rendere difficile indirizzare l’attenzione degli studenti a ciò che ha importanza, dato che essi amano esplorare dettagli, aspetti irrilevanti e molto specifici mentre svolgono queste attività’. Stiamo citaando il saggio di Calvani, Le TIC nella scuola, dieci raccomandazioni per i policy maker, pubblicato nel 2013”.

E qual è la vostra opinione?

“Senza voler entrare nei dettagli anche teorici del perché accada un tale fallimento educativo, è importante rilevare che si tratta di risultati acquisiti ormai da anni, sui quali, verrebbe da dire, non c’è nulla da discutere. Anche un recente rapporto OCSE ha rilevato come nelle scuole con una penetrazione delle tecnologie digitali più elevata i risultati di apprendimento non solo non migliorano, ma addirittura peggiorano. E ciò è perfettamente in linea con il declino delle competenze matematiche e soprattutto linguistiche rilevato nei paesi che per primi hanno inondato di tecnologie digitali le loro scuole. Come pure con le ormai non più recenti ricerche statunitensi sulla migliore memorizzazione degli appunti scritti a mano rispetto agli appunti presi a computer. O sulla miglior performance di memorizzazione di chi legge su un libro di carta rispetto a chi legge lo stesso testo sullo schermo di un tablet”.

E poi c’è il volume apocalittico di Manfred Spitzer.

“Infatti, il neuro scienziato, direttore del Centro per le neuroscienze e l’apprendimento dell’Università di Ulm, in Germania, autore del volume Demenza digitale scrive che ‘ gli studi a disposizione ci inducono a pensare che portatili e lavagne interattive nelle scuole ostacolino il processo di apprendimento e quindi danneggino gli alunni. […] Sia i risultati, sia il meccanismo d’azione inducono a ritenere che computer e Internet non siano indicati per le scuole’ (pagg. 82-83 del libro). Le ricerche ormai sono numerosissime e concordanti. E spiace rilevare che la tendenza attuale sia fare scelte di tal genere”.

Ammetterà, insisto, che non si possono imbrigliare le innovazioni, specie a scuola.

“La vera innovazione didattica sarebbe ricominciare ad utilizzare le metodologie che la ricerca recente ha dimostrato essere efficaci, e che al contrario negli ultimi decenni sono state progressivamente sempre più abbandonate. Metodologie che ora purtroppo non sono più di moda.

Si tratta dell’allenamento all’uso della mano: le abilità matematiche sono correlate con le abilità della motricità fine. Si tratta dell’allenamento alla scrittura a mano: è correlata con le capacità di pensiero. Si tratta insomma di inserire l’uso delle tecnologie digitali in modo armonico nello sviluppo cognitivo dei nostri figli in quanto già le utilizzano smodatamente in casa e fuori casa; tecnologie che non possono imparare ad utilizzare correttamente senza lo sviluppo di abilità e l’acquisizione di conoscenze che le tecnologie digitali, da sole, non possono fornire”.

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