Supplenze, saranno ancora migliaia. Pacifico (Anief): “Assumere docenti anche su posto comune da I e II fascia delle GPS. Sul campo restano più di 45mila assunzioni” INTERVISTA

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Sono in corso le operazioni relative alle immissioni in ruolo del personale docente; tra qualche giorno si aprono anche quelle per il personale ATA. Il nuovo anno scolastico riparte a breve con la solita certezza: migliaia di precari sia docenti che ATA. Nel frattempo nasce la figura del docente esperto e tutto resta fermo per ciò che riguarda il rinnovo del contratto. Se ne parla con Marcello Pacifico, presidente nazionale dell’Anief.

Ancora una volta numeri alti di posti autorizzati, circa 95 mila, ma poi non si riesce ad assumere. Perché non funziona il sistema di reclutamento del personale docente?

Bisogna estendere le immissioni in ruolo anche alle materie curricolari presenti nelle graduatorie. Partendo dalla I fascia che quest’anno è relegata solo al sostegno e poi continuando con la seconda fascia, prevedendo la necessità per il personale non abilitato di conseguire l’abilitazione con l’ammissione in sovrannumero all’anno di formazione universitaria. Questo è l’unico strumento, attraverso il cosiddetto doppio canale di reclutamento, di affrontare il tema delle supplenze che aumentano di anno in anno, cercando di assegnare le cattedre vacanti. Per quest’anno si prevede che più del 50% dei posti autorizzati per le assunzioni andranno a vuoto, ciò significa che sul campo si lasciano circa 45-50 mila immissioni in ruolo. E comunque non si tiene conto degli 80 mila posti in deroga sul sostegno, né che tutti i posti che riguardano il personale temporaneamente assente in organico di fatto devono essere convertiti in organico di diritto, si tratta di altre 45 mila unità.

Perché le assunzioni da prima fascia GPS sostegno non sono sufficienti per coprire il fabbisogno?

Non bastano perché stiamo parlando di 15 mila insegnanti assunti rispetto a 60 mila posti che andranno vacanti e rispetto ad altri 100 mila posti che non sono stati autorizzati. Rimane un problema endemico quello della precarietà che ha bisogno di soluzioni concrete che vadano a riveder la riforma del Pnrr e legare a ciò che ci chiede l’Europa, grazie alle denunce portate avanti da Anief al Comitato europeo dei diritti sociali.

Tra le vostre richieste appunto l’assunzione per chi ha 36 mesi di servizio alle spalle. Fino ad oggi però non si è realizzato

In questo paese se si parla di personale che dipende dal servizio sanitario è fattibile, per il personale della scuola no. Verso il personale scolastico continua l’ostracismo, come se chi ha lavorato nella scuola per più di 36 mesi di servizio non sia meritevole. Tra l’altro ricordo che dopo ben 15 anni ci sono ancora 40mila docenti in GaE non ancora di ruolo. Le 95 mila immissioni in ruolo autorizzate non tiene conto del doppio canale di reclutamento e quindi di chi da anni insegna nelle nostre scuole. L’unico modo sarebbe autorizzare le assunzioni da GPS senza limitazioni di fasce o per chi ha prestato servizio nelle paritarie.

Sembra ci sia una contraddizione tra GPS stracolme di aspiranti supplenti e poi l’impossibilità di assumere al 100% sui posti autorizzati

Più che una contraddizione sembrerebbe la prova chiara in Europa che lo Stato italiano non vuole assumere e ne approfitta della situazione di precarietà per risparmi di spesa, perché al precario supplente breve non viene pagato il salario accessorio, al precario al 30 giugno non vengono pagate le ferie, al precario annuale non viene garantita la parità di trattamento economica e giuridica garantita invece al personale di ruolo. Per questioni di bilancio lo Stato non vuole risolvere il problema del precariato. Questo è ancora più evidente sul sostegno, dove un posto su due, 105 mila insegnanti di ruolo di sostegno, 90 mila supplenti, viene dato in deroga. Tutto ciò con più di 300 mila alunni con disabilità nelle nostre scuole che non riescono ad avere neanche quel rapporto uno a due rispetto alle ore curricolari del singolo insegnante di sostegno nell’aula. Sono sempre di più le famiglie che aderiscono all’iniziativa dell’Anief “Non un’ora di meno” per reclamare la mancata assegnazione di ore di sostegno in base alle necessità evidenziate nel Pei.

Non va meglio per il personale ATA: poco più di 10 mila immissioni in ruolo autorizzate a fronte di più di 27mila posti disponibili

Anche qui c’è la prova chiara della colpa dello Stato italiano. Su 100 mila posti che servirebbero per gli ATA, lo Stato ne assume 10 mila, una goccia in mezzo all’oceano. Non esiste una giustificazione valida per l’abuso dei contratti a termine. Non si vuole coprire tutto l’organico di diritto che serve alla scuola, è chiaro se si autorizza soltanto un terzo delle immissioni in ruolo rispetto ai posti vacanti. Ancora una volta scoppierà un grande contenzioso. L’organico ATA è stato ridotto di 60 mila unità con la legge 133 del 2008, e non sono stati tenuti in considerazione i posti accantonati per i lavoratori delle cooperative. Non è inoltre previsto neanche un at per istituto comprensivo, l’attuale norma ne prevede uno per ogni 5, soltanto mille posti.

C’è poi la novità dell’indennità di sede per i docenti che garantiscono la continuità didattica. E’ come da vostre aspettative?

Avevamo chiesto l’indennità di sede. In base all’informativa del Ministero si dovrebbe tradurre in 50 euro annui, è una cifra ridicola, neanche simbolica. Basti pensare che la Regione Sardegna per il personale medico ha previsto un assegno fino a 15 mila euro annui per affrontare il problema del personale sanitario nelle sedi più svantaggiate. L’indennità di sede esiste nel lavoro privato con un assegno di 46 euro giornaliero per chi lavora lontano dal proprio domicilio e dalla propria residenza. La scelta del governo per il personale scolastico è quindi sbagliata.

Di contro nasce la figura del docente esperto, proprio mentre si parla di risorse insufficienti per il rinnovo del contratto

Sono due mesi che facciamo incontri in Aran, noi avevamo detto di essere disponibili a un contratto ponte che desse subito quei pochi euro al personale per rispondere anche alla crisi e all’aumento dei costi. Oggi il governo stanzia 14 miliardi di euro extra a tutti i lavoratori tranne a quelli della scuola, e questo non può vederci più su quella linea, ma molto critici. Si ignora l’oltre milione di lavoratori della scuola che ha stipendi lontano dall’Europa e dall’inflazione. Nel frattempo con l’umiliazione per l’introduzione di uno stato giuridico del personale docente non previsto dal Pnrr che non può essere introdotto oggi con un provvedimento di urgenza in piena campagna elettorale. Dubitiamo della costituzionalità di questo provvedimento: siamo pronti a impugnarlo e alla mobilitazione dal 1° giorno delle lezioni. Anche perché i temi legati alla sicurezza delle scuole, mentre i contagi sono aumentati durante l’estate, sono stati ignorati, né è stato confermato l’organico Covid per il prossimo anno scolastico.

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