Supplenti, Pacifico (Anief): ecco perché lo Stato non dà i posti in ruolo

di redazione
ipsef

item-thumbnail

comunicato Anief – “Lo Stato ha bisogno di un organico di diritto: riguarda tutto il personale di ruolo che è utile a far funzionare la scuola italiana”. A dirlo è stato oggi Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, intervenendo sul tema delle tante cattedre vuote:

secondo il sindacalista autonomo, il motivo di questa situazione – che nell’anno in corso ha portato al record di oltre 110 mila supplenze annuali – va ricondotto ad un organico finto volutamente tenuto in piedi dalla macchina amministrativa italiana per risparmiare soldi pubblici a danno del personale scolastici e degli alunni.

Lo Stato – ha detto il leader del sindacato autonomo – ritiene che ci possa essere una fluttuazione dell’iscrizione degli alunni, anno dopo anno, e utilizza un alto numero di posti in organico di fatto”, ovvero posti che non possono essere utilizzati per mobilità del personale di ruolo e nemmeno per le assunzioni a tempo indeterminato.

“Ma questa fluttuazione dovrebbe essere ridotta, perché gli studenti erano sette milioni e mezzo e sette milioni e mezzo sono rimasti. Ma invece lo Stato che fa? Prende più di 100 mila posti, quindi uno su dodici che dovrebbe essere in organico di diritto e invece di darlo in ruolo lo dà in organico di fatto, pensando di poter risparmiare, perché la maggior parte delle cattedre sono al 30 giugno e quindi non vengono pagati i mesi estivi, lo stipendio non vive l’aumento grazie agli scatti stipendiali ed è sempre quello. Dunque pensa di risparmiare 3mila euro a cattedra”.

Poi succede che arrivano delle sentenze, come quella del 2014 della Corte di Giustizia Europea, e lo Stato si ritrova alla fine a dover pagare più di quello che avrebbe dovuto pagare all’inizio. “Anief – sottolinea Pacifico- aveva intrapreso questa posizione giudiziaria nel 2011, arrivando fino alla Corte di Giustizia Europea. Poi si è pronunciata la Cassazione italiana nel 2016 e ha sancito un principio: il principio di non discriminazione, secondo il quale un precario non può esser trattato in maniera peggiore di un docente di ruolo. E al precario deve essere riconosciuta l’anzianità di servizio”.

“Il problema – ha detto ancora il sindacalista Anief-Cisal – è che la legge non è stata cambiata e il contratto firmato dai sindacati non è stato aggiornato; di fatto il precario ha lo stesso stipendio, ma se fa ricorso riceve quanto dovuto. In questo modo lo Stato paga di più perché viene condannato alle spese e deve pagare un risarcimento per l’abuso dei contratti. Così, fino a quando il numero dei precari che farà ricorso sarà inferiore a quelli che non fanno ricorso, lo stato continuerà con questo organico di fatto che in realtà è di diritto, ma lo stato non vuole ammetterlo”, ha concluso Pacifico.

Versione stampabile
Argomenti:
anief
soloformazione