Tecnologie innovative: spendere bene i soldi. Lettera

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Inviato da Enrico Maranza – Sono stati stanziati 1,725 miliardi per trasformare moltissime aule scolastiche in laboratori: dovranno essere dotate “di tutte le tecnologie didattiche più innovative”.

Si tratta di un ammodernamento della strumentazione didattica; riguarda un aspetto minuto dell’attività formativa dei giovani: essi interagiranno con un ambiente in continua, rapida e imprevedibile trasformazione.

“Le tecnologie didattiche più innovative”, pertanto, sono da individuare in funzione dei traguardi che le singole scuole elaborano, proponendoli nei Piani Triennali dell’Offerta Formativa. Tale strumentazione deve essere non solo innovativa ma, soprattutto, necessaria. Sono due aggettivi che, presi separatamente, distinguono le scelte di breve periodo dalle strategie lungimiranti: da un lato i processi formativi mirano alla padronanza della strumentazione digitale del momento, che si manifesta sotto forma di competenze specifiche.

Dall’altro lato, invece, lo sviluppo delle capacità è la meta, che le competenze generali fanno trasparire. Sono due situazioni agli antipodi: all’adeguamento all’esistente si contrappone la gestione del nuovo; una volge lo sguardo verso la tecnologia, l’altra verso i problemi e il loro trattamento.

La questione principale è stata individuata: esplicitare l’orientamento formativo delle singole scuole, orientamento volto al dominio dei cambiamenti socio-culturali prodotti dalla rivoluzione informatica; tutte le aree dello scibile umano ne sono state coinvolte.

La definizione dell’orientamento formativo introduce il secondo livello del cammino progettuale: l’analisi delle singole discipline per identificarne le potenzialità, rispetto allo sviluppo delle competenze. Sono da focalizzare sia i problemi generativi delle conoscenze, sia i metodi utilizzati per la loro scoperta.

Si tratta di un’analisi essenziale perché le competenze non possono essere insegnate, si acquisiscono praticandole. Nei laboratori, infatti, gli studenti operano in gruppo per rispondere ai quesiti disciplinari che sono stati loro posti, sviluppando le loro potenzialità, anche di natura collaborativa.

In rete: ”La cultura informatica per promuovere competenze” esemplifica un’attività laboratoriale: mostra come la scuola, indipendentemente dalla strumentazione digitale, debba rispondere alla rivoluzione prodotta dalle nuove tecnologie dell’informazione.

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