Supplenze 2021: docenti contestano algoritmo preferenze, pensato per unico scorrimento. Alcune province sono al sesto, chi è penalizzato

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Supplenze: in alcune province si è arrivati al sesto scorrimento del bollettino nomine, e certamente gli incarichi aumentano e in qualche modo tanti docenti trovano una collocazione per l’anno scolastico 2021/22. Ma l’algoritmo con cui le nomine sono state disposte ha delle pecche, che bisogna mettere in evidenza per dei correttivi.

E’ compito dello stato garantire un’equa e consona procedura utile alla funzione di assegnazione degli incarichi. Il sistema dal MIUR ideato trasferisce semplicemente la prassi delle assegnazioni in presenza ad una modalità telematica, senza però considerare la criticità che la suddetta trasformazione comporta

Comincia così la mail che numerosi aspiranti supplenti, rimasti senza incarico dopo gli ultimi bollettini di nomine nelle province più grandi e complicate da gestire (Milano, Roma, Napoli) stanno inviando alle testate giornalistiche, ai rappresentanti delle istituzioni, ai vertici del Ministero.

Docenti con 70 punti a casa e con 30 in cattedra

Secondo quanto riferiscono i docenti, il sistema dell’attribuzione delle supplenze tramite algoritmo rischia di penalizzare i docenti con punteggi più alti, cioè quelli che sono stati presi in considerazione nel primo scorrimento della procedura informatizzata, con le disponibilità presenti al 21 agosto. Salvo essere considerati rinunciatari se in quella prima fase non hanno ricevuto una cattedra.

Un sistema integro e legittimo dovrebbe agire considerando realmente le preferenze espresse rispettando sempre (a patto di disponibilità), un sistema asincrono che fa maxi ondate di convocazioni simultanee invece non solo non rispetta l’ordine preferenziale dei candidati, ma si oppone al principio stesso di graduatoria, e ciò lo si evince dal fatto che docenti con 70 punti sono a casa, ed altri con 30 hanno ottenuti gli incarichi.

L’interpretazione della nota ministeriale da spazio a diverse possibilità, cito il testo per intero :<< La mancata presentazione dell’istanza comporta la rinuncia alla partecipazione alla procedura. La mancata indicazione di talune sedi è intesa quale rinuncia per le sedi non espresse. La rinuncia all’incarico preclude il rifacimento delle operazioni anche per altra classe di concorso o tipologia di posto. In caso di rinuncia, resta salva la possibilità di partecipazione alle successive procedure di conferimento delle nomine a tempo determinato, qualora la rinuncia stessa pervenga entro il termine indicato dall’ufficio territorialmente competente. La mancata assegnazione dell’incarico per le classi di concorso o tipologie di posto e per le sedi richieste consente la partecipazione alle successive procedure di conferimento delle nomine a tempo determinato di cui all’articolo 2, comma 4, lettere a) e b) dell’O.M. 60/2020, alle quali si applicano le disposizioni degli articoli 4 e 5 del DM 30.7.2021, n. 242.>>. L’interpretazione accreditata dal ministero (ma non la nostra) è quella che la mancata indicazione di talune sedi equivale a rinuncia e preclude l’incarico, questa interpretazione è stata applicata arbitrariamente in quanto anche i candidati che hanno ottenuto gli incarichi alle prime individuazioni non hanno inserito tutte le possibilità previste, i suddetti quindi nonostante la rinuncia per numerose sedi hanno ottenuto l’incarico. Questa interpretazione si fonda sul presupposto ingenuo che la rinuncia sia subordinata alla disponibilità di cattedre al momento del proprio turno, ma questo parametro temporale non è indicato dalla normativa, e siccome temporalmente la scelta delle preferenze risale al 21/08/21 la rinuncia è stata temporalmente espressa precedentemente alla selezione e da ciò dovrebbe scaturire che ogni candidato che ha mancato almeno una preferenza nel proprio elenco avrebbe implicitamente espresso una rinuncia e non potrebbe ottenere alcun incarico. 

Matematicamente era impossibile inserire tutte le preferenze, Milano ad esempio ha circa 33 distretti, un docente 4 cdc (secondaria di II e I grado su materia e sostegno), volendo diversificare nella domanda incarichi al 31/08, al 30/06 e gli spezzoni sarei costretto ad inserire ogni distretto 3 volte con relativo contratto di competenza. Senza specificare scuole o comuni quindi solo generalizzando al distretto io per coprire 2 delle sue 4CDC avrebbe bisogno di 188 preferenze; inoltre a differenza di SIGECO che dava la spunta da qui in poi accetto qualsiasi nomina d’ufficio, questa tipologia di procedura non prevedeva questa possibilità rendendo quindi il sistema (che già di per se è stato poco funzionale nei giorni degli inserimenti) ingannevole, perché puniva con l’esclusione anche la singola dimenticanza. La democrazia non vive nell’inganno ma sotto la luce del consenso.

Il problema dell’impossibilità di esprimere tutte le preferenze nelle grandi province era stato immediatamente segnalato dai sindacati alla presentazione della piattaforma, in particolare dalla UIL Scuola. Ma non è stato preso in considerazione dal Ministero, che si è limitato ad indicare nella circolare del 6 agosto la data del 13 agosto come termine ultimo per far conoscere ai docenti le disponibilità su cui effettuare le proprie scelte.

Proseguono i docenti

Inutile approfondire il ben noto ritardo delle disponibilità perché anche un bambino avrebbe capito con una scadenza per gli inserimenti al 21 agosto le disponibilità ci sarebbero dovute essere tutte già per quella data, a settembre ancora ne uscivano di nuove.

Parentesi rilevante per la Lombardia è stata la modalità in cui sono state gestite le assunzioni STEM, i candidati sono stati convocati prima su sostegno e poi in un secondo momento trasferiti su materia, reimmettendo nel sistema circa 300 cattedre, che hanno ingigantito questa problematica, perché dando per buona l’interpretazione normativa del MIUR e la bontà del sistema utilizzato, quest’ultimo era programmato per una sola maxi immissione, invece la traslazione delle cattedre di Matematica ha automaticamente creato un baratro di cattedre da riassegnare che sarebbero dovute essere assegnate in un primo momento, ingigantendo la problematica che comunque si sarebbe manifestata in modo più lieve.”

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