Susanna Tamaro, bocciata all’abilitazione, elenca i mali della scuola nel suo libro

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Susanna Tamaro non divenne mai insegnante perché non passò l’esame di abilitazione.

E’ quanto si legge sul Corriere della Sera che ha dedicato un articolo alla scrittrice triestina, all’indomani dell’uscita del suo ultimo libroAlzare lo sguardo. Il diritto di crescere, il dovere di educare” (Solferino).

Stando al racconto della scrittrice rilasciato al quotidiano, in quel concorso ebbe un diverbio con i membri della commissione che, indispettiti da un atteggiamento irriverente, le porsero – a suo avviso – una domanda trabocchetto: i requisiti per usufruire di un’aspettativa. E la bocciarono.

Susanna Tamaro sostiene che con i criteri di oggi lei sarebbe considerata una studentessa Bes. Scelse come indirizzo di studio le magistrali, ispirata dagli ideali di Pestalozzi, Maria Montessori, Fröbel, don Milani, proprio per evitare agli studenti di rivivere le sue stesse sofferenze vissute negli anni della scuola.

Nel suo libro se la prende soprattutto con il sistema formativo affastellato da riforme sbagliate e invoca il ripristino di un patto fra le generazioni. Il libro contiene anche un’invocazione ai docenti, a quella classe alla quale anche lei avrebbe voluto appartenere.  Non bocciare i negligenti è solo un rinvio: la resa dei conti arriverà. In pratica, come riassunto nel titolo dell’articolo, “promuovere tutti è un  boomerang”.

L’attenzione verso il bambino è solo apparente, secondo Tamaro. “Per cui – si legge sul Corriere.it – a un ragazzo, appena entrato nel sistema, può capitare di essere certificato come affetto da discalculia, dislessia, disortografia, disprassia, disgrafia, eccetera. Una occhiuta classificazione, una psichiatrizzazione del bambino, cui non corrisponde tuttavia uno sforzo per fargli superare gli ostacoli. Si preferisce aggirare il problema, non si stimola l’allievo a uno sforzo, al sacrificio necessario per raggiungere un obiettivo. Il sistema è costruito in modo da eliminare le difficoltà e rendere il percorso quanto più piano possibile, in modo che alla fine quasi tutti siano promossi. Tanto a selezionare poi ci penserà il mondo di fuori“.

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