Tagli alle scuole, allarme in Sicilia: a rischio oltre 100 scuole. I presidi: “La Regione intervenga”

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I presidi siciliani lanciano un grido d’allarme alla Regione, accusata di immobilismo e chiamata a intervenire per evitare la drastica razionalizzazione della rete scolastica prevista nei prossimi anni.

Stando alla legge di bilancio del governo Meloni, la Sicilia rischia di perdere un centinaio di istituzioni scolastiche autonome, i cui plessi verrebbero accorpati ad altri istituti.

In virtù della sua autonomia, la Regione potrebbe agire attuando un “dimensionamento” in linea con le esigenze del territorio, evitando un intervento del governo centrale. Tuttavia, non emergono segnali in tal senso dall’assessorato regionale all’Istruzione.

A sollevare preoccupazione, tramite La Repubblica, è l’Anp (Associazione nazionale presidi) della Sicilia, con il presidente regionale, Maurizio Franzò, che sottolinea l’urgenza di agire, visti i tempi sempre più stretti.

La riduzione delle scuole autonome in Sicilia è un effetto diretto della legge di bilancio per il 2023, che prevede a livello nazionale il taglio di 634 istituzioni scolastiche. Il fine? Ridurre i costi legati agli stipendi dei presidi e dei Dsga.

L’Anp Sicilia esorta la Regione ad agire, per razionalizzare la rete scolastica prima di subire un intervento sostitutivo. Nei prossimi anni, il numero dei dirigenti scolastici e dei Dsga in Sicilia calerà progressivamente, arrivando a 700 unità nel 2025, con la conseguenza di 102 istituti in meno.

Nel 2023/2024, le scuole autonome in Sicilia saranno 802, e occorrerà ridurle a 710, tagliando 92 istituti. Questo richiederà un’analisi dettagliata della mappa scolastica siciliana, con particolare attenzione alle scuole già penalizzate dal calo degli alunni.

In 15 anni, la “razionalizzazione” ha ridotto le scuole autonome siciliane da 1.186 a 802, aumentando però il numero dei plessi scolastici, anche in comuni diversi. Questo fenomeno ha generato istituti enormi e difficili da gestire, come l’Istituto Foscolo di Taormina, con 22 plessi in sette comuni e due frazioni. La preoccupazione dell’Anp è che tale processo possa creare ulteriori “scuole mostro” difficilmente gestibili.

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