Taglio compresenze, riduzione ore sostegno e difficoltà burocratiche rendono difficile l’Inclusione. Lettera

di redazione
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inviato da Lorenzo Picunio – Le scuole italiane hanno in questo periodo mille e un motivo per lamentarsi.

Eppure non dovrebbe essere difficile capire che investire nel futuro non è un costo, ma una risorsa. Informatica, certo, ed inglese, ma anche laboratori per valorizzare tutte le competenze, interventi individualizzati, attività espressive, gioco sport… Tutte quelle abilità e competenze che costruiscono una società colta, libera, aperta e capace di gestire l’innovazione. Questo è il dato che tutti possono vedere (e troppo pochi – anche nella politica – si preoccupano di modificare).

Ma poi c’ è chi paga più caro di tutti: sono gli alunni con disabilità, quelli con disturbi specifici dell’apprendimento, quelli che vivono situazioni di disagio sociale e culturale.

Il taglio delle contemporaneità orarie, la riduzione delle ore di sostegno, la mancanza di continuità degli insegnanti di sostegno, la difficoltà ad ottenere dalle Asl le visite neuropsichiatriche e gli interventi di logopedia, sono tutti gli elementi che rendono difficile applicare effettivamente gli articoli 3 e 34 della Costituzione repubblicana.

Il modello italiano, quello dell’inserimento di tutti i bambini nelle classi della scuola pubblica, è un esempio per tutta l’Europa ed il mondo. Merita di essere valorizzato, con l’apporto di tutte le istituzioni preposte. Alle forze politiche e sindacali il compito di impegnarsi per questo.

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