Tagli agli insegnanti, pensioni e aumento ore lavorative. Le ricette del FMI per Grecia e Portogallo. In Italia si parte da Bolzano?

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red – Notizie che non rimbalzano dalla stampa nazionale, sono notizie che mettono paura. Il Fondo Monetario Internazionale ha chiesto ai paesi PIGS un tiro della cinghia che coinvolge anche l’istruzione.

red – Notizie che non rimbalzano dalla stampa nazionale, sono notizie che mettono paura. Il Fondo Monetario Internazionale ha chiesto ai paesi PIGS un tiro della cinghia che coinvolge anche l’istruzione.

Il Portogallo, a causa del suo dissesto finanziario, secondo il FMI, dovrà risparmiare più di 4.000 milioni di euro all’anno.

Da dove dovranno essere racimolati tali soldi?

Dalle pensioni, ad esempio, con un aumento dell’età pensionabile da 65 a 66 anni, in modo tale da poter ridurre il 20% delle spese statali.

Dalla riduzione dei salari dei dipendenti pubblici per un importo che può variare tra il 3% e il 7%

Dal licenziameto fino a 120.000 dipendenti pubblici, concentrandosi principalmente sugli insegnanti, sugli operatori sanitari e sui dipendenti poco qualificati.

Per chi rimarrà alle dipendenze dello Stato si preannuncia, comunque, un aumento delle ore di lavoro (senza corrispettivo aumento del salario), nonché la ridurre dell’indennità di disoccupazione.

Molto simile lo scenario per la Grecia, dove i docenti sono in agitazione a causa dei licenziamenti nel settore pubblico, la fusione di scuole e l’aumento delle ore lavorative previsti dalla nuova normativa voluta dal governo.

E in Italia? Basti guardare quanto sta accadendo relativamente ad un possibile blocco degli stipendi fino al 2014, nonché all’indennità di vacanza.

E per l’aumento delle ore lavorative? Scongiurato, al momento, l’aumento delle ore lavorative, dopo la mobilitazione a seguito del tentativo da parte di Profumo di portare da 18 a 24 ore l’impegno settimanale dei docenti.

Ma nel frattempo a Bolzano si è chiesto ai docenti un maggiore impegno lavorativo a fronte di un salario invariato. Perchè, dicono dalla giunta: "Non è più possibile sostenere una scuola pubblica autoreferenziale e impostata su un orario di lavoro ridotto. Anche i docenti devono contribuire al risanamento della finanza pubblica"

E c’è chi vede ciò come una sorta di "prova tecnica di trasmissione" da proporre a livello nazionale. La parola passa alla politica.

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