Supplenze, a Bologna convocazioni unitarie nelle prime settimane di settembre

di redazione
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Coordinamento Precari/ie della scuola di Bologna e Modena – Mercoledì 21 agosto 2019, due rappresentanti del Coordinamento dei precari e delle precarie della scuola hanno incontrato il dottor Schiavone, direttore dell’Ufficio scolastico provinciale di Bologna e il suo staff responsabile per gli ordini scolastici di infanzia e primaria e secondaria di primo e secondo grado.

Da precari/ie di III fascia abbiamo portato all’attenzione dell’USP le questioni relative alle tempistiche e alle criticità delle convocazioni unificate da graduatorie di istituto (GI) nonché la spinosa problematica degli incarichi su sostegno, quest’anno ulteriormente aggravata dall’esigenza di gestire correttamente i rapporti con gli/le specializzandi/e dei corsi in itinere.

Per quanto riguarda le convocazioni unitarie su materia per la scuola secondaria di primo e secondo grado, l’USP ne riconferma l’attuazione prevedendone lo svolgimento entro l’inizio delle attività didattiche e, nello specifico, nelle prime settimane di settembre, in seguito alla conclusione delle operazioni riguardanti l’assegnazione in ruolo da GAE e la mobilità, che si concluderanno entro il 31 agosto. L’operazione, come negli anni passati e come previsto dalla normativa, sarà coordinata e gestita dalle reti di scuole. Abbiamo inoltre rilevato la disponibilità di adottare in futuro la stessa modalità per infanzia e primaria, ordini di scuola per i quali, già da quest’anno, l’USP si è impegnato a verificarne la fattibilità e caldeggiarne l’applicazione.

Ciononostante, alcune criticità restano:

1 – Abbiamo visto già lo scorso anno gli effetti della clausola definita sulla base dell’art. 41 del CCNL 2016/2018, secondo la quale tra le cause di risoluzione di contratti a tempo determinato vi è anche l’individuazione di un nuovo “avente titolo a seguito dell’intervenuta approvazione di nuove graduatorie”. Ciò potrebbe ripetersi, diventando strutturale, a causa dei nuovi inserimenti previsti della finestra per abilitati e specializzati confermata dal DM 666/2019 che modifica il DM 326/2015 e fissata per il mese di ottobre, ad anno scolastico già iniziato, con tutte le conseguenze immaginabili per la continuità didattica e la stabilità degli incarichi. L’USP, condividendo la nostra preoccupazione, si è reso disponibile a considerare l’eventualità di seconde convocazioni ma, tuttavia, solo nel caso di nuovi inserimenti “numericamente rilevanti”.

2 – Il nodo del sostegno rimane, ancora una volta, irrisolto. Come ostacolo alla nostra richiesta di assegnarlo, anche da terza fascia, attraverso il “tavolone unificato” è stata presentata non solo una mancanza tecnica (l’assenza di un software in grado di permettere l’incrocio delle GI di ogni singola scuola), ma anche l’esigenza di ascoltare le famiglie che richiedono per i loro figli e figlie continuità didattica. Su questa questione ci preme essere chiari: dati anche i numeri pubblicati dallo stesso USR e che vedono 4349 posti in deroga sul sostegno per l’intera regione, di cui 796 solo nella provincia di Bologna e 827 nella provincia di Modena, riteniamo che le azioni di reale rispetto nei confronti delle famiglie siano in primo luogo un piano di stabilizzazione nazionale del personale docente basato anche sulla trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto; in secondo luogo una gestione chiara, trasparente e tempestiva delle assegnazioni dei numerosi incarichi a TD che vengono invece ogni anno lasciati alle singole segreterie e in coda alle altre operazioni, col rischio di operazioni non in linea con le norme esistenti.

A questo proposito, in linea con quanto abbiamo sempre affermato, guardiamo con interesse alla sperimentazione che da settembre coinvolgerà l’Ufficio Scolastico di Lecce e altre province del centro nord, per cui l’individuazione degli insegnanti di sostegno avverrà, in seguito alla nomina degli insegnanti specializzati, attraverso lo scorrimento di una graduatoria incrociata costituita da tutti gli aspiranti, anche privi di titolo. Non nascondiamo di aver sperato che l’Emilia Romagna avesse aderito a tale sperimentazione, che avrebbe probabilmente perfezionato un’esperienza che, anche grazie alle richieste avanzate dal CPS, nelle province di Bologna e Modena esiste già da tre anni. Non possiamo quindi che augurarci che modalità analoghe siano quanto prima adottate su tutto il territorio nazionale.

3 – Restano, infine, coloro che stanno conseguendo il titolo di specializzazione su sostegno. Ci rallegriamo del fatto che anche in Emilia Romagna sia stata riaperta la possibilità di richiedere le 150 ore di permesso studio per i mesi da settembre a dicembre. Tuttavia, abbiamo segnalato il rischio che la scadenza al 16 settembre per la presentazione delle domande agli istituti scolastici possa scontrarsi con i ritardi nell’assegnazione degli incarichi che molto spesso, delegati alle singole segreterie, avvengono ad anno scolastico già iniziato e con tempistiche molto eterogenee. Abbiamo incontrato su questo l’attenzione del dott. Schiavone che si è impegnato a segnalare la questione all’USR per ottenere una deroga ai tempi suddetti.

Nei giorni dell’ennesima crisi di governo che ha nuovamente polverizzato le promesse sulla stabilizzazione dei precari, storici e nuovi, abbiamo esposto all’ufficio scolastico le nostre preoccupazioni anche in merito al prossimo riaggiornamento delle GI per il triennio 2020/2023 che non prevede ad oggi la possibilità di nuovi inserimenti. Sebbene su quest’ultimo punto il dottor Schiavone si sia detto ottimista, la certezza sarà data soltanto da un decreto del prossimo governo.

Se i concorsi sono un miraggio è indispensabile gestire una situazione che è diventata da emergenza regola, garantendo la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici della scuola: come Cps da tempo riteniamo che sia necessario garantire la stabilizzazione del precariato a partire da un sistema basato sul doppio canale, intervenire sulle modalità di assegnazione dei contratti a TD da graduatorie d’istituto eliminando il limite delle 20 scuole e trasformando le GI in graduatorie provinciali.

Nonostante l’impegno locale, sappiamo bene che le radici del problema sono altrove, in un interlocutore nazionale che si dimostra sordo e reputa la scuola terreno di proclami e, soprattutto, di ripetuti tagli.

Ci aspetta quindi un nuovo anno scolastico di confronti e battaglie per mantenere accesi i riflettori sulla scuola e su una parte sempre più consistente e indispensabile del sistema scolastico, i suoi lavoratori e le sue lavoratrici precari/ie.

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