Supplenti temporanei e l’attesa di essere pagati. Lettera

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Inviato da Simonetta Figus – Spett.le redazione,
dopo aver letto la vostra pubblicazione relativa alla lettera inviatavi dalla collega Agnese Zanotti, in data 24/06, supplente temporanea come la sottoscritta, ho pensato che fosse venuta l’ora di portare alla ribalta una situazione che tende a restare silente da molto tempo, talmente tanto che sembra unanimemente accettata come cosa naturale per entrare nel sistema, un pò come le prove da superare per entrare in una confraternita da college americano.

E noi, supplenti maltrattati dal ministero e, per estensione dallo stato stesso, ultimi tra gli ultimi, che accettiamo supplenze assurde, facciamo chilometri inimmaginabili spendendo cifre che nessuno ci rimborserà mai, contrariamente a tanti dipendenti pubblici che si vedono rimborsati persino i caffè al bar, che mangiamo un panino buttati in macchina in mezzo alla strada perchè non possiamo permetterci nient’altro, senza poter mai prendere un giorno di ferie o di malattia perchè, in tal caso, ti bloccano lo stipendio per il ricalcolo e te lo rimandano di mesi, noi viviamo nelle nostre disperazioni personali perchè lavoriamo e veniamo lasciati senza stipendio, noi viviamo nell’indifferenza di tutti e nella considerazione di nessuno.

Vorrei, pertanto, che poteste pubblicare questa mia lettera come forma di solidarietà e vorrei che si potesse rendere veramente pubblica questa situazione diventata insostenibile.
Ho iniziato la mia supplenza alla metà di ottobre. In una scuola che dista 100 km. da casa mia, in un paese piccolo e difficile da raggiungere, i cui ultimi 40 minuti di macchina sono composti da curve strette, una sola corsia di marcia, che si inerpicano tra le montagne del Sulcis Iglesiente.
In una sera ho dovuto lasciare la mia casa, organizzare la vita dei miei due figli lasciandoli soli, organizzare la mia in un luogo sconosciuto da dove non potevo rientrare a casa il giorno dopo. Non sapevo niente, tranne che avrei fatto 18 ore. Cosa di cui ero molto felice e che mi ha impedito di rifiutare essendo madre sola.

Ho vissuto lì fino alla fine di novembre, pagavo 350 euro al mese di affitto e tornavo a casa il fine settimana. Risparmio i costi della benzina, del cibo e del riscaldamento per pudore. Nemmeno parlo della mia preoccupazione per i figli soli e della solitudine patita in un paese privo di servizi e distrazioni, dove ero totalmente sola.
Mi hanno pagato le due settimane di ottobre alla fine di novembre e quei soldi sono serviti per rimettere in piedi la mia auto comprata usata e malandata e permetterle di affrontare quella strada. Infatti, poichè i costi erano molto alti, da dicembre ho preso a viaggiare e smetterò solo mercoledì 26/06 con la riunione di collegio.

Ho passato le feste natalizie che solo chi ha vissuto certe situazioni può capire. Certo, non era il primo Natale di difficoltà, ma prima facevo lavori precari o non lavoravo. Adesso stavo lavorando e per lo stato per giunta, più garanzia di così!
Ho passato, dunque, novembre e dicembre senza stipendio. I primi soldi li ho visti alla fine di gennaio. Quando sono arrivati, li ho usati per pagare debiti.

Poi, finalmente, due mesi di regolarità. Ad Aprile ho rischiato di nuovo di non vederlo perchè “qualcuno” si era dimenticato di autorizzare il pagamento. Sono riuscita a rientrare nell’emissione speciale grazie a una telefonata non gentile fatta alla segreteria della scuola che, benchè di sabato, magicamente ha autorizzato. Anche lì, ricordo, grande ansia fino a dopo Pasqua.

Metà dello stipendio se ne andava in costi per raggiungere il posto di lavoro. Duecento chilometri al giorno e per due giorni a settimana notte in b&b a Iglesias per arrivare alle 8:30 a scuola. Rientravo a casa mia ridotta ai minimi termini dalla stanchezza. E una casa da portare avanti e due figli da guardare. Se chiedete ai miei studenti, il sorriso era sempre stampato sulla mia faccia ogni giorno ed era sempre vero perchè stare con loro mi faceva stare bene. Ma, giuro, anche questo mese senza stipendio no, non riesco a farmene una ragione.
Sul sito di Noipa, già da diverse settimane compare lo stato: Risorse in corso di assegnazione da parte del Miur. Anche lo scorso mese era successo, ma poi, per fortuna, era andato in pagamento, comunque ansia fino all’ultimo. Questo mese nessun arrivo e io passerò un mese, se sono fortunata, senza un soldo.

Ho pensato di inviare le bollette, il pagamento al meccanico, ovviamente la macchina con tutti quei chilometri ha avuto parecchi problemi, le rate dell’acqua, l’assicurazione della macchina al ministro Bussetti, perchè se ne faccia carico lui a cui lo stipendio, certamente, non mancherà.
Perchè a chi non è bisognoso i soldi non mancano mai. Ho già fatto anche la domanda di disoccupazione, ma, mi hanno detto che se sarò fortunata li vedrò a settembre così ti pagano per meno tempo e risparmiano, dal momento che in quei mesi riprendono le chiamate e a ottobre magari stai già lavorando e quindi più di un mese non ti verrà pagato. Tutto calcolato, mica sono scemi!

Trovo tutto questo indegno di uno stato democratico. Uno stato dal quale spero di scappare alla prima opportunità. Uno stato che mi ha tradito, che mi tratta senza rispetto e senza considerazione. E come me siamo in tanti, in troppi.
Non ho mai mancato nel mio lavoro, fatto sempre con scrupolo e passione, abnegazione e responsabilità cercando di offrire il massimo ai miei studenti, già svantaggiati da un territorio tanto bello quanto isolato.

Così mi ripaga lo stato in cui sono nata e cresciuta, in cui mi sono formata, per quello che faccio per il suo sviluppo, perchè studenti competenti significano cittadini responsabili e in grado di scegliere, buoni cittadini, capaci di apportare con la loro intelligenza benessere allo stato stesso?
Io che, con i miei studi, in Italia e fuori, mi sono formata per questo?
Tutta la mia solidarietà alla collega Agnese Zanotti, anch’io, come lei, sono stufa di questo trattamento che troppe volte passa sotto silenzio, solo qualche rara lamentela e basta. Andate a guardare la pagina facebook di “Noipa, stipendi e cedolini”, ogni mese una caterva di docenti che si ritrovano, per motivi vari, senza stipendio, disperati a chiedersi l’un l’altro informazioni e preoccupazioni in un continuo disperarsi e vano consolarsi.

Non so se leggerete fino in fondo questa mail, è lunga lo so e vi chiedo scusa, ma è necessario che si prenda coscienza, che ci si accorga di tutti quei docenti temporanei che come gli altri mandano avanti la scuola! Costoro, non solo non godono dello stesso rispetto, ma non hanno nemmeno il diritto di mangiare, non tutti i mesi almeno, a mesi alterni se va bene.

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