Svimez, il 25% degli universitari lascia il Sud per studiare al Nord

di Elisabetta Tonni
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Su 685mila studenti meridionali, 175mila hanno fatto le valigie per iscriversi nello scorso anno a un corso di laurea in un ateneo del centro o del Nord. Solo 18mila sono coloro che invece hanno deciso di percorrere la strada in senso opposto per andare a studiare nel Sud. 

E’ quanto scritto nel rapporto realizzato da Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, che sarà presentato domani al Senato.

Le dimensioni del fenomeno

In termini percentuali, il 25% lascia il Meridione, mentre è inferiore al 2% il fenomeno inverso. Come si legge nel rapporto, nello stesso anno accademico in tutte le università del Sud risultavano iscritti 509.000 studenti. Il movimento “migratorio” per fini di studio ha interessato, quindi, circa il 30% dell’intera popolazione rimasta a studiare in atenei meridionali.

In termini assoluti, oltre 40mila studenti lasciano la Sicilia e la Puglia per il Nord. Si tratta delle regioni con il maggior numero di studenti in esodo. Ma se si considera il fenomeno da un punto di vista percentuale, la situazione si ribalta: i tassi migratori universitari più elevati riguardano le regioni più piccole del Sud, Basilicata e Molise con oltre il 40%, la Puglia e la Calabria con il 32% circa e la Sicilia con il 27%.

Le dichiarazioni di Svimez

Secondo il Direttore SVIMEZ, Luca Bianchi, “E’ evidente che la perdita di una quota così rilevante di giovani ha, già di per sé, un effetto sfavorevole sull’offerta formativa delle università meridionali. Ben più gravi, tuttavia, sono le conseguenze sfavorevoli che derivano dalla circostanza che, alla fine del periodo di studio, la parte prevalente degli studenti emigrati non ritorna nelle regioni di origine, indebolendo le potenzialità di sviluppo dell’area attraverso il depauperamento del c.d. capitale umano, uno degli asset più importanti nell’attuale contesto“.

 

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