Supplenze docenti 2023, algoritmo e convocazioni in presenza funzionano allo stesso modo?

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Supplenze docenti 2023/24: dopo tre anni scolastici in cui è stato adottata la modalità telematica per l’assegnazione degli incarichi al 31 agosto e 30 giugno 2024 da GaE e GPS, si continua a rievocare la cosiddetta “convocazione in presenza”, quella in cui gli aspiranti venivano convocati attraverso avviso pubblicato sul sito dell’Ufficio Scolastico a presenziare in un determinato giorno o a inviare delega per l’attribuzione dei posti.

Tra confusione, chiasso, a volte presenza dei carabinieri a garantire la correttezza delle procedure, si proseguiva anche per più giorni in un  estenuante tour de force, non esente da errori.

E allora, perché da quando le nomine vengono assegnate tramite procedura informatizzata si reclama il ritorno a questa modalità?

Che cosa, in presenza, garantiva maggiore equità e controllo delle operazioni svolte?

Innanzitutto bisogna precisare che il numero di incarichi assegnati è diventato significativamente più consistente negli ultimi anni scolastici (nel 2022/23 le cifre parlano di 217mila, mentre per il 2023/24 a settembre siamo a quota 130mila con buona probabilità di arrivare almeno a 170mila).

E quindi la gestione in presenza presupporrebbe una organizzazione capillare.

Secondo gli Uffici Scolastici non cambia nulla tra algoritmo e convocazione in presenza

Riportiamo la risposta fornita dall’Ufficio Scolastico di Alessandria e Asti, ma essa è uguale e condivisa da tutti gli altri uffici che in questi giorni stanno ancora gestendo le nomine (alcuni sono arrivati al quinto turno).

3) Il docente rinunciatario reclama mancata individuazione su turni successivi di nomina

L’art. 12, c. 10, O.M. 112/22 dispone che “L’assegnazione dell’incarico rende le operazioni di conferimento di supplenza non soggette a rifacimento. La rinuncia all’incarico preclude, altresì, il rifacimento delle operazioni anche in altra classe di concorso o tipologia di posto. Le disponibilità successive che si determinano, anche per effetto di rinuncia, sono oggetto di ulteriori fasi di attribuzione di supplenze nei riguardi degli aspiranti collocati in posizione di graduatoria successiva rispetto all’ultimo dei candidati trattato dalla procedura, fatto salvo il diritto al completamento di cui al successivo comma 12.

Tale principio, peraltro, non innova rispetto alla modalità di conferimento delle supplenze precedentemente adottata (con individuazione “in presenza”): anche con le suddette modalità, infatti, in seconda convocazione (a seguito di rinuncia di nomina conferita su delega o a seguito di disponibilità a qualsiasi titolo sopravvenuta) gli
aspiranti che, nella prima convocazione, non avevano accettato posti o spezzoni disponibili quando erano stati raggiunti in graduatoria nella loro posizione, non potevano partecipare ad ulteriori fasi di attribuzione delle supplenze; l’ufficio operava per un diritto al completamento esclusivamente nei confronti di coloro che nella prima convocazione, in mancanza di posti interi, avevano accettato uno spezzone. […]

Pertanto, si ribadisce che se la procedura telematica dovesse rilevare che l’aspirante non ha indicato una sede ancora disponibile ovvero, a maggior ragione, non ha preso servizio su quella che gli è stata assegnata lo considererà, a questo punto, rinunciatario, e la sede libera sarà assegnata al primo docente che l’abbia chiesta in domanda, secondo l’ordine della graduatoria. Per maggiore chiarezza, a titolo esemplificativo: la mancata indicazione della sede di X, sia intera o spezzone, da parte del docente costituisce rinuncia, per cui il suddetto posto verrà dal sistema attribuito al primo docente in graduatoria che ha indicato quella scuola.

Cosa era diverso nelle convocazioni in presenza

Innanzitutto va rilevato che ciò che si contesta non è tanto la modalità di convocazione in sè (informatizzata o in presenza), ma due dati di fatto

  • la compilazione della domanda in assenza delle disponibilità
  • l’avvio dell’algoritmo in mancanza di tutte le disponibilità

E’ indubbio che queste due circostanze finiscano con il penalizzare gli aspiranti che occupano, per punteggio e merito le posizioni più alte della graduatoria.

Essi infatti sono indotti ad operare una scelta individuale e personale delle preferenze, optando per quelle gradite tralasciando quelle in cui si assumerebbe servizio solo  se non ci fossero disponibilità precedenti.

La mancanza di tutte le disponibilità al primo turno dell’algoritmo rende falsato il processo perché la domanda viene compilata sulla base di tutte le disponibilità presunte, la procedura realizzata su una porzione di esse.

In presenza questo avveniva più raramente perché sia i sindacalisti che gli aspiranti avevano la possibilità di controllare le disponibilità prima di operare le loro scelte, di contattare le scuole per verificare che quella disponibilità fosse veramente presente, per sollecitarne la comunicazione all’Ufficio Scolastico.

Quante volte abbiamo assistito a queste scene di ordinaria confusione negli Uffici Scolastici?

Inoltre la convocazione simultanea degli aspiranti in buona posizione in graduatoria permetteva che la cattedra lasciata libera subito dal collega che optava per altra classe di concorso veniva rimessa tra le disponibilità oppure si accettava il posto residuo, anche se non gradito, mentre sceglierlo a priori diventa difficile.

Mancanza delle disponibilità al primo turno: è questo il punto debole

La partita a nostro modo di vedere non è da giocare sulla convocazione in presenza o con modalità informatizzata ma sulla necessità di garantire il massimo delle disponibilità già al primo turno.

Il secondo turno non deve contenere in nessun modo cattedre che sarebbero dovuto andare al primo ma solo cattedre rientrate per rinuncia o spezzoni dei part time richiesti. Questo significa gestire per tempo anche le cattedre di sostegno in deroga, che solo in misura residua dovrebbero aumentare nel corso dell’anno scolastico.

Altrimenti,  la dicitura “disponibilità sopravvenute” finisce con il giustificare un primo turno avviato solo per rispettare la tempistica.

D’altronde, al di là dei chiarimenti legittimi che gli Uffici Scolastici possano fornire, anche il Ministero ha ammesso che questo è il punto debole e che bisogna intervenire lasciando uno stacco di almeno due settimane tra chiusura delle immissioni in ruolo e assegnazioni provvisorie, per gestire rinunce, surroghe, errori e rettifiche.

E ancora, a nostro parere, tutti gli Uffici Scolastici dovrebbero lavorare in sintonia nel rispetto delle tempistiche altrimenti il ritardo di una va ad incidere sulle disponibilità presenti in un’altra provincia che invece ha cercato di lavorare al meglio. Questo discorso riguarda anche le scuole che sono invitate a comunicare correttamente le disponibilità, nei tempi indicati.

Senza questo lavoro in sinergia anche le convocazioni in presenza si rivelerebbero un flop, come avvenuto ad es. per il personale ATA  addirittura con un numero esiguo di posti da assegnare rispetto a quelli che vengono gestiti per il personale docente. Cosa è accaduto ce lo riporta la cronaca del Corriere IrpiniaL’ufficio, lo scorso 30 agosto, sul proprio sito ha convocato in presenza, nei giorni 6 e 7 settembre, in turni mattutini e pomeridiani, i collaboratori di prima fascia presenti dal posto 34 al 160 di una fascia composta da ben 293 collaboratori, quindi poco più della metà, considerando che i primi 33 erano già assegnatari del ruolo. Questi collaboratori, chiamati ovviamente in base al punteggio, hanno potuto scegliere tra i posti annuali presenti in quel momento. Tutto perfetto, finora, tranne per il fatto che già il 7 settembre risultavano esserci dei posti in più rispetto alla mattina precedente. Questa situazione ora si riproporrà il 20 e il 21 settembre, giorni in cui lo stesso provveditorato ha convocato la parte restante della graduatoria, ovvero dal 161 al 293, ebbene sì, perché i collaboratori che si recheranno all’ufficio scolastico potranno non solo scegliere tra i posti rimasti dalle scelte (e non scelte) dei colleghi con punteggi più alti ma potranno beneficiare di nuovi posti resisi disponibili solo successivamente alla convocazione precedente.”

Questo conferma che non è questione di convocazione in presenza o informatizzata ma del lavoro di preparazione alla base di una procedura così importante.

Supplenze docenti, per il Ministero l’algoritmo funziona, il problema sta nelle disponibilità. Si punta ad anticipare operazioni ruoli

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