Tagli di scuole, Altamore (PD): “Dovremo assistere alle pluriclassi con alunni di prima insieme a quelli di quinta? Fermare questa politica assurda”

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“La parola-chiave del sistema scolastico italiano, a quanto pare, è “tagliare”. Abbiamo già assistito  al taglio dei docenti, con conseguente aumento del numero degli alunni nelle classi e con inevitabili conseguenze sulla qualità della didattica”.

Lo afferma Caterina Altamore, responsabile dipartimento scuola del partito democratico, commentando il previsto taglio di istituzioni scolastiche presente nella legge di bilancio 2023. Un taglio che solo in Sicilia è quantificato in circa 100 scuole.

Sulla scuola molti Paesi investono, perché considerano la scuola il luogo di cultura d’eccellenza, in quanto sede di cultura, di crescita, di formazione delle nuove generazioni. In Italia, invece, prevale una visione aziendalistica e si tende a tagliare tutto ciò che non porta guadagno immediato. E le promesse elettorali, su ulteriori investimenti e su un piano di privilegio dedicato alla scuola, si scontrano con l’arrivo di ulteriori tagli, che la finanziaria già preannuncia“, prosegue la dem. 

A farne le spese saranno gli edifici scolastici in tutta Italia – osserva Altamore -. Le scuole verranno accorpate o ridimensionate e, inevitabilmente, molti piccoli plessi saranno chiusi. Solo in Sicilia si prefigura la scomparsa di oltre 100 scuole“. 

Il ministero ha già messo le mani avanti, anticipando che i dirigenti non perderanno il loro posto. In realtà è probabile che a scomparire sarà il fenomeno della reggenza, che vede molti dirigenti impegnati nella loro e in altre scuole, ma non migliorerà sicuramente la qualità della scuola. Aumenterà, inoltre, il disagio per le famiglie per gli alunni. Le possibili chiusure, conseguenza degli accorpamenti, infatti, avverranno con molta probabilità nei piccoli centri, nelle zone interne, nelle isole, obbligando le famiglie a organizzarsi per gli spostamenti in centri distanti dalla loro abitazione. Dovremo forse vedere bambini e bambine di 6 anni prendere il traghetto per raggiungere la scuola? O dovremo assistere alla creazione di pluriclassi in cui alunni dalla classe prima alla quinta si trovano tutti insieme? , si chiede polemica Altamore.

L’accorpamento, peraltro, interesserà anche plessi che si trovano in contesti territoriali differenti, che presentano esigenze diverse. E in questo caso non si terrà proprio conto del fatto che molte scuole, soprattutto nei territori difficili del nostro Paese, rappresentano l’unico presidio contro la criminalità organizzata, la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra“, prosegue. 

Non si può restare in silenzio, perché tutta la società è coinvolta e interessata. La questione tagli, infatti, è qualcosa di più ampio della riduzione dei posti di lavoro, questione sicuramente importante. Il numero degli alunni nelle classi aumenterà, incidendo sulla qualità della didattica, sugli inevitabili spostamenti e la garanzia di un servizio a disposizione di ogni cittadino verrà meno. Sacrificato dalle pseudo-logiche del risparmio. Ma come si può costruire un Paese se lo si impoverisce e indebolisce nel suo punto nevralgico e vitale? Abbiamo dimenticato tutti che è la scuola che, in ogni Paese, garantisce crescita, futuro e prosperità?“, insiste Altamore.

E ancora: “La situazione sta diventando insostenibile. A tutti sono note le criticità del territorio siciliano, un territorio complesso, difficile, in sofferenza, dove la dispersione scolastica costituisce una vera emergenza, dove la povertà delle famiglie renderà sicuramente ancor più arduo inseguire la scuola “nel centro più vicino”, dove a molti bambini e bambine verrà negato il diritto allo studio. Siamo stanchi dei dati che ci vedono primi per le questioni critiche e di rischio. E qual è la risposta? Tagliare? No. È necessario fermarsi, interrompere questa politica assurda. Siamo in piena emergenza sociale! Si cerchino altrove i fondi. Non certo negli investimenti dedicati all’istruzione. Non si può continuare ad assistere, in silenzio, mentre la scuola viene smantellata, sistematicamente, di ogni mezzo e possibilità. La società intera deve far sentire la sua voce.  Perché se è vero, e lo sarà sicuramente, che verranno meno molti posti di lavoro, è ancor più vero che a pagarne il prezzo più alto saranno loro, gli alunni e le alunne, che meritano la scuola della Costituzione, quella che ‘rimuove gli ostacoli “. 

Dobbiamo chiedere  INSIEME che interrompa questa stagione di tagli e di depauperamento e che la manovra attribuisca “maggiori risorse alla scuola” per garantire educazione e istruzione agli alunni e alle alunne, figli di ognuno di noi. Nessuno escluso!

Fino al 2034 100 mila alunni in meno ogni anno, presidi dimezzati e taglio di circa 600 istituti

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