Susanna Tamaro: autorevolezza e cultura per recuperare i giovani ‘senza radici’

di Elisabetta Tonni
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Il cuore di Susanna Tamaro l’ha portata a una riflessione sulla deriva dell’educazione dei giovani. La scrittrice parla di una generazione di “selvaggi” ai quali non è stata trasmessa l’importanza dei valori su cui costruire un futuro.

Colpita dagli ultimi fatti di cronaca in cui si parla di spedizioni punitive dei genitori contro i docenti che fanno il loro lavoro, fatti di bullismo, odio trasmesso su alcuni social network, la Tamaro ha usato gli strumenti a lei più consoni. Ha scritto al Corriere.it tutto ciò che pensava.

La riflessione profonda parte proprio dall’analisi di che cosa sia l’attività educativa. Con estrema leggerezza e coerenza di tutto rispetto, Tamaro parte dall’esempio educativo istintivo delle scimmie, gli antropomorfi più simili a noi, per arrivare alle teorie dei filosofi del Settecento e finanche alle creazioni letterarie più prossime.

Susanna Tamaro in questo percorso articolato rileva che, a differenza dello scimpanzé, l’uomo che cresce allo stato brado è destinato a diventare infelice. L’unica arma di salvezza è dunque il sapere. Nella trasmissione del sapere, la scrittrice individua un potente strumento di risveglio delle coscienze. Arriva a comprendere anche, sulla base di un ricordo frutto di una confidenza personale, come un ceffone dato a una bambina che viveva una situazione critica nella Germania degli anni Quaranta servì a far reagire la piccola davanti a una situazione di discriminazione.

Spera dunque, la Tamaro, che il recupero dell’autorevolezza (che nulla ha a che fare con la violenza – come precisa la stessa scrittrice) e il ripristino della cultura possano portare a un risveglio nella nostra società spesso troppo distratta soprattutto verso i giovani.

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