Svolge supplenze annuali per 8 anni senza abilitazione: condannata a restituire i 2/3 degli stipendi

Stampa
organi collegiali

La Corte dei Conti della Liguria (Sentenza 2 marzo 2020, n. 7) ha condannato una docente a restituire circa 100 mila euro al Miur (2/3 degli stipendi percepiti) poiché, dichiarando falsamente di essere in possesso dell’abilitazione per accedere alla graduatoria, aveva comunque espletato ben 8 incarichi annuali di insegnamento.

La vicenda

 Dal 2002 al 2010 una donna aveva presentato domanda all’Ufficio Scolastico Regionale, per l’iscrizione alla graduatoria provinciale permanente per l’insegnamento nella scuola d’infanzia, dichiarando contestualmente di essere in “possesso dell’abilitazione a tale insegnamento”. Per l’effetto, la donna riceveva incarichi annuali di insegnamento, praticamente ininterrotti, dal settembre 2002 al febbraio 2011. A seguito di un controllo, l’Ufficio Scolastico Regionale accertava che la donna era priva di valido titolo di abilitazione per l’accesso alla graduatoria, e il fatto veniva segnalato alla Procura della Repubblica.

La condanna penale

 In sede penale la stessa veniva condannata per truffa ai danni dello Stato, ma in appello si dichiarava non doversi procedere essendo il reato estinto per prescrizione. Nonostante l’intercorsa prescrizione, le due pronunce in sede penale (per truffa ai danni dello Stato) attestano, comunque, che vi è stata una dolosa attività di “artifizi e raggiri”.

L’accusa amministrativa

La Procura Regionale della Corte dei Conti ha contestato un danno erariale di € 151.161,05, con interessi legali e rivalutazione monetaria, quale conseguenza del comportamento fraudolento della donna che, occultando dolosamente la mancanza di un requisito indispensabile per accedere agli incarichi di insegnamento, ha percepito le retribuzioni erogate per prestazioni lavorative svolte senza titolo.

L’avanzamento su chi l’avrebbe preceduta in graduatoria

 La donna ha ricevuto un indebito vantaggio dal proprio comportamento fraudolento, poiché, grazie ad esso, ha potuto sopravanzare altri soggetti che, legittimamente, l’avrebbero preceduta in graduatoria.

La responsabilità amministrativa

 Il giudice ha ritenuto presenti gli elementi per affermare la responsabilità amministrativa della donna:

  • il rapporto di servizio,
  • il danno erariale,
  • il nesso di causalità,
  • l’elemento soggettivo del dolo.

I vantaggi conseguiti dalla scuola

 Per il giudice contabile sussiste comunque un’utilità conseguita dall’Amministrazione, così trovando applicazione il principio della compensatio lucri cum damno: “l’effettività della utilitas conseguita, lo stesso fatto generatore del danno e del vantaggio, l’appropriazione dei risultati da parte della PA o della comunità amministrata, la rispondenza dell’utilitas ai fini istituzionali dell’Amministrazione che la riceve” (Sezione appello Sicilia, n. 32 dell’8 marzo 2019). Nella specie non vi erano state contestazioni o provvedimenti relativi a insufficiente qualità delle prestazioni professionali rese dalla donna, pur dovendosi presumere che tali prestazioni debbano essere state inferiori a quelle che avrebbe fornito una insegnante abilitata.

La condanna

 L’utilità conseguita alla scuola è stata identificata nella misura di un terzo della retribuzione illecitamente percepita dalla convenuta, con la conseguenza che la donna è stata condannata al pagamento, in favore del MIUR, di € 100.774,03 (pari a 2/3 di quanto percepito), oltre interessi e rivalutazione monetaria.

Stampa

Con i 24 CFU proposti da Mnemosine puoi partecipare al Concorso. Esami in un solo giorno in tutta Italia