Superiori quadriennali, USB ai collegi docenti: votate no, serve solo a risparmiare

di redazione
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Il primo settembre i Collegi dei Docenti di molti Licei verranno chiamati ad esprimersi sulla sperimentazione di quello che ormai viene comunemente detto “Liceo Breve”.

Un percorso liceale quadriennale che, secondo quanto assicurato dal Ministro, non toccherà gli apprendimenti e garantirà la stessa quantità di ore di Alternanza Scuola-Lavoro, al fine di anticipare l’ingresso dei nostri studenti nel mondo del lavoro e adeguarsi all’età media europea.

“Ci poniamo molte domande in proposito” afferma Luigi Del Prete, Esecutivo Nazionale USB Scuola, in un comunicato giunto ieri in redazione.

“In primo luogo l’età di termine del percorso di studi è pari a quello italiano in 15 nazioni appartenenti all’UE e di un anno inferiore solamente in 13, quindi il nostro sarebbe un adeguamento al ribasso. Inoltre, il “mondo del lavoro” in questa fase non sembra essere particolarmente accogliente, a meno che il Ministro non intenda il “mondo dello sfruttamento” dei giovani, con salari miseri, orari e turnazioni impossibili e troppo pochi strumenti di tutela, come ci insegna il Jobs Act. Se a questo uniamo la riduzione dello sviluppo delle capacità critiche e degli apprendimenti che comportano questa sperimentazione unita alla propaganda sulle competenze e all’assenza obbligatorie dalle aule scolastiche per intere settimane per svolgere l’ASL (lavoro non retribuito e in totale balìa dell’azienda ospitante), allora è perfettamente chiaro il piano del Governo”.

“La sperimentazione – affermano dall’USB – già avviata in anni passati in un ristretto numero di scuole, forse anche a causa di un conflitto di competenze dovuto alla gestione di questi percorsi non direttamente dal MIUR ma dalle Regioni, non ha prodotto nessuna analisi. Siamo ben abituati alla propaganda, l’assenza di dati in tal senso lascia solo supporre il fallimento del progetto.”

Questi i motivi alla base dell’invito da parte dell’USB Scuola a rigettare la sperimentazione, “in primo luogo – scrivono – per tutelare i cittadini di domani, i nostri studenti e il loro diritto allo studio, ma anche per rigettare il piano di tagli mascherato che si cela dietro questa sperimentazione”.

“Da un calcolo del Sole24ore (il quotidiano di Confindustria, non di certo strumento di diffusione di un pensiero antagonista!) il risparmio è valutato in circa un miliardo e mezzo di euro e la soppressione di circa 40mila cattedre. USB Scuola prosegue nel suo percorso di difesa del diritto allo studio che si coniuga con il diritto al lavoro e al rilancio dei Servizi Pubblici. A partire appunto dalla Scuola” conclude Del Prete.

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