Taglio 10mila cattedre, Bianchi: “Potevano essere 130mila”. Rispondono i sindacati: “Persa occasione per eliminare classi da 30 alunni. Si governa con la calcolatrice”

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Riforma del reclutamento e della formazione dei docenti, con il taglio di quasi 10mila cattedre che finanzierà la scuola di alta formazione. Un punto del testo di riforma che non è andato giù ai sindacati, tanto da renderlo oggetto di sciopero giorno 30 maggio 2022. Il Ministro oggi è tornato sull’argomento durante un intervento a Skytg24.

Dal suo punto di vista, il Ministro ha spiegato che la scelta di tagliare cattedre  “tra il 2021 e il 2031 perderemo 1 milione e 400mila bambini, cioè la caduta demografica arriva a un punto di emergenza nazionale. Il rischio è che in molti parti del nostro Paese non si riusciranno a fare le prime“.

Occorre un “profondo ripensamento. – continua il Ministro – E quindi il taglio delle 10mila cattedre previsto dal 2027 è una riduzione molto contenuta rispetto a quella che sarebbe la caduta dei nostri docenti: 130mila se dovessimo seguire l’andamento demografico. Invece abbiamo scelto di tenere tutte le risorse nella scuola. Il governo sta facendo la scelta importante di mantenere fino al 2026 tutti i docenti e poi continuare a mantenere tutte le risorse al suo interno per poter trasformare la scuola di un Paese che perde i bambini“.

Parole che non hanno convinto i sindacati che così, interpellati da Orizzonte Scuola, hanno risposto.

Così la UIL scuola, per voce di Pino Turi “La demografia dovrebbe preoccupare la classe politica specie quella che pensa solo al PIL e alla crescita. Dovrebbe approfittare per riportare nelle scuole la fisiologia che lo dobbiamo ricordare, è stata stravolta dei tagli e dalle leggi finanziarie che hanno alzato il rapporto alunni classi, nella misura in cui dobbiamo registrare specie nelle Città metropolitane sino a 30 alunni per classe e magari assistere allo spopolamento delle zone interne e a basso reddito. Una contraddizione che meriterebbe politiche di investimento e non di contenimento. Certo che seguire la vecchia ricetta neo liberista dei tagli porterebbe alla riduzione di classi e quindi di docenti. Servono statisti e non amministratori per cambiare politica in gravi di cambiare il paese.
Ci saremmo aspettati dal ministro Bianchi un cambio della politica scolastica che continua a fare ( sbagliando) il MEF. I costi sociali della soppressione delle classi in termini di mancanza di prospettive e di opportunità per le persone sempre più valutate come numeri non li valuta nessuno. Non basta avere una politica di bilancio in pareggio per guardare al futuro che questa politica miope trascina volutamente e colpevolmente. La scuola quella di Calamandrei non è un Ente di assistenza, ma l’istituzione che garantisce libertà e democrazia, nonché lo sviluppo economico e sociali del paese. Non si può tornare indietro, bisogna guardare avanti.

Per Ivana Barbacci della CISL, “il problema della denatalità va affrontato con politiche attive, che restituiscano ai cittadini i servizi utili e necessari per impostare il proprio progetto di vita e professionale. Servono politiche di rilancio dell’occupazione femminile, ampliamento dei servizi alla prima infanzia, diffusione dei punti di erogazione del servizio scolastico tornando a valorizzare le aree interne del paese anche a sostegno della transizione ecologica. Serve un nuovo modello di scuola che contemperi un n’ inferiore di alunni per classe ed un rilancio della didattica per competenze… Per fare tutto ciò l’organico docente va potenziato e non ridotto e vanno costruito un impianto di rilancio de sistema scolastico più aderente ai nuovi bisogni educativi e formativi degli studenti. Governare la politica scolastica con la calcolatrice, senza uno sguardo ai processi, è pericoloso e dannoso per il sistema scolastico e per le sorti del paese.

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