Sugli stipendi Valditara la pensa come il sindacato: vivere con 1.300 euro al mese è impossibile. Anief: il Governo trovi le risorse per docenti e Ata, la crescita dei prezzi aumenterà ancora

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L’inflazione sta letteralmente “mangiando” gli stipendi dei lavoratori, cominciare da quelli dei docenti e del personale della scuola.

Stavolta a sostenerlo non è il sindacato, ma il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara: nel corso del Question time alla Camera sulle intenzioni del governo riguardo agli stipendi del personale della scuola, Valditara ha detto che “gli indici Istat rilevano che anche a Roma ad esempio il costo della vita è molto caro: pensate che nell’area romana a fronte di uno stipendio di 1.300 euro al mese, che è lo stipendio purtroppo di un insegnante elementare, tra costo della spesa e affitto, pagati questi, rimangono appena 153 euro. Bene, la sinistra riformista un tempo si era posta la questione di coniugare il merito e il bisogno, la questione del merito e del bisogno è stata abbandonata”, ha concluso il ministro.

Anief si ritrova nelle dichiarazioni rilasciate oggi dal ministro dell’Istruzione, perché la crescita dell’inflazione dell’ultimo biennio e la pressione fiscale ancora eccessiva hanno reso ancora più poveri i dipendenti pubblici: a pagare pegno sono soprattutto gli insegnanti e il personale della scuola, a cui vengono dati stipendi già molto inferiori alla media europea e messi ulteriormente in crisi crescita dei prezzi pari all’8,9%, ai massimi dal 1985, e da una pressione fiscale in aumento dell’1,9% al 42,7%.

“Se l’obiettivo è tutelare le retribuzioni dei dipendenti pubblici, dopo il Ccnl sottoscritto in ritardo per la stagione precedente, allora il Governo deve trovare risorse fresche – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -: solo così si potrà finanziare il rinnovo del contratto per il triennio 2022/2024. È vero, si tratti di miliardi, ma lo Stato non può fare diversamente: come si trovano per le spese militari e per altri comparti, vanno intercettati anche per l’Istruzione dei nostri giovani.

Nel frattempo va applicata la legge, la quale prevede che nell’attesa del rinnovo di contratto va introdotta l’indennità di vacanza contrattuale. Solo per questa, servono tra i 5 e i 7 miliardi rispetto all’unico miliardo stanziato con la Legge di Bilancio 2023 pure una tantum. La decina di aumenti in media nel comparto Scuola, Istruzione e Ricerca, non può bastare: cosa diciamo, altrimenti, a quel docente di scuola elementare, citato oggi dal ministro Valditara, che per vivere, tolti i soldi per la spesa e per l’affitto, rimane con 150 euro?”.

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