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Tassa rifiuti: si paga solo se si abita in casa? Ecco alcuni chiarimenti

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Rifiuti

La tassa sui rifiuti e cosa occorre sapere tra prima casa, seconde case, aree comuni e case disabitate.

La Tassa sui rifiuti, Tari, Tares, Tarsu e con tutti gli acronimi a cui i contribuenti da anni sono abituati, è un balzello che rientra nel contenitore universale che è la IUC, cioè l’imposta unica comunale.

Infatti come l’Imu o la Tasi, o la vecchia Ici, anche la Tassa sui rifiuti è da versare al Comune dove è situato l’immobile, per il servizio di raccolta e smaltimento della spazzatura.

Su questa tassa però, i dubbi sono sempre tanti, a partire dal fatto che si tratta di una tassa collegata ad un servizio offerto che è quello di raccolta e smaltimento dei rifiuti.
Ma se la casa non è abitata, non producendo rifiuti, la Tari va pagata comunque?
Ecco una risposta a questo e ad altri dubbi in materia.

Tari, una tassa particolare

La Tari con la Tasi e con l’Imu, formano la prima citata IUC, imposta unica comunale.
Comunemente chiamata tassa sulla spazzatura, i soggetti chiamati al suo pagamento sono i contribuenti che hanno la proprietà, il possesso o la detenzione, a prescindere dal titolo o dall’uso, di immobili in grado di produrre rifiuti urbani.

La prima cosa che va detta a fugare i primi dubbi riguarda la parte comune di un immobile, come può essere un condominio e il suo ingresso o il suo cortile. Infatti sulle parti di immobile che non hanno nell’uso esclusivo una caratteristica, la Tari non è mai dovuta.

Tassa sui rifiuti, guida al calcolo

Ogni Comune ha delle tariffe proprie per questa tassa anche se le linee guida con i limiti di importo, minimi e massimi sono fissati a livello centrale.
In linea di massima, essendo una tassa collegata ad un servizio, essa è calcolata oltre che sulla dimensione dell’immobile, anche sulla potenziale quantità di rifiuti che può produrre e questo parametro inevitabilmente è collegato al numero di residenti in quel determinato immobile.

Ricapitolando, parliamo di una specie di corrispettivo ad un servizio ricevuto che è quello della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti.
Per questo, su immobili che hanno complessità oggettive in materia di raccolta rifiuti, cioè quando sono situati in zone dove c’è notevole distanza da un punto di raccolta vi sono riduzioni di tariffa anche al 60%. Ma riduzione tariffaria può registrarsi anche se il Comune ha avviato la raccolta differenziata, con ogni singola amministrazione locale che determina la percentuale di riduzione prevista.

In materia Tari i Comuni hanno notevole autonomia, tanto è vero che non sono rari i casi di riduzioni previste perché l’immobile è una casa estiva, oppure nel caso di casa occupata da unico soggetto, fabbricati rurali e così via.

Tari di case disabitate, si paga o no?

In un perimetro di applicazione piuttosto vasto e con una normativa che considerare variabile non è esercizio azzardato, su una questione piuttosto spinosa sono intervenute spesso Corti di Giustizia e Ministero dell’Economia e delle Finanze a fugare i dubbi.

E in linea di massima quello che può essere considerato l’orientamento univoco della giurisprudenza è quello del non pagamento. In altri termini, per case disabitate perché in via di costruzione, oppure semplicemente perché non utilizzate, la a Tari non è dovuta.

Naturalmente occorre dare prova di immobile non usato. Infatti sulla Tari si parla di presunzione di utilizzo perché la presenza di arredi al suo interno o l’attivazione di utenze come luce, acqua o gas possono essere considerate prove di utilizzo.

Comunicare per iscritto la cessazione e cancellazione delle utenze è possibile per segnalare il non utilizzo dell’immobile con conseguente esonero Tari.
Per quanto concerne invece l’arredo, è il Comune tramite sopralluogo della polizia locale a provvedere al controllo circa l’assenza di arredamento in casa.

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