Tar, sì a consumo pasto da casa

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Il TAR Lazio con sentenza del 20 febbraio 2020 N. 02313/2020 REG.PROV.COLL. N. 11834/2019 REG.RIC interviene ancora sulla questione del diritto di consumare il proprio pasto domestico nei locali della mensa scolastica.

Fatto

I ricorrenti hanno impugnato tramite il proprio legale la nota del Dirigente Scolastico prot. n.-OMISSIS-nonché, parzialmente, il “Regolamento consumazione pasto domestico per gli alunni della scuola primaria iscritti al tempo pieno”, approvato dal consiglio d’istituto in data-OMISSIS-.

Riferiscono che: a) esercitano la potestà genitoriale sui figli, tutti iscritti presso -OMISSIS-; b) hanno deciso di iscrivere i figli ad un modello scolastico a tempo pieno, che prevede il c.d. tempo mensa; c) hanno deciso di aderire al modello orario scolastico offerto dalla scuola, ma non al servizio di ristorazione collettiva fornito dall’Amministrazione comunale, preferendo la c.d. autorefezione, sulla scorta della sent. della Corte d’Appello di Torino, 21.06.2019, n. 21049; d) la Dirigente scolastica, con nota prot. n. -OMISSIS-, imponeva la fruizione obbligatoria del servizio di refezione scolastica offerto dall’Amministrazione comunale ovvero l’uscita da scuola durante il tempo mensa. Per il TAR Lazio il ricorso è fondato alla luce di quanto statuito da questa Sezione nella sentenza n. 14368/2019 le cui argomentazioni sono di seguito richiamate.

Il Tempo mensa

Il Collegio ritiene di condividere i principi affermati nella sentenza della Corte di Appello di Torino n. 1049/2016 che, dagli artt. 5 e 7 del d.lgs. n. 59/2004, evince il principio secondo cui “il diritto all’istruzione primaria non corrisponde più al solo diritto di ricevere cognizioni, ma coincide con il diritto di partecipare al complessivo progetto educativo e formativo che il servizio scolastico deve fornire nell’ambito del “tempo scuola in tutte le sue componenti e non soltanto a quelle di tipo strettamente didattico, ragion per cui il permanere presso la scuola nell’orario della mensa costituisce un diritto soggettivo perfetto proprio perché costituisce esercizio del diritto all’istruzione così come delineato”.

Il “tempo mensa”, se vissuto e condiviso tra tutti i membri della classe, rappresenta un essenziale momento di condivisione, di socializzazione, di emersione e valorizzazione delle personalità individuali, oltre che di confronto degli studenti con i limiti e le regole che derivano dal rispetto degli altri e dalla civile convivenza. Il tempo mensa, dunque, è a tutti gli effetti tempo scuola”.

Il Servizio mensa

Il servizio mensa, non può dirsi invece strettamente qualificante il servizio di pubblica istruzione e, pertanto, va tenuto distinto dal concetto di tempo mensa.

Le argomentazioni utilizzate dalle SS.UU. della Corte di Cassazione con la sentenza n. 20504 del 30 luglio 2019 nell’affermare che, nel vigente sistema scolastico italiano, tra le varie finalità educative proprio del progetto formativo scolastico, vi sarebbe quella della “educazione all’ alimentazione”, non appaiono persuasive.

Invero il richiamo al comma 5 dell’art. 4 del d.l. 12 settembre 2013 n. 104 per il quale “il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, al fine di favorire il consumo consapevole dei prodotti ortofrutticoli nelle scuole, elabora appositi programmi di educazione alimentare, anche nell’ambito di iniziative già avviate. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca e del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali sono definite le modalità per l’attuazione del presente comma” non appare decisivo. (….)Un conto, infatti, è la socializzazione che caratterizza il tempo mensa, un conto è l’obbligo di consumare e condividere lo stesso cibo”.

Deve essere riconosciuto il diritto di frequentare il tempo mensa

Deve essere pertanto riconosciuto agli studenti non interessati a fruire del servizio mensa il diritto a frequentare ugualmente il tempo mensa, senza essere costretti ad abbandonare i locali scolastici in pieno orario curriculare. Il Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, con la circolare 348 del 3 marzo 2017, rivolta ai direttori degli Uffici scolastici regionali, muovendo dagli enunciati della giurisprudenza richiamata che ha riconosciuto il diritto degli alunni di consumare il cibo portato da casa, ha confermato la possibilità di consumare cibi portati da casa, dettando alcune regole igieniche ed invitando i dirigenti scolastici ad adottare una serie di conseguenziali cautele e precauzioni. Occorre pertanto, per poter legittimamente restringere da parte della pubblica autorità una tale naturale facoltà dell’individuo o per esso della famiglia, che sussistano dimostrate e proporzionali ragioni inerenti quegli opposti interessi pubblici o generali”.

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