Sull’Italia l’ombra grigia di un secondo lockdown. Anief: facciamolo subito per riaprire le scuole a gennaio

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Comunicato Anief – Il premier Giuseppe Conte e la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina cercheranno fino all’ultimo di tenere aperte le scuole, come è giusto che sia perché la didattica in presenza è insostituibile. Da ministri Daniele Franceschini a Roberto Speranza, l’ala rigorista del Governo, arrivano però sempre maggiori pressioni per l’attuazione del fermo totale.

Secondo il sindacato Anief, l’aumento incessante – intanto Emilia Romagna, Campania, Friuli Venezia Giulia e Veneto, secondo quanto apprende l’Ansa, sono le quattro Regioni per cui l’Istituto superiore di sanità, sulla base dei dati dell’ultimo monitoraggio, ritiene opportuno che siano anticipare le misure più restrittive – del numero di contagi unito alle criticità del sistema sanitario nazionale impone una riflessione anche per quella scuola che tutti noi abbiamo voluto aperta insieme al ministro dell’Istruzione e al presidente del Consiglio perché in primo luogo siamo educatori e proprio questo ruolo viene molto offuscato nella didattica a distanza. La nostra scuola, nonostante l’individuazione di protocolli di sicurezza rigorosamente fatti osservare dentro gli edifici, paga la colpa di comportamenti sbagliati fuori dalle aule e dalle classi, tra gli amici, in famiglia e soprattutto nella rete dei trasporti rilevatasi insufficiente. Di nuovo, l’Italia è spaccata: in alcune regioni sono chiuse tutte le attività produttive e le lezioni in presenza, nell’altra metà i servizi di ristorazione con una curva di aumento del contagio che ci fa supporre che presto tutta l’Italia possa diventare “rossa”.

Marcello Pacifico, presidente Anief: “Qui non si tratta più di chiedere l’onore delle armi agli ultimi insegnanti e al personale Ata, che combattono isolati contro un virus invisibile anche se tracciabile, ma di preservare ancora gli ultimi ‘avamposti’ della difesa della salute di tutti noi. Parliamo, quindi, degli ospedali con i loro medici e degli infermieri. Certo, oggi si realizzano dieci volte il numero di tamponi rispetto a pochi mesi fa, siamo più preparati, conosciamo meglio il virus ma proprio per questo dobbiamo chiudere, purtroppo, e con dispiacere, anche le scuole. Sempre cercando di utilizzare al meglio gli strumenti della didattica a distanza a partire dal consentire a ognuno, docente o amministrativo, precario o di ruolo, studente al Sud come al Nord, di quegli strumenti informatici necessari per stare insieme a distanza, impiegando questo periodo di chiusura per riprogrammare investimenti per la nuova apertura del Paese in sicurezza”.

Crescono i contagi da Covid19 e i ricoveri. In modo direttamente proporzionale salgono le quotazioni del lockdown, facendo tornare in vita lo spettro delle lunghe settimane di fermo generalizzato della passata primavera: non si tratta più di possibilità, ma di un rischio concreto dettato da una serie di motivazioni nemmeno necessariamente legate all’aumento di casi di positività al coronavirus.

I NUMERI

“L’impennata dei contagi, le decisioni ‘autonome’ dei governatori, il caos delle ordinanze del Tar: davanti a una situazione che rischia di sfuggire di mano, nel governo prende piede l’ala “rigorista” pronta a invocare per la scuola misure uniformi, valide sull’intero territorio nazionale. Misure restrittive che, di qui a un paio di settimane, potrebbero concretizzarsi in una chiusura generalizzata”, scrive La Repubblica. A chiederlo non è solo una parte della politica. Solo pochi giorni fa lo ha richiesto anche la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, chiedendo di procedere con un “lockdown totale, in tutto il Paese”, alla luce degli ultimi dati, a partire dall’innalzamento esponenziale di ricoveri in ospedale e nelle terapie intensive, e in previsione di probabili ulteriori incrementi, quindi di una situazione che tra un mese si prospetta “drammatica”.

IL DANNO PER LA SCUOLA

Per la scuola sarebbe un danno non indifferente, perché le lezioni in presenza non possono essere di certo sostituite, con la stessa adeguatezza ed efficacia, con altre soluzioni.

3Certamente, servono ancora 200 milioni di euro per permettere ai precari di non essere esclusi dalla card docente, importantissima per le connessioni al web da computer. Come rimane importantissimo avviare un tavolo permanente di monitoraggio dell’applicazione dello stesso contratto integrativo, oltre che anche un secondo tavolo per l’adozione corretta dello smart working, riservato al personale Ata in servizio a qualsiasi titolo nelle nostre scuole.

PACIFICO: NOI SIAMO PRONTI

“Noi come sindacato siamo pronti – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -, lo abbiamo dimostrato con responsabilità nel disciplinare le regole per l’apertura in sicurezza delle scuole e per lo svolgimento della didattica a distanza. Continueremo nell’informazione e nella consultazione dei lavoratori la cui voce oggi ci impone la chiusura di ogni scuola in attesa che le misure di contenimento diventino efficaci come abbiamo già sperimentato. Se dobbiamo chiudere, nonostante i protocolli di sicurezza sottoscritti, lo si faccia senza troppi indugi, abbandonando la ripartizione dei territori italiani in colori. Così da ripartire con l’inizio del 2021, sperando che la curva dei contagi sia finalmente scesa in modo sensibile e magari possa essere nel frattempo stato sperimentato definitivamente e messo a disposizione della comunità quel vaccino di cui si parla con insistenza da ieri”.

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