Tamponi salivari, mentre in Italia si appura che sono validi ma è tutto fermo, la Francia ne fa 600mila test a settimana. Anief: “Necessari per la didattica in presenza”

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L’obbligo del Green Pass sta facendo crescere le tensioni nell’ambiente della scuola: l’ultima riguarda i tamponi salivari, che pur non essendo validi per ottenere il Green Pass (serve il tampone nasofaringeo) e non sono utilizzati su larga scala nemmeno per il tracciamento, sarebbero invece molto utili per monitorare i contagi all’interno anche delle singoli classi. E pure tra il personale, come chiesto nei giorni scorsi da Anief al premier Mario Draghi e a tutti i Ministri competenti sulla materia.

Il problema, scrive oggi Orizzonte Scuola, è che “in Italia ancora c’è incertezza sul suo reale utilizzo per il tracciamento: in Francia si è già avanti e il Ministero dell’Istruzione ha annunciato un’operazione su larga scala: 600mila tamponi salivari ogni settimana per lo screening”.

 

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, sostiene che introdurre i test salivari gratuiti per il personale scolastico e universitari, oltre che per gli studenti accademici, sia necessario per riprendere in sicurezza la didattica in presenza e così garantire il diritto allo studio degli studenti: monitorare in continuazione lo stato dei contagi è indispensabile per dare il là alla strategia di testing and trecing in ambito scolastico e universitario, e garantire la tutela della salute pubblica”.

 

Mentre il Governo italiano traccheggia e si interroga sulla possibilità di tracciare il Covid19 anche attraverso l’uso massiccio dei test salivare, gli altri Paesi passano ai fatti. La decisione della Francia non sorprende, perché senza dubbio gli scienziati ci dicono che “il test della saliva può essere considerato un’opzione per il rilevamento dell’infezione da SARSCoV-2 qualora non sia possibile ottenere tamponi oro/nasofaringei, ma vanno utilizzati preferibilmente entro i primi 5 giorni dall’inizio dei sintomi”.

Questa posizione sui test salivari ha trovato spazio, in Italia, solo nella circolare del ministero della Salute sul loro utilizzo che detta le indicazioni sulla raccolta dei campioni e sulla segnalazione dei casi. Il test viene indicato come utile per “screening ripetuti” per motivi professionali o di altro tipo, sugli anziani o disabili e sui bambini in ambito scolastico. Alcuni studi hanno rilevato sensibilità comprese tra il 53 e il 73%. Inoltre, i test, che rintracciano il virus direttamente dalla saliva, sono meno invasivi rispetto ai tamponi e sono più adatti a bambini e ragazzi, Per usarli, è fondamentale che abbiano il riconoscimento e la marchiatura CE.

Sempre la stampa specializzata riporta che “uno dei test salivari è già stato validato ed è stato utilizzato per una sperimentazione-pilota nel Lazio. Lo scorso ottobre, all’inizio dell’anno scolastico, si sono effettuati test salivari a campione in 5 plessi scolastici su circa 2000 alunni. Il test è meno invasivo e più adatto ai bambini e ragazzi e anche i tempi sono contenuti. E allora? Perché non si legifera in questo senso?

In Italia solo qualche giorno fa il sindacato Anief ha chiesto al Governo di riconoscere il test gratuito su campione di saliva quale test antigenico rapido per la rilevazione del Covid19 e il conseguente rilascio della certificazione verde Covid per tutto il personale scolastico e universitario, nonché per gli studenti degli atenei: la richiesta è stata formulata con una lettera indirizzata al presidente del Consiglio Mario Draghi, al ministro della Salute Roberto Speranza, e a quelli dell’Istruzione Patrizio Bianchi e dell’Università Maria Cristina Messa.

Il giovane sindacato ha chiesto che l’accesso gratuito ai test salivari trovi spazio, in Parlamento, durante la conversione in legge del D.L. 111, ricordando anche che il Green Pass, per come è oggi stato introdotto e presentato dal ministero dell’Istruzione attraverso una interpretazione restrittiva e sorprendente del protocollo sulla sicurezza, risulta oggetto di scrutinio di legittimità presso il tribunale amministrativo e del lavoro per il contrasto alla normativa comunitaria”.

Intanto, sempre l’Anief continua a raccogliere adesioni ai ricorsi contro il Green Pass, da parte di dipendenti e studenti universitari che non accettano la violazione discriminatoria di sottoporsi a tampone ogni due giorni per entrare negli istituti scolastici e negli atenei. Come continua la raccolta delle firme per la petizione contro le relative sanzioni, che ha superato le 121mila adesioni. È poi ancora attiva anche la petizione per eliminare l’obbligo del Green Pass tra gli studenti universitari. Una ulteriore specifica petizione è stata avviata per lo sdoppiamento delle classi e il raddoppio degli organici. È stato infine confermato lo sciopero Anief nel primo giorno delle lezioni del nuovo anno scolastico, con cadenza diversa a seconda delle regioni.

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