Tagli sostegno al Sud, la perequazione è ingiusta. Alunni possono contare solo su docenti

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Lo abbiamo definito "taglio epocale", quello alle cattedre di sostegno di alcune regioni d'Italia e il loro spostamento verso le regioni del Nord. Perché è ingiusto.

Lo abbiamo definito "taglio epocale", quello alle cattedre di sostegno di alcune regioni d'Italia e il loro spostamento verso le regioni del Nord. Perché è ingiusto.

Un taglio ed un trasferimento di risorse umane che obbedisce ad un principio semplice: il rapporto alunni/insegnanti è basso in molte regioni el Sud e alto in mote regioni del Nord.

Così, ad esempio, la Lombardia lo scorso anno contava 32.885 alunni certificati (il 15,87%) ed una disponibilità di 13.129 posti di insegnante di sostegno, la Campania 22.162 alunni iscritti (il 10,69%) e una disponibilità di insegnanti di sostegno superiore: 13.593.

Situazione già nota e che ha portato ad una perequazione negli ultimi organici con tagli che superano le mille unità in regioni come la Sicilia e aumenti consistenti in regioni come la Lombardia o l'Emilia Romagna.

Un dossier di Tuttoscuola mette in evidenza altri dati importanti. Infatti, nelle immissioni in ruolo di quest'anno, non sarebbero state rispettate le percentuali per la perequazione dei posti. Rispetto all’organico di fatto 2013/2014 (110.216 posti), gli 80.871 posti dell’organico di diritto del 12014/2015 dovevano rappresentare la percentuale cui fare riferimento per la perequazione dei posti di sostegno nelle diverse regioni. La percentuale rappresentata dai posti dell’organico di diritto è del 73,38%, ma ci sono regioni che hanno superato abbondantemente questa percentuale, come ad esempio la Basilicata con il 84%, Sardegna e Campania con il 79%,Calabria e Sicilia con il 78%, Puglia 76%, Friuli Venezia Giulia con il 75%, Liguria con il 73,8%.

Di contro, alcune regioni si sono attestate ad una media nettamente inferiore. Marche e Lazio con il 68%, Lombardia e Molise con il 67%, Emilia Romagna con il 70%, Umbria e Veneto con il 69%.

C'è, però, un altro dato che bisogna prendere in considerazione. Infatti, il supporto all'alunno non si completa con l'assegnazione di un insegnante di sostegno. Laddove l’alunno non è autonomo, bisogna prevedere la presenza di altre figure professionali che supportino la socializzazione e l’autonomia. Si tratta di figure finanziate dagli enti locali.

Secondo i dati forniti dall'Istat, il numero di ore prestate dall’assistente educativo culturale o assistente ad personam (AEC) è di circa 13 ore settimanali di assistenza nelle scuole primarie e circa 11 ore in quelle secondarie per gli alunni non autonomi in tutte le attività considerate (spostarsi, mangiare, andare al bagno); per gli alunni con minori limitazioni di autonomia le ore medie scendono intorno a 9 per entrambi gli ordini scolastici.

Il numero medio di ore settimanali nelle scuole primarie è di circa 10 in tutto il territorio; nelle scuole secondarie di primo grado si registra un numero medio di ore settimanali più alto al Centro e al Nord (rispettivamente 10,6 e 9,5 ore) mentre nel Mezzogiorno il numero medio di ore è pari a 8,7.

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Gli alunni non autonomi nelle scuole primarie del Nord ricevono un numero medio di ore di AEC pari a 14,3, mentre gli studenti non autonomi delle scuole del Mezzogiorno ne ricevono 12,5. Gli studenti non autonomi delle scuole secondarie di primo grado ricevono più ore di AEC nelle regioni del Centro (13,2 ore settimanali), quelli che ne ricevono meno risiedono nel Mezzogiorno (9,1 ore medie settimanali).

Il dato è, ovviamente, legato alla situazione economica delle singole aree del paese, ed è variegata da regione a regione. Ma è certo che dovrebbe essere preso in considerazione quando si parla di perequazioni, dato che al centro dell'interesse deve essere il servizio fornito agli alunni che al Sud, se si tagliano le cattedre, saranno maggiormente penalizzati dato che non possono contare se non negli insegnanti.

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