Suona la campanella al ritmo del PNRR. Lettera

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Inviata da Bruno Lorenzo Castrovinci – Inesorabilmente questo nostro tempo estivo volge alla fine. Nei ricordi del tempo vissuto, di quello che abbiamo provato, e come sempre alla fine di questo caldo mese di agosto, riecheggia nella nostra mente il suono della campanella che, a breve, annuncerà a tutti gli alunni il primo giorno di scuola del nuovo anno scolastico, 2023-24, ormai alle porte.

Per i professionisti della scuola è tempo di ripresa; certo, le lezioni per gli studenti inizieranno per molti a metà settembre, ma per il personale scolastico docenti e ATA è tempo di incontri, riunioni, collegi. Per alcuni inizia, inoltre, una vita nuova a seguito dell’assegnazione di un nuovo ruolo, di un trasferimento, di un’utilizzazione o di un’assegnazione provvisoria.

Se il personale docente ha potuto vivere un lungo tempo di vacanza estiva, dedicandosi agli hobby più disparati, per i dirigenti, i DSGA e i loro collaboratori è stato tempo di lavoro per preparare con meticolosità l’avvio del nuovo anno scolastico. Per alcuni Dirigenti Scolastici si è trattato del primo, dopo le ultime nomine dalla graduatoria del concorso del 2017, che, dopo gli ultimi provvedimenti legislativi, darà alla luce altri dirigenti tra quelli che, per un motivo o per un altro, non hanno potuto superare le relative prove.

E mentre le famiglie si apprestano ad approvvigionarsi dei libri di testo, cercando di risparmiare nel mercato dell’usato, negli uffici di dirigenza e segreteria si lavora per l’avvio del nuovo anno, cercando di non dimenticare nulla, affinché il suono della campanella apra le porte agli studenti che entreranno in tutte le aule, per vivere un nuovo anno di questo bellissimo tempo della loro vita.

Nel silenzio dei corridoi e delle aule, negli androni vuoti, senza gli alunni, nel centro ristoro chiuso per ferie, si progetta, si coordina, si prepara e, soprattutto, si corre per adempiere alle scadenze del PNRR e dei progetti a valere sui fondi strutturali FSE e FESR 2014-20, e per liquidare i compensi spettanti a un middle management sempre più stanco e sovraccarico di lavoro.

La scuola cambia pelle da settembre; questo accade per ogni nuovo inizio, ma quest’anno si colora delle aspettative determinate dalle progettualità per la realizzazione dei nuovi ambienti di apprendimento e dei nuovi laboratori, con attrezzature che invaderanno in autunno le istituzioni scolastiche, le quali dovranno pensare a dove depositare temporaneamente tutti gli scatoloni e pacchetti vari e successivamente al montaggio e messa in esercizio degli stessi, tutto in piena attività didattica con le aule e i laboratori occupate dagli alunni per l’ordinario svolgimento delle attività didattiche.

Il nuovo anno è anche quello del contrasto ai divari, delle progettualità destinate agli alunni fragili e delle attività di orientamento e tutoraggio per una scuola nuova, diversa, forse. In fondo, però, ogni riforma o trasformazione ha sempre avuto da noi vita breve, in quanto, per inerzia, ad ogni azione di cambiamento, corrispondono sempre le più disparate azioni per ripristinare lo stato precedente.

Tentativi e tentativi di riforme, movimenti di avanguardia, scuole DADA, tutto all’insegna del nuovo ma che oggi è, per certi versi, già vecchio in alcune realtà che lo hanno vissuto ma, ahimè, abbandonato.

Se il PNRR detta il passo delle nuove scadenze e adempimenti, con attività negoziali alle prese con il nuovo codice degli appalti e le nuove verifiche sugli operatori economici, il ridimensionamento e la razionalizzazione delle istituzioni scolastiche preannunciano scenari nuovi, per alcuni nebulosi e tragici, per altri pieni di opportunità.

Certo, l’idea dei poli mette ordine, promette di aiutare gli studenti nella scelta del loro percorso di studi, ma se da un lato promuove un’identità forte delle istituzioni scolastiche di secondo grado, dall’altro i criteri per l’assegnazione delle fasce di complessità premiano le scuole che agglomerano, in un unico istituto, licei, professionali e tecnici, non tenendo conto delle difficoltà della popolazione scolastica numerosa e delle dimensione dei plessi, a volte solo uno, ma così grande che per visitarlo interamente non è sufficiente un’intera giornata.

Risorse, tante, quindi. E poichè, in qualche modo, tutta questa attrezzatura dovrà essere utilizzata dal personale docente e ATA, sarà necessaria una formazione mirata. Certo. Ma di che tipo?
La pandemia ha aperto le porte alla diffusione della formazione a distanza, che, in questo caso, però, risulta assolutamente inadatta, essendo l’apprendimento all’uso delle nuove tecnologie legato più ad aspetti pratici che teorici con la necessità di attività laboratoriali dedicate e personalizzate per ogni singola istituzione scolastica in funzione dei nuovi strumenti di lavoro acquistati.

Ben vengano allora i corsi residenziali, quelli realizzati presso strutture ricettive, che consentono ai partecipanti di tessere relazioni, di vivere l’apprendimento oltre il tempo formalmente dedicato alle lezioni, di scambiarsi delle buone pratiche e di chiedere approfondimenti anche durante un semplice aperitivo o seduti a tavola aspettando la cena, in comune con i formatori.

Ambienti di apprendimento nuovi, quindi, ci attendono all’orizzonte di questo nuovo anno che sta arrivando, ma anche nuovi laboratori, nuovi arredi, per alcune scuole sufficienti a rinnovarsi e innovarsi, per altre, soprattutto per gli istituti tecnici e professionali che non usufruiscono delle donazioni liberali delle imprese, assolutamente no.

Tutto ciò determina un incremento dei divari territoriali a danno degli intenti di garantire a tutti i cittadini italiani le stesse opportunità formative e la stessa qualità della vita.

I nuovi spazi laboratoriali realizzati e le nuove attrezzature necessitano, inoltre, di nuove risorse professionali per garantirne il funzionamento e la manutenzione ordinaria, oltre a un’adeguata assistenza durante lo svolgimento delle attività didattiche.

Sono necessari a breve nuovi assistenti tecnici, con adeguate competenze informatiche e metodologiche; e perché non istituire una nuova figura che sia competente in innovazione didattica, in realtà immersiva, in metaverso, in nuovi linguaggi di comunicazione? Si darebbe così l’opportunità a tanti giovani nativi digitali di mettersi in gioco in un grande processo di
rinnovamento generale della scuola Italiana.

La scuola si rinnova, quindi, e mentre nuovi ma insufficienti arredi si preparano a dare un tocco di nuovo, edifici fatiscenti continuano a non essere oggetto di adeguati interventi strutturali e di manutenzione ordinaria e straordinaria. Occorre, pertanto, un piano straordinario per l’edilizia scolastica che parta dai progetti, in quanto in loro assenza, nonostante le risorse a disposizione, non è possibile cantierare nulla.

Ben vengano, quindi, gli affidamenti d’incarico ai professionisti esterni all’amministrazione, per sopperire laddove le risorse umane interne risultano insufficienti, dotando ogni scuola di un progetto esecutivo immediatamente cantierabile e determinando i criteri di priorità per l’assegnazione delle risorse.

E se ci spingessimo oltre, realizzando in fase di progettazione i modelli BIM di tutta l’edilizia scolastica, avremmo in mano strumenti potenti per le manutenzioni future, che potranno interfacciarsi con l’applicazione della realtà aumentata sempre più una realtà nei cantieri di oggi.

In questo rinnovamento anche gli arredi vanno integrati in quanto i vincoli imposti nelle progettualità del PNRR non consentiranno a nessuna scuola di poter sostituire i vetusti e datati mobili esistenti.

Middle management, bella parola, sulla quale Angelo Paletta ha scritto e riscritto, ma che non trova nei tavoli contrattuali una definizione chiara, come se il funzionamento delle organizzazioni scolastiche fosse sconosciuto. Il sistema di reclutamento volontario e incentivazione dal FIS oggi non funziona più, servono figure formate, motivate, che rientrino in una progressione di carriera vera, che tenga conto del naturale maturare delle competenze richieste per la governance scolastica di oggi.

Auspicabile pertanto un nuovo ruolo al quale si acceda per concorso, con un nuovo inquadramento stipendiale e propedeutico per i successivi concorsi di Dirigente Scolastico e Tecnico.

Suona la campanella, annunciando un nuovo anno, ricco di aspettative certo, ma anche di tanto lavoro, per una scuola Italiana che si innova e si rinnova, per garantire quel successo formativo agli studenti che costruiranno la società di domani.

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