La tecnologia nella didattica: siamo indietro di 15 anni

Che cosa rende la scuola italiana non all'altezza dei risultati di quella degli altri paesi europei e della sfera OCSE? Ha provato a rispondere a questa domanda un articolo del Sole 24 Ore, trovando che la colpa è della scarsa tecnologia, che viene usata nelle aule.

Che cosa rende la scuola italiana non all'altezza dei risultati di quella degli altri paesi europei e della sfera OCSE? Ha provato a rispondere a questa domanda un articolo del Sole 24 Ore, trovando che la colpa è della scarsa tecnologia, che viene usata nelle aule.

Secondo i dati forniti dal Governo, solo il 9% delle classi è connessa ad internet, mentre nei Paesi che hanno i migliori risultati nei testi OCSE-PISA raggiungono la percentuale dell'80%. L'Italia si trova agli ultimi posti  sia per l’uso di strumenti tecnologici nell’apprendimento, sia per la formazione metodologica e tecnologica degli insegnanti. I dati provengono dal sondaggio di European Schoolnet, commissionato dalla Commissione Europea, che ha distribuito 190.000 questionari in 27 paesi membri. L’Italia si è confermata agli ultimi posti con Polonia, Romania, Grecia, Ungheria e Slovacchia (European Schoolnet, 2013) nel 2015 come nel 2013.

I nostri studenti sono considerati nativi digitali: usano infatti moltissimo internet a casa, ma non per scopi didattici, ma soprattutto per chattare e giocare; hanno più ore di studio domestico del resto d'Europa: la media OCSE è di 4,9 ore a settimana, mentre ii nostri ragazzi studiano quasi 9 ore la settimana; i finlandesi e i coreani, che eccellono in matematica, studiano a casa 3 ore la settimana, noi non abbiamo minimamente i loro risultati, nonostante studiamo di più.

Inoltre non meno grave, sottolinea l'articolo, è il divario di risultati che si riscontra tra gli studenti più abbienti e quelli che lo sono meno, in questo siamo uguali ai cinesi.

Secondo l'OCSE sono l’infrastruttura tecnologica, la qualità delle metodologie didattiche e l’organizzazione del sistema formativo, non le differenze di censo o la quantità di compiti che fanno la scuola Buona e fanno quindi la differenza: siamo indietro di 15 anni, per dirla in parole povere.

In Gran Bretagna e in Finlandia, ad esempio, portare il tablet a scuola e connettersi ad internet rende l'apprendimento più vivace e più adatto alle nuove generazioni, alleggerisce gli zaini degli studenti e il costo delle famiglie del 60% in libri e cancelleria; farebbe diminuire anche le ore di studio nozionistico a casa, rendendo l'apprendimento più un lavoro di ricerca e scoperta, guidata in classe dal docente e anche a casa, con la possibilità di collegamento grazie a classi virtuali. In questo modo, con l'insegnante alla regia, non ci sono differenze tra chi è seguito e chi non lo è, per questioni economiche.

Troppo futuristico? Pensiamoci, il progresso non si ferma, neanche quello digitale.

fonte

Back to school. La scuola riparte in sicurezza. Eurosofia ha creato dei nuovi protocolli formativi per sostenere la ripresa delle attività didattiche