Susanna Tamaro: docente può scegliere fra insegnare nozioni o suscitare passioni

di redazione
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Susanna Tamaro ha scelto lo strumento più adatto a lei per dire la sua sull’insegnamento: un libro.

Il nuovo testo in edicola da domani è una lunga riflessione, messa in forma di lettera, sul ruolo e valore del trasmettere il sapere.

Il Corriere della Sera ha anticipato alcuni brani di “Alzare lo sguardo, diritto di crescere, il dovere di educare“, puntando sul concetto chiave che non bocciare i negligenti è solo un rinvio: la resa dei conti arriverà. In pratica, come riassunto nel titolo dell’articolo, “promuovere tutti è un  boomerang“.

Al concetto saliente di Tamaro si arriva gradualmente. Lei, racconta aneddoti (non si sa quanto autobiografici) in cui molti si potrebbero ritrovare. Particolarmente significativo nella narrazione è l’episodio dei lupini ne “I Malavoglia” di Verga.

Mi sono interrogata a lungo – è uno dei passaggi del libro lettera di Susanna Tamaro – sulla ragione per cui padron ’Ntoni ci tenesse tanto a un carico di lupini, cioè, per me, di piccoli lupi. Che cosa doveva farsene di quei cuccioli? Voleva introdurli in Sicilia? E per quale ragione? A parte questo enigma, che si è risolto soltanto quando, ormai maggiorenne, mi sono trasferita a vivere a Roma e ho scoperto che i lupini erano dei legumi gialli“.

Il passaggio divertente di Tamaro serve a rendere più percettibile il concetto che l’insegnamento deve essere la trasmissione della passione. Tamaro lo equipara a un “vedersi” fra la gente, dove “il più grande vede il più piccolo e intuisce quale sia la strada da indicargli per permettergli di sviluppare la parte migliore di sé“.

Il docente può scegliere fra insegnare nozioni o suscitare passioni. E’ lui che decide se accontentarsi di una lezione ripetuta a pappagallo o far capire che la letteratura “parla alla profondità della nostra inquietudine e alle domande che ne scaturiscono“.

Tamaro non risparmia nel libro-lettera una riflessione sugli indirizzi scolastici, ricordando come il mito del Classico non sia per forza sinonimo di cultura. Esistono molti istituti tecnici che offrono oltretutto specializzazioni facilmente spendibili nel mondo del lavoro, dove non mancano insegnanti entusiasti e coraggiosi che offrono agli studenti “la possibilità di accedere davvero alla cultura; dove cultura vuol dire curiosità, capacità di appassionarsi, di ragionare, mantenendo sempre la mente in una condizione di apertura“.

Non tralascia neanche l’aspetto innovativo legato alla tecnologia digitale. Scrive Tamaro: “Secondo una ricerca molto dettagliata del Miur basata sui test Pisa del 2015, gli studenti italiani con i migliori punteggi nella lettura digitale sono quelli bravi anche nella lettura cartacea e, viceversa, quelli con difficoltà nella lettura cartacea non capiscono nemmeno i testi digitali“.

Poi, l’affondo finale che racchiude tutto: “Non avevo — e non ho — alcun dubbio sul fatto che abbandonare l’idea della centralità dell’educazione voglia dire spalancare la porta alle barbarie“.

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