Supplenze, alla disperata ricerca di docenti ingegneri. Per chi sceglie di insegnare “a fine carriera 800mila euro di stipendio persi”

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Supplenti introvabili: potrebbe sembrare esagerato e in contraddizione con le graduatorie colme di candidati, le aule con tanti docenti precari, il bisogno di concorsi e di stabilizzare il personale a tempo determinato che affolla le scuole. La realtà è invece proprio questa: non si trovano docenti per alcune classi di concorso in particolare. L’anno scolastico è iniziato da due mesi e alcune scuole faticano a coprire le cattedre.

Alcuni dati dagli interpelli che la nostra redazione pubblica quotidianamente:

Supplenze, dall’infanzia alle superiori mancano insegnanti: le scuole cercano da MAD. Scadenze

Oltre a docenti di Matematica e Fisica, è difficile trovare docenti ingegneri che coprano le cdc A040, A041, A042, Scienze e tecnologie elettriche ed elettroniche, Scienze e Tecnologie Informatiche, Scienze e tecnologie Meccaniche.

Gps esaurite, graduatorie di istituto esaurite, degli istituti viniciori pure, e nessuna Mad idonea. Ecco che si ricorre all’interpello, quasi sempre a livello nazionale, per cercare i supplenti.

Colpisce la storia di un dirigente scolastico, raccontata da Vincenzo Brancatisano, che si appella a Facebook alla ricerca di docenti di Elettrotecnica e Informatica per nove classi del proprio istituto.

La presente va vista – scrive Paolo Fasce, preside dell’istituto nautico “San Giorgio” di Genova e Camogli – quale ‘gesto di disperazione’, in quanto sono alla disperata ricerca di un(‘)insegnante di elettrotecnica per 18 o per 12 ore o, eventualmente, per 9 ore e di altro o altra docente di informatica per 9 ore”.

Perché è così difficile trovare supplenti per queste classi di concorso?

Gli ingegneri elettrici scarseggiano in Italia, per fortuna per noi siamo pochi e molto meno di quelli che il mercato cerca“, spiega alla nostra redazione un ingegnere elettrico.

Per questo motivo la scuola (a partire dal MIUR) – suggerisce – dovrebbe comprendere che non può paragonare l’offerta di un posto di lavoro ad un ingegnere elettrico con un laureato in scienze umane, uno psicologo, uno in giurisprudenza o tante altre figure che in Italia abbondano e a volte non trovando altri lavori si buttano nella scuola come estrema ratio anche senza vocazione“.

Un ingegnere elettrico (mettiamo il caso avesse vocazione per l’insegnamento) – spiega ancora – avendo una mente ingegneristica, con tanti studi scientifici ed economici guarderebbe i due piatti della bilancia, questo ci insegnano e questo insegneremmo agli alunni“.

E non basta: “Da un lato il lavoro privato, grande o media azienda, contratto indeterminato dal primo giorno di lavoro, 13 o 14 mensilità, prima busta paga 1.600 per arrivare in pochi anni a 2.500 e a fine carriere anche 4.000, potersi fare una famiglia da subito, poter ottenere un mutuo per la casa, poter fare vacanza.

Dall’altra parte cosa offre la scuola, precariato per almeno 10 anni, luglio e agosto in disoccupazione NASPI, la sede di lavoro che cambia ogni anno, stipendio base 1.500 per 10 mensilità (esclusa l’estate che si viene licenziati come cani, addio pensione futura), stipendio fine carriera 2.000 euro, difficoltà nel farsi una famiglia, difficoltà nel poter ottenere un mutuo, vacanze con la famiglia precarie“, sottolinea.

A fine carriera lavorativa mancano sul piatto della scuola almeno 800.000 (ottocentomila) euro di stipendio persi, una pensione da fame dovuta alla precarietà, una abilitazione all’insegnamento che non si sa quando potrebbe mai arrivare, un riconoscimento che tolti i ringraziamenti degli alunni non resta nulla, una vita che tarda a partire per la precarietà, perché dopo 36 mesi si viene ancora licenziati invece di essere assunti come richiederebbe la direttiva europea.

Che dire quindi, che purtroppo per la scuola italiana, certi docenti non ci saranno più, per buona pace del Dirigente di Camogli che non lo troverà….e tantissimi complimenti e ringraziamenti a quegli ingegneri che nonostante tutto questo, digeriscono il boccone amaro e danno la loro vita per il futuro dei giovani e della nostra società“, conclude.

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