Supplentite, sui 36 mesi di servizio risposta del Governo all’Anief. Cosa accadrà adesso?

di redazione
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Anief – La posizione del Governo sul precariato scolastico rimane ancorata a vecchi dettami che mantengono in vita le vertenze nazionali e non risolvono il problema della supplentite cronica nel pubblico, a partire dalla scuola: dopo l’ammissibilità del reclamo 146/17 presentato da Anief al Consiglio d’Europa, la risposta formulata dallo Stato italiano risulta infatti incomprensibile.

Nelle osservazioni, il Governo si difende chiarendo che rispetto alle denunce del giovane sindacato sulla perdurante violazione del diritto dell’Unione da parte della legislazione italiana, nonostante l’approvazione della Legge 107/15 e le sentenze della SS. UU. della Cassazione (22552 e ss. 2016), ci penserà la contrattazione come previsto nell’atto di indirizzo del 19 ottobre. Peccato, replica l’Anief, che nel contratto sulle funzioni centrali, sottoscritto lo scorso 23 dicembre, non sia stato previsto nulla di nuovo: permane il raffreddamento nella ricostruzione di carriera e per i neo-assunti, la disparità di trattamento per il personale precario, il mancato risarcimento al personale entrato di ruolo, l’esiguo risarcimento disposto per gli abusi.

Alla base della questione c’è sempre la volontà in Italia di mantenere in vita la discrepanza tra lavoro privato e pubblico impiego, dove dopo 36 mesi di servizio a tempo determinato in assenza di ragione oggettive continua a non essere consentita non solo la conversione del rapporto di lavoro, ma ora addirittura l’espulsione dallo stesso mercato del lavoro. È dal 2009 che il contratto, in contrasto con la legge, va disapplicato: eppure il Governo ora scarica le responsabilità del mancato adeguamento della normativa italiana alla direttiva 70/UE del 1999 sulla contrattazione, autorizzata, a suo dire, a dettare nuove norme sui contratti a termine e a risolvere il problema del precariato nel pubblico impiego e nella scuola. E in effetti, ANIEF s’interroga da più di un anno sul perché i sindacati rappresentativi in scadenza di mandato non abbiano ancora firmato con il Miur un contratto integrativo al CCNL 2006/2009, nel quale si preveda la parità di trattamento giuridica ed economica tra personale docente e di ruolo. Per non parlare del CCNL del 4 agosto 2011 che addirittura elimina il primo gradone stipendiale per i neo-assunti al fine di favorire l’invarianza finanziaria per le immissioni in ruolo poi normata dalla legge 128/2013.

Ad oggi, nonostante le sentenze delle SS. UU. della Cassazione, infatti, né è intervenuto un accordo nuovo tra Governo e sindacati, né una nuova norma che cambi anche quanto previsto dal d.lgs. 207/94 in tema di ricostruzione di carriera, mentre le stesse sentenze della suprema corte di Cassazione non riconoscono un risarcimento al personale di ruolo e solo uno parziale (da due a dodici mensilità) per il personale precario, allorquando la Legge 107/2015 vieta i contratti a termine su posti vacanti dopo i 36 mesi senza prevedere la stabilizzazione del personale.

Cosa accadrà ora? Risponde Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario confederale Cisal: “Entro marzo, ANIEF potrà replicare alle osservazioni dello Stato italiano, ma alla luce della sua difesa, la condanna della condotta del Governo appare scontata. Mentre si attende di sapere cosa scriverà il sindacato rappresentativo in scadenza di mandato, con il rinnovo delle Rsu alle porte, nel nuovo contratto 2016/2018: qualcosa si potrebbe già capire nell’incontro di domani, vista l’assenza di tali temi nei principali resoconti sindacali degli incontri precedenti. Per le stesse motivazioni, sempre in Europa, abbiamo avviato la discussione della petizione presso il Parlamento Europeo, la presentazione del reclamo al consiglio d’Europa, ci siamo rivolti alla Cedu, la Corte europea dei diritti dell’Uomo e al Comitato Europeo dei diritti sociali”.

“La decisione del Consiglio d’Europa sarà vincolante per le autorità nazionali ai sensi della Carta sociale europea. Perché i tre anni di servizio a tempo determinato vanno considerati come soglia da valutare per l’assunzione a titolo definitivo. Mentre il comma 131 della Buona Scuola è stato creato ad arte per aggirare le direttive Ue”, conclude Pacifico.

Nel frattempo, in attesa che la giustizia europea faccia il suo corso e dopo che la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha espresso forti perplessità sul limite dei 12 mesi di risarcimento sanciti dalla Corte di Cassazione (sentenza n. 27384/2016), il Miur continua ad essere condannato a risarcire ogni dipendente con decine di migliaia di euro, anche per l’assegnazione degli scatti di anzianità ai precari, come ribadito dalla Cassazione nel 2017 e indicato a chiare lettere dalle sentenze europee, come la famosa Mascolo – C-22/13 proprio sui precari della scuola del 2014.

Intanto, Anief prosegue i ricorsi gratuiti per attribuire il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2008-2018. Si ricorda che la violazione della normativa comunitaria riguarda anche la mancata stabilizzazione: si può quindi decidere di ricorrere in tribunale per ottenere scatti di anzianità, il pagamento dei mesi estivi e adeguati risarcimenti. Ai ricorsi sono interessati pure i lavoratori già assunti a tempo indeterminato.

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