Supplenze docenti e Ata. Dopo 36 mesi a casa? No, dice Faraone. Ma la risposta non convince

di Lalla
ipsef

Ritorniamo sul passaggio del testo del DDL che magggiormente suscita una reazione di protesta da parte dei precari, norma già definita da molti "incostituzionale".

Ritorniamo sul passaggio del testo del DDL che magggiormente suscita una reazione di protesta da parte dei precari, norma già definita da molti "incostituzionale".

Si tratta dell'art. 12 comma 1 del DDL

"I contratti a tempo determinato stipulati con personale docente, educativo, amministrativo, tecnico ed ausiliario presso le istituzioni scolastiche ed educative statali per la copertura di posti vacanti e disponibili, non possono superare la durata complessiva di 36 mesi, anche non continuativi"

Una norma che non può che preoccupare il personale interessato, soprattutto coloro che hanno già raggiunto nell'a.s. 2014/15 tale "traguardo" ma non faranno parte del piano assunzioni straordinario del 2015 (un migliaio di insegnanti abilitati presenti nella seconda fascia delle graduatorie di istituto, ma anche insegnanti di III fascia chiamati a supplire per posti vacanti su classi di concorso in cui non c'è più nè Gae nè GM, nonchè il personale ATA).

IlSecoloXIX riporta le risposte dell'On. Davide Faraone sottosegretario Miur sul tema

Riferiamo in particolare la risposta alla domanda sul rischio di rimanere a casa dopo i 36 mesi di servizio

"Non sarà così. Abbiamo recepito la sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea per tutti coloro che hano fatto ricorso (fa riferimento al fondo stanziato per il risarcimento, ndr) e confidiamo che la nostra interpretazione sia esatta. I precari non resteranno a casa, ma potranno fare delle supplenze. E poi partecipare ai concorsi"

Bene, i precari potranno fare delle supplenze, ci dice Faraone (e ci mancherebbe altro, rispondono i precari).  Ma non ci dice che i precari potranno continuare ad avere incarichi su posti vacanti e disponibili, piuttosto le sue parole potrebbero essere interpretate nel senso che in attesa del concorso, non potendo più occupare posti vacanti e disponibili, a questa tipologia di precari potrebbero andare solo supplenze temporanee.

E chi se ne importa delle graduatorie! L'allarme è già stato lanciato da tutti i sindacati. Rino Di Meglio, coordinatore della Gilda degli Insegnanti, intervistato da OrizzonteScuola.it ha così commentato

"E' incostituzionale. L'assunzione avviene per graduatoria, se ho i titoli lo Stato non può impedirmi di lavorare perché ho 36 mesi di servizio. Se non ha avviato la stabilizzazione non è colpa del lavoratore."

E mettiamo pure che il bando di concorso 2015 e poi la cadenza triennale, rigorosa, della procedura riesca a risolvere il problema (che pure inizialmente esiste e dunque una deroga o una modifica è auspicabile per non dire necessaria) per gli insegnanti. Ma per gli ATA, quale sarà la soluzione?

Al momento non sono programmate assunzioni ATA per il 2015, le prospettive future non parlano certo di svuotamento delle graduatorie, e allora come si concilia il divieto di supplenze oltre i 36 mesi su posti vacanti e disponibili se non c'è la programmazione di un reclutamento? Costringendo il lavoratore ad accettare posti meno vantaggiosi economicamente e di conseguenza anche dal punto di vista contributivo/pensionistico?

Vogliamo sperare non sia questa la soluzione, e chiediamo su questo passaggio ulteriori spiegazioni.

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