Suor Alfieri: “Sbagliato pensare che aiutare le scuole paritarie significhi aiutare i ricchi, sottraendo soldi ai poveri”

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“Il cammino verso la garanzia del diritto alla libertà di scelta educativa sembra avvicinarsi sempre di più alla meta finale. Segnali positivi giungono da tempo in tal senso, l’ultimo riguarda l’apertura alle scuole paritarie delle risorse destinate al potenziamento delle materie Stem e alla formazione, così come previsto dai decreti firmati dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, prof. Giuseppe Valditara. Si tratta di un segnale davvero importante che fa capire, nei fatti, come il sistema pubblico dell’istruzione, così come previsto dalla legge 62/2000, è formato dalla scuola statale e dalla scuola paritaria. In tempi recenti il Covid ha fatto emergere, in tutta la sua drammatica evidenza, la fondamentale importanza della scuola paritaria”.

Lo dice Suor Anna Monia Alfieri, Cavaliere al Merito della Repubblica e paladina delle scuole paritarie in una nota riportata da Adnkronos.

Infatti, le numerose scuole pubbliche paritarie che hanno chiuso i loro battenti durante la pandemia hanno fatto sentire gli effetti perniciosi sulla scuola statale, non in grado di ricevere gli studenti e i docenti provenienti proprio dalla paritaria chiusa, e sulla tenuta sociale dei territori, con fenomeni sempre più frequenti di abbandono scolastico” aggiunge.

Pensare che lo Stato debba provvedere in via privilegiata alla scuola statale e poi, in via residuale, destinare qualche spicciolo, a mo’ di elemosina, alla scuola paritaria è intellettualmente disonesto oltre che anacronistico. Chi si pasce dell’idea di una scuola privata per ricchi, chi si gongola nella polemica secondo la quale aiutare le scuole paritarie (private, come vengono definite, tout court, senza avere contezza della differenza tra scuola pubblica paritaria e scuola privata) vuol dire aiutare i ricchi sottraendo denari ai poveri, come se lo Stato fosse un Robin Hood al rovescio, non conosce la realtà o, se la conosce, la distorce in modo disonesto per fini altrettanto disonesti” evidenzia Suor Anna.

Non posso quindi che essere contenta di sapere che anche le scuole pubbliche paritarie potranno accedere ai contributi stanziati, non solo per la notizia in sé ma per il principio che la presuppone: la scuola pubblica italiana si compone di due rami, diversi per natura giuridica ma uguali nei fini e chiamati ad intrecciarsi, in una sana collaborazione, per il bene della società attraverso la formazione dei giovani. Se questa vocazione comune fosse finalmente compresa da tutti, non leggeremmo ancora di inutili polemiche, lo Stato risparmierebbe, i risultati nella didattica sarebbero di gran lunga migliori, allineandosi agli standard europei. Occorre decidere di quale idea ci vogliamo pascere e gongolare: o di un’ideologia trita e ritrita o dei risultati raggiunti dagli studenti italiani. Detto diversamente: occorre capire se vogliamo guardare sempre al passato o proiettarci nel futuro, meglio nel presente europeo, visto che in Europa, in modalità seppur diverse, i genitori sono liberi di scegliere la scuola per i figli” conclude.

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