Tecnologie nella didattica: risultati modesti, strumento utile per bisogni speciali. Un esempio

di
ipsef

red – Il mantra di Profumo e non solo sulle tecnologie nella didattica smentito da Antonio Calvani, professore ordinario di Metodi e Tecnologie educative del dipartimento di Scienze dell’Educazione e dei Processi Culturali e Formativi dell’Università di Firenze.

red – Il mantra di Profumo e non solo sulle tecnologie nella didattica smentito da Antonio Calvani, professore ordinario di Metodi e Tecnologie educative del dipartimento di Scienze dell’Educazione e dei Processi Culturali e Formativi dell’Università di Firenze.

In una intervista a firma Maria Boscaino e pubblicata dal quotidiano pubblicogiornale.it, si smentisce il "luogo comune" della tecnologia come panacea per l’apprendimento. "Contrariamente a quanto si è indotti a pensare – afferma il prof. Calvani – la ricerca educativa basata su evidenza mostra ormai da decenni che in termini di efficacia dell’apprendimento i risultati sono assai modesti; in molti casi si può verificare anche un abbassamento degli apprendimenti, dovuto verosimilmente alle difficoltà di gestire i fattori di sovraccarico, distrattività o estroflessione che le tecnologie possono introdurre".

Per il prof. Calvani non sarà il tablet a salvare la scuola, bisognerà guardare ad altro, ad una didattica che valorizzi "l’interazione (il feedback), la ripetizione sistematica degli apprendimenti in contesti variati e la consapevolezza autoriflessiva che deve accompagnare l’apprendimento".

I docenti che non hanno dimestichezza con le tecnologie, insomma, non sono ancora da rottamare, nè devono essere colpevolizzati o tacciati di inadeguatezza. Lo smanettare davanti al computer dei nostri alunni, dice Clavani, non è foriero di "nuove forme di pensiero". La verità è che "quelle maestrie manipolative dei cosiddetti nativi digitali – afferma il professore – non si accompagnano quasi mai ad un avanzamento qualitativo dei processi di pensiero."

Tutto da buttare? No, gli ambiti sui quali la tecnologia può far la differenza ci sono e riguardano i bisogni speciali, il drop-out, l’intercultura e le lingue straniere.

Un esempio di utilizzo della tecnologia per quanto riguarda i bisogni speciali ce lo fornisce panorama.it che affronta la tematica raccontando la storia di un padre, informatico, al cui figlio viene diagnosticata la dislessia.

I suoi studi sulla dislessia sono diventati un progetto ingegneristico che lo hanno condotto alla realizzazione di un tablet l’Edi Touch, "in onore a Edi, che è l’assistendi Archimede Pitagorico". Il tablet permette di "leggere libri scolastici e di narrativa e ha una funzione del parental control che offre all’insegnante e ai genitori la scelta di quali applicazioni siano accessibili al bambino"

Altro grande aiuto per i bambini dislessici sarà l’utilizzo nel tablet di un nuovo font, chiamato "open dislessic", che presenta il vantaggio di rompere le simmettrie di alcune lettere, per esempio la p e la q, che i bambini dislessici hanno difficoltà a leggere. "Questo font – ha affermato l’ing. Iannacone – ingrossa le lettere in alcune parti in modo da differenziarle . Per esempio, la b e la d, rovesciate creano problemi ai dislessici. Questa nuova applicazione dovrebbe aiutare, facilitando la lettura".

Un esempio di oggettivo vantaggio fornito dalla tecnologia alla didattica che non è passato insosservato e, difatti, il progetto ha attirato importanti partnership e collaborazioni internazionali.

Versione stampabile
soloformazione