Sviluppare le competenze creative: un concorso per fumetti sulle storie di mafia da portare nelle scuole

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Il disegno è una delle attività predilette di ogni bambina/o. E anche la scuola invita a esprimersi attraverso questa forma espressiva già durante il ciclo della primaria, permettendo poi di continuare esercitare la mano fino alle scuole medie, con i corsi di Educazione artistica.

In seguito, la scuola superiore spesso e volentieri fa perdere quest’abitudine: infatti in nessun caso, ad esclusione dei Licei artistici, è prevista la pratica del disegno libero, anche se resta comunque vero che, se non altro, alcune ore del piano di studio sono sempre dedicate alla storia dell’arte e talvolta al disegno tecnico.

Eppure il disegno è una competenza creativa che non per forza ha a che fare con l’arte, ma che senza dubbio porta a sviluppare una capacità di risoluzione delle situazioni problematiche in maniera innovativa ed originale. Sarebbe dunque importante poter continuare a destinare alcune ore scolastiche al disegno anche nelle scuole superiori: ma si sa, non c’è tempo per fare tutto a scuola.

Non per questo, tuttavia, i docenti non possono cogliere le opportunità che arrivano da fuori le mura scolastiche per stimolare la creatività dei propri allievi e studenti, competenza che è tra l’altro ormai riconosciuta come elemento di grande valore per il futuro professionale di ognuno.

In tal senso, un grosso aiuto può venire dalla modalità espressiva del fumetto, un medium che vive una fase di grande diffusione e che al disegno affianca la narrazione. Oggi infatti i primi prodotti-fumetto che vengono in mente se si pensa a questa forma espressiva non sono più Topolino o Tex, quanto piuttosto le numerose graphic novel che vengono pubblicate da sempre più case editrici e che conquistano fette di pubblico sempre più ampie.

Le storie per immagini aiutano infatti a parlare di “cose difficili” in un modo accessibile: il disegno veicola di per sé dei messaggi e le nuvolette di dialogo si servono di un linguaggio parlato, che resta nel registro della conversazione, dunque nella sua rapidità e comprensibilità. Ciò non significa che i contenuti del discorso siano sempre concreti: in tantissime occasioni, è proprio il fumetto a permettere di affrontare temi complessi, con l’ausilio di protagonisti di cui seguire le “avventure”.

In questo quadro si pone la prima edizione del concorso nazionale per studenti delle scuole di ogni ordine e grado (e non solo) “Il fumetto dice no alla mafia”, un’occasione per i docenti di accendere la creatività dei propri allievi e studenti e un’opportunità per le ragazze e i ragazzi di confrontarsi con le biografie di persone del passato e del presente che si sono battute per il contrasto del fenomeno mafioso. Tale invito si pone in continuità con alcuni esempi significativi di produzione fumettistica sulle mafie negli anni recenti, che possono essere modello per chi deciderà di concorrere (si prendano per esempio i volumi pubblicati dalla casa editrice BeccoGiallo sulle figure di Peppino Impastato e Giovanni Falcone).

Maggiori informazioni sull’iniziativa promossa dall’Associazione Peppino Impastato e Adriana Castelli di Milano insieme all’Istituto Comprensivo “Monte Amiata” di Rozzano (MI), con il sostegno del MIUR, sono disponibili qui.

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