Supplenze sostegno: in mancanza di specializzazione, una laurea deve valere più di un diploma. Lettera

di redazione
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Serena De Carlo – In questi giorni si sta verificando un vero e proprio terremoto, che ha colpito e affondato i docenti precari laureati di tutta Italia nell’attribuzione delle supplenze annuali.

In seguito a numerose sentenze del TAR Lazio, centinaia e centinaia di diplomati ITP, insegnanti tecno-pratici con formazione tecnica e professionale, stanno ottenendo l’accesso con riserva alla seconda fascia delle graduatorie di istituto, quella destinata a coloro che sono in possesso di un titolo abilitante.

Decine di avvocati e sindacati senza scrupoli hanno impugnato il  DM 374 del 1 giugno 2017, emanato dal MIUR per regolare l’aggiornamento delle graduatorie di istituto dei docenti precari, ed in particolare hanno richiesto ed ottenuto dal TAR Lazio l’annullamento dell’art. 2 del suddetto decreto ministeriale, relativo ai requisiti necessari per accedere alle seconde fasce delle graduatorie.
In sostanza, questo sta accendo poiché storicamente (nel 1948) il diploma ITP, come anche il diploma magistrale, è stato considerato abilitante; la legge 124/99 ha poi decretato che anche i diplomati, come i laureati, dovessero invece conseguire un ulteriore titolo abilitante per poter accedere ai concorsi a cattedra.
Purtroppo però, dal 1999, il MIUR ha attivato un solo percorso abilitante (PAS) per i diplomati ITP e solo per coloro con almeno tre anni di servizio, negando di fatto a moltissimi la possibilità di conseguire l’abilitazione,  malgrado il ministero stesso lo avesse previsto più volte (nella bozza del secondo ciclo TFA e nella bozza del terzo, mai bandito).

Ora, il MIUR è clamorosamente in difetto nei confronti dei diplomati ITP, ma non è giusto che un’intera categoria, per quanto si senta danneggiata da anni di assenza di percorsi abilitanti, tenti di farsi abilitare d’ufficio (il titolo è comunque non più abilitante dal 1999) , ledendo i diritti di chi può vantare un titolo di studio superiore (i laureati).

Il fatto grave che si sta verificando, è l’attribuzione a favore dei diplomati ITP, collocati con riserva in seconda fascia grazie alle cautelari del TAR, delle supplenze annuali sul sostegno agli alunni disabili. La loro collocazione in seconda fascia preclude l’attribuzione di tali cattedre ai docenti laureati della terza fascia, malgrado questi ultimi abbiano punteggi altissimi, anni di servizio alle spalle, e molta più esperienza, e un percorso di studio qualitativamente più completo (a parità di non specializzazione sul sostegno). Normalmente, tutti (laureati e diplomati) avremmo “concorso” all’attribuzione delle supplenze sul sostegno dalla terza fascia; i laureati dalla tabella A e i diplomati dalla tabella B, una volta esauriti gli elenchi degli specializzati.
Il ricorso ha fatto gola a molti diplomati disoccupati, per cui quest’anno, sul sostegno, si sono ritrovati in cattedra neodiplomati ventenni inesperti e fuori luogo, con zero giorni di servizio all’attivo nella scuola, zero punteggio, come anche cinquantenni che hanno pensato bene di riciclarsi in cattedra (ex operai, periti, impiegati, geometri, addetti sala alberghieri, etc. etc.).
Inutile dirle quanto ciò stia mortificando chi ha studiato di più, chi si è laureato, chi ha frequentato corsi, master, unitamente ad anni di servizio sulla materie e sul sostegno. Per non parlare di quanto sia pericoloso affidare il sostegno a chi ha un profilo professionale orientato a tutt’altro.
Il fatto che il TAR li abbia abilitati con una sentenza, li ha resi momentaneamente abilitati all’insegnamento sulle loro materie di laboratorio (e fin qui poco il male) ma, purtroppo, con la collocazione in seconda fascia i diplomati automaticamente si aggiudicano le  supplenze sulle migliaia di cattedre di sostegno scoperte, venendo di fatto convocati prima di noi laureati della terza fascia.
Quindi, non vale il titolo ma la “gerarchia” delle graduatorie in cui ci si ritrova inseriti.
Il fatto incredibile è che il MIUR abbia dichiarato ad agosto, tramite l’Avvocatura di Stato, di non volersi appellare a tali sentenze TAR, malgrado i ricorsi “attacchino” un suo recentissimo decreto e ne annullino un articolo.

Con una nefasta e approssimativa nota del 17 agosto, l’ufficio contenziosi del MIUR, ha invitato tutti gli uffici scolastici regionali e provinciali, insieme ai dirigenti scolastici, a conformarsi subito alle sentenze del TAR, consentendo l’ingresso indiscriminato e selvaggio in seconda fascia ai ricorrenti.

Però, poi, il 29 agosto il ministero ha emanato la circolare supplenze 2017/2018, dedicando un paragrafo specificatamente alla possibilità di convocare su supplenze i ricorrenti, solo ed esclusivamente se questi ultimi sono in possesso di sentenza favorevole che li dichiari destinatari di incarichi.

Tradotto: non basta aver fatto ricorso, si deve aver ottenuto anche una sentenza favorevole.

Le scuole, condizionate dalla prima nota, poiché emanata dall’ufficio contenziosi, hanno in un primo momento convocato indiscriminatamente i ricorrenti, con e senza requisiti, lasciando che questi firmassero contratti con clausola risolutiva (in caso di esito negativo del ricorso).

Risultato: dalle seconde fasce e su graduatorie incrociate i ricorrenti DIPLOMATI inseriti con riserva (con e senza sentenze favorevoli)  hanno preso, in tutta Italia, tutte le cattedre di sostegno, lasciando a casa i docenti LAUREATI della terza fascia (con anni di servizio, dottorati, master, punteggi altissimi) che avrebbero invece potuto prendere le supplenze a pieno titolo.

In seguito a numerosi esposti agli USP e agli USR, noi docenti laureati della terza fascia siamo riusciti ad ottenere che fossero depennati almeno i ricorrenti privi dei requisiti (temporali) previsti per ricorrere al TAR, al giudice del lavoro e al Presidente della Repubblica.
Abbiamo richiesto ed ottenuto grazie all’On. Pannarale di Sinistra Italiana un’interrogazione parlamentare sull’argomento ITP e sulla gravissima assegnazione delle cattedre di sostegno prioritariamente a docenti privi di qualunque competenza, a fronte di tutte le belle parole che il ministero spende sulla qualità dell’inclusione e dell’integrazione scolastica degli alunni disabili e con bisogni educativi speciali. La ministra Fedeli non ha dato risposte sufficienti a dirimere la questione, limitandosi ad una penosa e misera lettura delle sentenze del TAR già note a tutti. Tramite l’On. Pannarale, abbiamo chiesto al MIUR di appellarsi urgentemente a tutte queste sentenze del TAR Lazio. Ad oggi, non abbiamo nessuna certezza che lo stia facendo (se non un una risposta sommaria da parte di Max Bruschi).
Ci tengo a precisare che nella circolare supplenze del 2017/2018 emanata dal MIUR è stata omessa una frase ben precisa relativa (come è sempre stato, si veda circolare supplenze dello scorso anno) all’attesa del giudizio del Consiglio di Stato, prima di eventuali conferimenti di supplenze a soggetti con ricorsi pendenti. Quest’anno, omessa la frase relativa al Consiglio di Stato, si sono resi di fatto tutti questi ricorrenti convocabili con la sola sentenza TAR.

Il mancato appello da parte del Miur ai ricorsi subiti, unitamente all’omissione della parte relativa all’attesa de giudizio del Consiglio di Stato, sono una vera  e propria dichiarazione di resa da parte del ministero che, avendo la coda di paglia nei confronti dei diplomati ITP, sta cercando di risarcirli regalando loro l’abilitazione d’ufficio.

Tutto ciò a scapito prima di tutto della qualità del sostegno ai disabili, assistiti da vecchi diplomati lontani anni luce dal mondo della scuola o da neodiplomati dell’ultima ora, ventenni che non hanno mai messo un piede in classe (e li ho visti con i miei occhi durante le convocazioni), che stanno cercando solamente di cavalcare l’onda dei ricorsi, vista la fame di lavoro.
E a scapito dei docenti LAUREATI che si sono visti sottrarre le cattedre che sarebbero spettate loro a pieno titolo per punteggio e servizio pregresso.
A parità di mancata specializzazione sul sostegno di molti supplenti, non si può non tenere conto che una laurea vale più di un diploma tecnico. Gli sforzi intellettuali ed economici affrontati per il conseguimento di un titolo di studio superiore, devono essere tenuti in considerazione. E poco importa che alcuni ITP siano anche laureati, perché di fatto sfruttano subdolamente il diploma per accedere in seconda fascia, diploma che non è più abilitante dal 1999.

Avrebbero dovuto aspettare il Consiglio di Stato, prima di conferire le cattedre ai ricorrenti ITP . Avrebbero dovuto lasciarli in terza fascia, ad attendere da lì le loro convocazioni ed eventualmente l’esito finale del contenzioso.
Invece no, li hanno inseriti con riserva e li hanno individuati come destinatari di incarichi anche se con clausola risolutiva (che magari si scioglierà a luglio, quando l’anno scolastico sarà finito). E chi avrebbe potuto prendere le supplenze a pieno titolo, invece è rimasto a casa.
Una vera e propria guerra tra poveri, in cui la scuola diventa il triste e sanguinoso campo di battaglia, nonché il nuovo ammortizzatore sociale.

Il PD si è vantato della buona scuola così come di questo nuovo e macchinoso sistema di reclutamento FIT, con il quale ci viene chiesto ai laureati di conseguire ulteriori 24 crediti in materie psico-peda-antropo-didattiche,   salvo poi dare il sostegno ai diplomati tecnici e professionali (con tutto il rispetto, però…mi sembra davvero oltraggioso nei confronti di chi ha conseguito la  laurea e altri titoli superiori).
Peraltro, questi diplomati, se le sentenze venissero confermate, avrebbero accesso (e sono già stati predisposti altri nuovi ricorsi) alla fase transitoria del FIT che prevede solo un colloquio orale non selettivo e la collocazione nelle graduatorie regionali in attesa del ruolo. Mentre i laureati magistrali dovrebbero conseguire i 24 cfu, sostenere due scritti ed un orale.
Che i diplomati siano il loro nuovo bacino elettorale? Immagino che numericamente siano molti di più rispetto ai laureati.
Considerando che i docenti laureati, il PD, li ha già persi tutti come elettori, e si è visto il 4 dicembre 2016, ritengo sia una mossa elettorale.

Ultima e non meno importante considerazione: il web è pieno di sindacati e avvocati che “reclutano” centinaia di ricorrenti ogni giorno, marciando sulla disperazione di tanti disoccupati (anche perché le leggi sono attaccabili) e proponendo ricorsi per tutti i gusti.
Si è innescata una lotta fino all’ultimo ricorso/controricorso, per non soccombere.
La verità è che il reclutamento dei docenti ormai è in mano ai giudici. La verità è che avremmo dovuto, tutti, conseguire un diploma tecnico-professionale, invece della maturità classica o scientifica o della laurea magistrale.
La verità è che questo governo “di sinistra”, ha fatto addirittura peggio del governo Berlusconi. Sembrava impossibile, e invece ci sono riusciti. Si capisce quanto ministra e sottosegretari siano totalmente digiuni di scuola. Ci auguriamo tutti che perdano alle prossime elezioni. Certamente non avranno il voto dei docenti. Grazie

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