TAR Emilia Romagna e Consiglio di stato negano il diritto all’integrazione di tre bimbi disabili

Di Lalla
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Francesco Tappi* – A Mercato Saraceno alcune famiglie chiedono la presenza di un insegnante di sostegno per ogni bambino con handicap grave, in rapporto di uno a uno. “Considerato che il ricorso alla stregua della motivazione del provvedimento impugnato e dei motivi d’impugnazione dedotti non induce ad una previsione di accoglimento …”. È questa la motivazione con la quale il Tar dell’Emilia Romagna ha respinto il ricorso.

Francesco Tappi* – A Mercato Saraceno alcune famiglie chiedono la presenza di un insegnante di sostegno per ogni bambino con handicap grave, in rapporto di uno a uno. “Considerato che il ricorso alla stregua della motivazione del provvedimento impugnato e dei motivi d’impugnazione dedotti non induce ad una previsione di accoglimento …”. È questa la motivazione con la quale il Tar dell’Emilia Romagna ha respinto il ricorso.

La storia è presto detta. Giona, Pietro e Giovanni sono tre piccoli disabili che frequentano la stessa scuola dell’infanzia, a Montecastello, in comune di Mercato Saraceno. Hanno sei anni, quattro anni e mezzo e tre anni e mezzo. I tre hanno diagnosi di disabilità con connotazione di gravità. Le patologie di cui sono affetti sono: la sindrome di Down e l’autismo. Tutti e tre hanno bisogno di un insegnante di sostegno con rapporto di uno a uno. E’ necessario un affiancamento costante, oltre che per un utilizzo del tempo-scuola efficace e rispettoso dei loro ritmi e tempi (non sempre conciliabili con i tempi della classe), anche al fine di poter gestire più facilmente comportamenti problematici. La documentazione specialistica prodotta dalle famiglie lo conferma.

A Settembre scorso, vengono assegnate sulla sezione due insegnanti di sostegno: entrambe per 25 ore settimanali, ma una delle due ha l’orario ridotto a 20 ore fino a dicembre per un permesso dovuto all’allattamento. Ad ogni bimbo spettano mediamente 16,66 ore settimanali, a fronte di una richiesta di permanenza a scuola dei bimbi per 40 ore settimanali. Le famiglie giudicano il dato assolutamente insoddisfacente poiché, a loro avviso, la legge permette che, in presenza di handicap gravi, possano essere assunti con contratto a tempo determinato docenti di sostegno, in deroga al rapporto docenti-alunni di uno ogni due.

Il dirigente scolastico, Loredana Aldini, si mostra subito disponibile e cerca in tutti i modi di “tamponare” la situazione servendosi di persone del servizio civile fornite dall’Ente locale. Inoltre già a Settembre chiede la deroga all’ufficio scolastico provinciale che a sua volta la gira al competente ufficio regionale con la richiesta di ulteriori ore di sostegno in deroga.

La Commissione preposta presso l’ufficio scolastico regionale valuta che le risorse assegnate risultano congrue rispetto al contesto scolastico. Le famiglie decidono di presentare il ricorso al Tar. Il 12 dicembre viene depositato, ma un mese dopo arriva l’esito riportato in avvio di articolo. Non una parola di più.

“Affranti ma non sconfitti – dice Francesco Tappi, a nome delle famiglie, decidiamo di non fermarci e di rivolgerci al Consiglio di Stato. Presentiamo il ricorso al Consiglio di Stato in data 14 febbraio”.

Ma il 28 Marzo anche il Consiglio di Stato respinge con una motivazione che lascia tutti alquanto perplessi: “… rilevato che l’anno scolastico è quasi terminato cosicché un’eventuale accoglimento dell’istanza cautelare non potrebbe arrecare alcuna sostanziale utilità agli alunni”.

Continua Francesco Tappi: “Dopo mesi scanditi da richieste di documenti, spesso inevase o evase tardivamente, da attese governate da tempi tecnici, da procedure e burocrazie varie, ci ritroviamo a fine Marzo e ci viene detto: “non possiamo dirvi che avete torto però siamo a fine anno scolastico e un pronunciamento positivo non vi servirebbe”.

Per noi oltre al danno psico-fisico ed economico (quasi seimila euro di spese), c’è la beffa. E’ una beffa tremenda. Ci sentiamo presi in giro. Quella del Consiglio di Stato è un’argomentazione inaccettabile perché sappiamo tutti benissimo l’importanza di un pronunciamento favorevole, soprattutto in previsione dei futuri anni scolastici”.

“Noi non ci fermeremo qui. – conclude Francesco Tappi -. Per il prossimo anno vogliamo preparare un ulteriore ricorso collettivo, coinvolgendo diverse famiglie. L’amore per i nostri figli ci sospinge”.

*papà di Pietro e presidente dell’associazione F.A.I.E.R, “Facciamo A.B.A in Emilia Romagna”

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