Sul taglio alle scuole è scontro, i sindacati: “Grave manovra del governo”. Valditara: “Tagli non sono veritieri, c’è un equivoco”

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Sulla questione del dimensionamento scolastico è scontro a distanza tra il governo e i sindacati. Per il Ministero dell’Istruzione e del Merito, non esiste il taglio delle scuole, le organizzazioni sindacali, invece, contrattaccano. 

“Sul tema del dimensionamento scolastico vorrei precisare che le scelte del dicastero vanno nella doppia direzione di mitigare gli effetti delle normative precedenti e di osservare i vincoli dell’Europa in attuazione del PNRR: non si può essere europeisti a corrente alternata, solo quando non costa alcuno sforzo”, ha detto il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara che poi ha aggiunto: “Le misure approvate dai ministri Azzolina e Bianchi hanno illuso il mondo della scuola, facendo credere che si potessero istituire nuove istituzioni scolastiche, ma facendosene carico per soli tre anni. Scaduta quella disciplina temporanea e transitoria (oggi in contrasto con il PNRR) se non fossimo intervenuti si sarebbe arrivati a una disciplina più penalizzante per ben 90 posizioni di dirigente scolastico e direttore amministrativo. È importante quindi uscire da un equivoco su cui troppi stanno giocando: la norma da noi proposta non prevede chiusure di plessi scolastici, ma l’efficientamento della presenza della dirigenza sul territorio, eliminando l’abuso della misura della “reggenza”, vero deficit organizzativo che abbiamo ereditato”.

I sindacati, però, continuano nell’attacco: “L’ennesimo dimensionamento della rete scolastica nazionale è uno degli elementi più gravi di questa manovra complessivamente deludente per i nostri settori. L’accorpamento degli istituti si configura nei fatti come un vero e proprio taglio che ancora una volta andrà a colpire le regioni e i territori più deboli”. Così all’Adnkronos il segretario generale della Flc Cgil, Francesco Sinopoli, intervenendo sulla questione del dimensionamento scolastico.

“Già nei prossimi due anni – evidenzia Sinopoli – potremmo assistere alla scomparsa di oltre 700 istituti, un “risultato” al quale si arriva innalzando gli attuali parametri minimi per la costituzione delle autonomie scolastiche che passano da 600 a 900-1.000 alunni. In questo modo verranno ridotti i posti di organico di oltre 1.400 dirigenti scolastici e Dsga. E la riduzione – denuncia – è destinata inesorabilmente ad aumentare nel tempo, fino all’anno scolastico 2031/2032 quando le autonomie scolastiche passeranno dalle attuali 8.136 a 6.885. Di fronte a questa situazione – annuncia Sinopoli – non possiamo che preannunciare una forte mobilitazione della categoria”.

“Non ci sono gradazioni di tagli. Fare confronti adducendo meriti per una riduzione inferiore a quella realizzata in precedenza non è metodo che si può applicare alla scuola”. Così all’Adnkronos il segretario generale della Uil Scuola Rua, Giuseppe D’Aprile, intervenendo sulla questione del dimensionamento scolastico. “Indipendentemente dal governo pro tempore in carica qualsiasi esecutivo che decide di tagliare sul sistema di istruzione, agendo sulla base di logiche da ragioniere, non è un governo lungimirante”, osserva D’Aprile.

“La scuola – ribadisce – va tenuta fuori dai vincoli di bilancio. È questo il principio per sostenere un sistema di istruzione nazionale, moderno e di qualità. Inutile trincerarsi dietro all’analisi demografica – aggiunge – perché l’insieme degli studenti della scuola dell’obbligo non è solo un numero, corrisponde a giovani in realtà e condizioni molto diverse, a cui si può dare una risposta a partire proprio dalla dimensione delle classi: 18/20 alunni dovrebbero tornare ad essere uno standard per il nostro Paese”.

Secondo il numero uno della Uil Scuola, “se fossero lungimiranti e se considerassero la scuola determinate per il futuro del paese il tema della denatalità dovrebbe rappresentare una opportunità e non una penalizzazione. Trasformare, quindi, un problema in opportunità”.

La questione del dimensionamento scolastico “preoccupa” anche il coordinatore nazionale della Gilda Rino Di Meglio “non tanto – spiega all’Adnkronos – perché diminuiscono i posti ma per la dimensione disumana che stanno assumendo le scuole italiane. Si compromettono i rapporti tra dirigente e insegnanti perché il numero li rende problematici e si rende impossibile il buon funzionamento del Collegio dei docenti. Come si fa – chiede – in un collegio di 250 persone a ragionare sui problemi della didattica e degli alunni? La Scuola – conclude – non è una fabbrica”.

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