Sulla scuola il lavoro ordinario e straordinario degli insegnanti non fa notizia. Lettera

ipsef

Gent.ssimo Curzio Maltese, condivido, con stupore, gran parte dell’articolo sulla scuola.

Con stupore perché, salvo rarissime eccezioni, ad affossare la scuola pubblica è stato anche il “quarto potere”, non quello di Orson Welles, ma le tante penne cammellate dei suoi colleghi che a più riprese hanno contribuito a questo smantellamento, insinuando nell’opinione pubblica il luogo comune che la scuola pubblica italiana è da rottamare e che gli insegnanti, svogliati e fannulloni, non sanno fare il loro mestiere. E da questa responsabilità non è esente nemmeno il suo gruppo editoriale, purtroppo, con sommo dispiacere del corpo docente.
Eppure questa scuola e questi insegnanti hanno formato nel nostro Paese generazioni di cittadini, professionisti, intellettuali, manager, classi dirigenti e anche politici.

Ma fa più notizia lo scoop, la brutta notizia, il gossip sulla scuola e sugli insegnanti.

E tutti contro: pedagogisti irreggimentati, l’establishment industriale con le proprie fondazioni e i propri centri di ricerca, politici ormai “fuori corso” e finanche la stampa che contribuisce, e non poco, a quel disconoscimento sociale che, obtorto collo, investe chi decide di intraprendere questa missione.

Su un’altra cosa mi consentirà di dissentire: non è vero che i docenti non si ribellano.

Probabilmente non farà notizia una mobilitazione del personale della scuola, l’adesione ad uno sciopero, la partecipazione alle assemblee sindacali, i flash mob.

Non fa nemmeno notizia lavorare oltre il proprio orario di lavoro e di servizio, portarsi il materiale da casa, portarsi il lavoro a casa, non assentarsi quando si è malati per non far smembrare le classi e non fa notizia accompagnare gli alunni nei viaggi d’istruzione oltre l’orario di lavoro (notte e giorno con annesse responsabilità) e non percepire o pretendere nulla in cambio.

Eppure continuiamo a crederci nel nostro lavoro, continuiamo a fare il nostro dovere nonostante gli strali, gli anatemi, gli improperi e talvolta il pubblico ludibrio al quale siamo abituati.

PS: Stralcio libro Cuore di De Amicis: Ama il tuo maestro perchè appartiene a quella grande famiglia d’insegnanti, sparsi per tutta Italia, i quali sono come i padri intellettuali dei milioni di ragazzi che crescono con te; i lavoratori mal riconosciuti e mal ricompensati, che preparano al nostro paese un popolo migliore del presente. […] Amalo come ameresti un mio fratello, amalo quando ti accarezza e quando ti rimprovera, quando è giusto e quando ti par che sia ingiusto. […] Amalo sempre. E pronuncia sempre con riverenza questo nome – maestro – che dopo quello di padre è il più nobile, il più dolce nome che possa dare un uomo ad un altro uomo.

A distanza di oltre 130 anni poco o nulla sembra essere cambiato. Purtroppo!

PS: con la presente si chiede diritto di replica con i termini e i modi previsti dell’art. 8 (Risposte e rettifiche) della L. 47/1948.

Angelo Prontera

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