Susanna Camusso, l’obbligo scolastico a 18 anni, l’Italia e la Corea del Sud

Di Lalla

di Vincenzo Pascuzzi – Un paio di settimane fa, il 28 febbraio a Milano, il segretario generale Cgil si è dichiarata a favore dell’obbligo scolastico sino a 18 anni e della riduzione da 5 a 4 anni la durata della scuola secondaria superiore (1).

di Vincenzo Pascuzzi – Un paio di settimane fa, il 28 febbraio a Milano, il segretario generale Cgil si è dichiarata a favore dell’obbligo scolastico sino a 18 anni e della riduzione da 5 a 4 anni la durata della scuola secondaria superiore (1).

L’innalzamento dell’obbligo sarebbe, di per sé, lodevole e condivisibile, ma forse risulta inattuale, astratto, prematuro e futuribile in relazione alle attuali condizioni della scuola italiana. Al contrario, la riduzione di un anno della scuola superiore risulta incomprensibile anche perché enunciata gratuitamente, cioè non supportata da nessuna motivazione né compensazione. Anzi sono state espresse argomentazioni e posizioni contrarie (2) (3) tanto che il ministro Profumo aveva dovuto fare brusca retromarcia (4) rispetto all’estemporanea e personale (almeno in apparenza) uscita di Rossi–Doria (5).

È sorta la domanda: perché Camusso è entrata nelle questioni scolastiche ed ha prospettato questa ipotesi? È ragionevole escludere che sia si sia trattato di una svista o di una leggerezza. Probabilmente si è trattato dell’anticipazione di una scelta strategica, forse concordata con Mimmo Pantaleo e la Flc (oppure loro imposta?), che ha spiazzato altri sindacati e partiti. Staremo a vedere se è davvero così.

Camusso si è espressa probabilmente per finalità e scopi di politica sindacale complessiva, prescindendo dalla conoscenza dettagliata della situazione e delle problematiche della scuola.

Domandiamoci allora qual è la situazione attuale della scuola dopo oltre tre anni di gestione Gelmini e pochi mesi di gestione Profumo, che però dichiara di voler proseguire lo stesso progetto. Cerchiamo di rispondere evidenziando alcuni aspetti.

Dispersione. Senza ricorrere all’opera dell’Invalsi, che vanta, promette o minaccia di poter analizzare i risultati scolastici pixel per pixel (!), facciamo alcuni semplici conti con dati statistici aggregati già disponibili.

Ogni anno cominciano le scuole elementari, medie e superiori (usando la terminologia vecchia ma più familiare) circa 600.000 bambini e bambine o ragazzi e ragazze. Però, ugualmente ogni anno, la scuola superiore diploma circa 500.000 giovani di 19 o 20 anni. Infatti, la dispersione nel corso del quinquennio è pari a circa il 20% cioè appunto 100.000 unità! Precisamente gli ultimi dati sulla dispersione indicano un percentuale del 18,8% e 117.000 unità (6), ma è più semplice procedere con i valori arrotondati e approssimati. Dei 500.000 diplomati circa un quarto (esattamente il 23%) cioè 100.000 hanno effettuato almeno un anno di ripetenza (7), hanno cioè 20 anni o più. Analizzando poi le votazioni finali e riferendole a una distribuzione di tipo gaussiano, risulta che circa il 20% sono comprese e accumulate tra 60 e 64 e potrebbero indicare promozioni agevolate, forse non del tutto meritate ma concesse grazie alla …. “clemenza della corte”, cioè della commissione (8). Ciò sia detto senza nessuna recriminazione o acrimonia nei confronti né dei ragazzi né delle commissioni: il discorso è complesso, le responsabilità sono diversificate e ripartite, c’è inerzia e burocrazia, insomma la questione andrebbe seriamente approfondita. Ancora, secondo il Rapporto 2011 di Almalaurea (9), quasi la metà dei diplomati si dichiarano insoddisfatti della scuola scelta e frequentata, tanto che non la sceglierebbero di nuovo.

Riassumendo: 600.000 ragazzi entrano, 100.000 si disperdono, 500.000 di diplomano (alcuni a 20 anni), circa 100.000 devono essere aiutati all’esame finale e solo 250.000 risultano diplomati e anche soddisfatti. Ulteriore conferma sui numeri ci viene da Invalsi e Accademia della Crusca: la metà dei diplomati non sa scrivere in italiano (10) (11). Insomma abbiamo una scuola superiore che, fra dispersi, ripetenti, promossi per il rotto della cuffia, diplomati insoddisfatti, fallisce con diverse gradazioni e con una percentuale compresa fra il 50 e fino al 70% dei casi. In altre parole, oltre alla dispersione palese e rilevata del 20% circa, c’è una ulteriore dispersione occultata, camuffata, una para-dispersione fra il 30 e il 50%. E nessuno sembra accorgersene, nessuno denuncia, tanto meno provvede.

Corea. Va sottolineato che per quanto riguarda l’istruzione, “… l’Italia si piazza agli ultimi posti fra i paesi Ocse come quota di laureati. I giovani tra 25 e 34 anni in possesso di un titolo di studio universitario sono in media 20 su 100 contro la media dei paesi avanzati di 37 e i 27 della Germania, i 43 della Francia, i 41 degli Stati Uniti, i 45 del Regno Unito e i 56 del Giappone” (12). Può essere utile un confronto anche con la Corea del Sud, paese distante 9.000 km, ma anch’esso associato all’Ocse, con superficie circa un terzo della nostra, con popolazione paragonabile, pil pro capite 20’10 praticamente identico: 29.392 $ l’Italia, 30.000 $ la Corea. Però la Corea ha scelto di investire in istruzione, di riconoscere il merito e i risultati concreti ci sono. Il 97% dei giovani coreani consegue il diploma di scuola superiore e il 70% la laurea (13) (14) (15).

In Italia, dobbiamo constatare che da parte governativa, politica e sindacale non risulta nessun programma, ipotesi, richiesta o rivendicazione per colmare gradualmente il gap in campo scolastico rispetto alle medie Ocse e ai paesi europei a noi più affini.

Senza portafoglio. E’ noto che l’Istruzione, con il governo precedente e i ministri Gelmini e Tremonti, ha subito pesanti disinvestimenti e riduzioni di organico. Ora, la situazione non è affatto migliorata con il governo attuale tanto che il ministro Profumo ripete continuamente di voler proseguire il percorso della Gelmini. Nei fatti, il Miur è una specie di ministero senza portafoglio: ha sì sedi ed edifici suoi, ha personale, ma non può intraprendere nulla che richieda risorse aggiuntive, deve rassegnarsi a uno status quo insoddisfacente e carico di problemi. Per dare una dimensione con i numeri: il pil italiano destinato all’istruzione è pari al 4,8% (era il 5,5% nel 1990), a fronte del pil medio Ue del 5,6%; il pil che la Corea del Sud investe in istruzione è addirittura pari 7,0%.

Termosifone. Il mese scorso, il 25 febbraio, il ministro Profumo ha visitato la scuola Falcone allo Zen di Palermo. La situazione tragica di questa scuola (e non è la sola in queste condizioni) è riassunta in poche frasi: “La palestra è chiusa dal 2009, le poche telecamere installate sono rivolte sulle aiuole e la notte non riprendono nulla, l’ascensore è fermo da dieci anni perché mai si è fatta manutenzione. Queste condizioni strutturali aiutano la dispersione scolastica, fenomeno che ogni studio affianca alla povertà familiare, al degrado del territorio. In Sicilia la "media dispersione" sale al 26%. In quartieri come lo Zen 2, rivela il sottosegretario all’ Istruzione Marco Rossi Doria, un giovane su due non va a scuola” (16). Il ministro anziché affrontare con adeguati provvedimenti di emergenza la situazione, ha promesso: “individueremo una persona che segua questa scuola”.

Alessio, un alunno delle elementari, ha chiesto per iscritto al ministro: “vorrei un termosifone per ogni classe” assieme ad altre cose essenziali (17) (18). Adesso siamo a marzo e a Palermo forse il termosifone non serve già più, ma servirà di nuovo ad ottobre o a novembre prossimi. Possiamo prendere questa richiesta di Alessio e la persona promessa da Profumo per seguire la scuola Falcone come indicatori della concretezza e affidabilità degli impegni ministeriali e governativi?

Oppure sono solo promesse, parole che volano e Alessio, i suoi compagni e docenti dovranno scaldarsi e consolarsi con le “benemerenze” promesse loro dal ministro (19)?

Inglese. Torniamo alla Corea del Sud. “Ero appena uscito da un incontro con il presidente della Corea del Sud che mi aveva fatto la richiesta seguente: vogliamo importare a Seul insegnanti di inglese madrelingua, dagli Stati Uniti, perché i nostri ragazzi imparino meglio e più in fretta. …”, così scrive Federico Rampini il 24 febbraio scorso (14). Da noi invece è tutto più semplice, sbrigativo ed economico! Infatti “La legge 133/2008 prevede che l’insegnamento della lingua inglese sia affidato all’insegnante di classe “specializzato” con un piano di formazione linguistica obbligatoria della durata di 150-200 ore” (20) (21). Sì, 200 ore, equivalenti a 5 settimane a tempo pieno! Non sono necessari commenti!

LINK

(1) Camusso: saremo europei solo con l’obbligo scolastico a 18 anni – di A.G. – 28/02/2012

(2) Terminare la scuola a 18 anni? – Pino Patroncini – 31 gennaio 2012

(3) Un anno in meno a scuola? I sì e i no. – Mila Spicola – 14 gennaio 2012

(4) Troppi dissensi sull’addio al quinto superiore, Profumo “congela” il progetto – di A.G. – 17/01/2012

(5) Ridotti di un anno i licei? L’ipotesi nel blog del sottosegretario Rossi Doria

(6) In lieve calo la dispersione scolastica. Profumo – Alessandra Migliozzi – 3.12.2011

(7) Contro la dispersione eliminare la bocciatura? – 23 febbraio 2011.

(8) L’Invalsi e la curva di Gauss – 2.12.2010

(9) Un terzo disoccupati e la metà insoddisfatti. I diplomati italiani secondo Almalaurea – 14 dicembre 2011

(10) «Metà studenti da bocciare in italiano» – 20 gennaio 2010

(11) Prova Scritta di Italiano nella sessione di esame 2009

(12) In Italia i laureati sono pochi e sempre più disoccupati – 7 marzo 2012

(13) Successo scolastico: la ricetta coreana – 4 marzo 2012

(14) Quante lezioni ci dà la Corea – Federico Rampini – 24 febbraio 2012

(15) Disoccupati con lode – Pietro Greco – 7 marzo 2012

(16) Scuola, è allarme abbandoni uno su cinque senza diploma Italia tra i peggiori d’ Europa – 27 febbraio 2012

(17) «Caro ministro, in classe vorrei un termosifone» – Mila Spicola – 26 febbraio 2012

(18) Le domande scomode dello Zen a Profumo che "condannano" gli adulti – Giuseppe Di Fazio – 3 marzo 2012

(19) Profumo, proporrò benemerenza per istituto “Falcone” – 29 febbraio 2012

(20) L’insegnamento della lingua inglese nella scuola primaria – 11/03/2011

(21) Formazione in inglese per tutti i maestri (o quasi) – Giancarlo Cerini – 2005

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