Tagli alle scuole e agli organici, le Regioni si ribellano. Ma il Ministero difende il dimensionamento scolastico

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Non c’è solo l’autonomia differenziata: a mettere Regioni e Governo contro c’è anche la norma del dimensionamento scolastico, contenuta nell’ultima legge di bilancio, e che prevede l’accorpamento e la chiusura delle scuole con meno di 900 studenti iscritti. E conseguente taglio dell’organico di dirigenti scolastici e Dsga.

Questa misura potrebbe ricadere in misura maggiore nel Mezzogiorno, in particolare nelle regioni della Campania, della Sicilia, della Calabria, della Puglia e della Sardegna, a causa del calo demografico e di una situazione preesistente più complessa, ma che riguarda tutta l’Italia. Ma anche le Regioni del Centro-Nord si oppongono e già hanno fatto sentire la propria voce.

Il calo della popolazione scolastica

I dati relativi alla popolazione scolastica prevedono infatti un calo da oltre 8 milioni a meno di 7 milioni in 10 anni. Questo calo, insieme ai limiti imposti dall’UE con il Pnrr, sarebbe la ragione per cui la Legge di Bilancio ha previsto una normativa sul dimensionamento scolastico, che comporta un taglio di sedi e personale.

Questi tagli avranno effetto principalmente dal 2024/2025 ma si faranno sentire già a partire dal prossimo anno scolastico.

La prima Regione a ribellarsi ed annunciare ricorso alla Corte Costituzionale, è stata la Campania. La Regione guidata da Vincenzo De Luca è stata subito seguita a ruota dalla Puglia che ha deciso di impugnare la norma sul dimensionamento, chiedendo alla Consulta di dichiarare incostituzionale la norma statale che costringerebbe l’accorpamento di istituti scolastici sul territorio, causando disagi sia all’utenza che ai docenti.

Anche la Toscana si oppone e ha già annunciato il ricorso alla Consulta. La stessa strada che a quanto pare prenderà anche l’Emilia Romagna: “Il governo taglia sulle scuole, rischiamo le classi pollaio. Non l’ho mai fatto in 8 anni ma impugno il provvedimento davanti alla Corte costituzionale”, ha affermato pochi giorni fa il presidente Stefano Bonaccini.

Sin dalla comparsa della norma in manovra, il Governo e il Minsitro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, hanno respinto le accuse e anzi, il numero uno di Viale Trastevere aveva precisato: “Sul tema del dimensionamento scolastico le scelte del dicastero vanno nella doppia direzione di mitigare gli effetti delle normative precedenti e osservare i vincoli dell’Ue in attuazione del PNRR: non si può essere europeisti a corrente alternata“.

Se non fossimo intervenuti si sarebbe arrivati a una disciplina più penalizzante per 90 posizioni di dirigente scolastico e direttore amministrativo. La norma da noi proposta non prevede chiusure di plessi scolastici, ma l’efficientamento della presenza della dirigenza sul territorio, eliminando l’abuso della misura della reggenza“, aggiunge Valditara.

“Questo modello consentirà di pianificare il numero di istituzioni scolastiche per ogni triennio, permettendo alle Regioni di adeguare la pianificazione locale alle esigenze del territorio”, conclude il Ministro.

Dimensionamento scolastico: cosa si prevede con la manovra 2023

La riforma del dimensionamento scolastico che è stata approvata con l’ultima legge di bilancio 2023, propone dunque interventi secondo il Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Sono previsti tagli calcolati di sedi e organici che avranno effetto principalmente a partire dal 2024/2025.

In particolare è previsto un decreto del Ministro dell’istruzione e del merito, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, previo accordo in sede di Conferenza unificata, per la determinazione dei criteri per la definizione del contingente organico dei dirigenti scolastici e dei direttori dei servizi generali e amministrativi e la sua distribuzione tra le Regioni, sia da adottare entro il 31 maggio (anziché il 30 giugno) dell’anno solare precedente all’anno scolastico di riferimento.

Anche la sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti ha spiegato la riforma: “corre l’obbligo precisare che tale riforma – lungi dal prevedere qualsivoglia chiusura di plessi scolastici nonché dall’intaccare la dotazione organica attuale dei dirigenti scolastici e dei DSGA – ha l’obiettivo di parametrare il numero delle autonomie scolastiche alla popolazione studentesca regionale, e non più, come in passato, al numero di alunni per singola istituzione. Ne discende che la riforma consentirà alle regioni di procedere in piena autonomia a una pianificazione, a livello locale, adeguata alle esigenze del territorio e, contestualmente, al Ministero di programmare un piano di assunzioni sulla base dell’effettivo fabbisogno, tenuto conto del personale attualmente in servizio e della stima delle cessazioni per i prossimi anni“.

Il sistema introdotto dalla riforma si prefigge, altresì, di ottenere un abbattimento delle reggenze attribuite ai dirigenti scolastici e della consuetudine di condividere tra più scuole i direttori dei servizi generali e amministrativi, nonché il miglioramento dell’efficienza amministrativa e gestionale. Va da sé che – come espressamente previsto dal PNRR – la programmazione del numero delle autonomie scolastiche non potrà non tener conto dell’andamento anagrafico della popolazione studentesca, che, al momento, soffre di una previsione di decremento su base decennale“., ha aggiunto la sottosegretaria.

Del resto, lo stesso Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha espresso ai dirigenti scolastici alcune rassicurazioni: il parametro di 900/1000 alunnisegnala l’ANP“non va inteso quale soglia per l’autonomia delle istituzioni scolastiche ma è unicamente finalizzato alla determinazione dell’organico regionale dei dirigenti scolastici. Non vi sarà più alcun limite minimo di alunni per garantire la presenza di un dirigente e di un DSGA nelle istituzioni scolastiche”.

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