Supplenza assegnata senza rispettare ordine di graduatoria, abuso d’ufficio? Cosa rischia il dirigente

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Ricorreva un dirigente per Cassazione avverso la sentenza della Corte d’appello con la quale era stata confermata la sentenza di condanna emessa in primo grado, in ordine al delitto di cui all’art. 323 cp perché, in qualità di dirigente scolastico stipulando il contratto di lavoro a tempo determinato previa individuazione del destinatario in violazione delle norme sulle modalità di conferimento delle supplenze che imponevano il rispetto delle graduatorie. Quando si ha il reato di abuso d’ufficio? La sentenza della Cassazione che ora si commenta fornisce dei parametri importanti da prendere come riferimento.

Il fatto

Veniva contestato al dirigente di aver agito intenzionalmente per procurare l’ingiusto vantaggio patrimoniale derivante dagli effetti dell’indebito ottenimento della citata supplenza in premessa (percepimento del relativo trattamento economico; incremento del punteggio in graduatoria) ed al contempo arrecava un danno al docente che precedeva il designato e che aveva titolo alla nomina. Ricorreva per Cassazione ed il ricorso veniva accolto in ordine ad uno dei motivi come proposti dal proprio difensore. La si considera interessante soprattutto perché si sofferma sulla questione del dolo e dell’intenzionalità della condotta.

Quando si ha dolo?

La disamina della Corte di Cassazione – Sezione Feriale Penale, SENTENZA 18 novembre 2013 46151 n.46151, prenderà le mosse dall’analisi del terzo motivo di ricorso, che è fondato. Ormai da lungo tempo, le Sezioni unite (Sez. Un. 12-10-93, Cassata, in Cass. pen., 1994, p. 1186, n. 685; Sez. un., 14-2-96, Mele, in Cass. pen., 1996, p. 2505, n. 1419; Sez. un. 15-12-92, Cutruzzolà, in Cass. pen., 1993, p. 1095, n. 646), procedendo ad un’actio finium regundorum tra i concetti di dolo intenzionale, diretto ed eventuale, hanno enucleato dal sistema i seguenti principi: si ha dolo intenzionale allorché l’evento sia dall’agente perseguito come scopo finale; dolo diretto ove l’evento, pur non perseguito dal reo, si rappresenti alla sua mente in un’ottica di elevata probabilità o di certezza; dolo eventuale qualora l’azione venga posta in essere con la consapevolezza che l’evento, non direttamente voluto, ha la probabilità di verificarsi in conseguenza della propria azione e con accettazione volontaristica di tale rischio. Ed in tale prospettiva, le Sezioni unite, hanno esteso l’area del dolo eventuale fino a ricomprendervi la rappresentazione in termini di mera possibilità, affermando che sussiste il dolo eventuale allorché l’agente, ponendo in essere una condotta diretta ad altri scopi, si rappresenti la concreta possibilità del verificarsi di ulteriori conseguenze della propria azione e, nonostante ciò, agisca, accettando il rischio di cagionarle (Sez. un.,14-2-96, Mele, in Cass. pen., 1996, p. 2505, n. 1419).

Il rapporto tra il dolo e il reato di abuso d’ufficio

“Come è noto, soltanto la prima forma di dolo è compatibile con il reato di abuso d’ufficio. Il legislatore ha infatti inteso, con l’avverbio “intenzionalmente”, rendere necessario che l’evento sia la conseguenza immediatamente presa di mira dall’agente, escludendo, in tal modo, le condotte poste in essere sia con dolo diretto che con dolo eventuale (Sez. VI 8-4-2003, n. 21443, rv. n. 226040). Occorre dunque la rappresentazione e la volizione dell’evento di vantaggio patrimoniale o di danno come conseguenza diretta e immediata della condotta dell’agente e obiettivo primario da quest’ultimo perseguito (…)L’elemento soggettivo del delitto di cui all’art. 323 cp consiste dunque nella coscienza e volontà del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio di abusare dei poteri inerenti alle proprie funzioni o al proprio servizio, avendo di mira, alternativamente o congiuntamente, l’ingiusto vantaggio patrimoniale o il danno altrui, che non debbono pertanto essere semplicemente cagionati come risultato accessorio della condotta (Sez. VI, 20-9-2002 n. 34624, Cass. pen. 2003, 2651). Concludono i giudici pertanto rilevando che la sentenza in questione andava annullata con rinvio alla Corte di appello competente per un nuovo esame.

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